<Oggi è il mio compleanno. Sono una vecchia signora di 80 anni. Nella mia lunga vita ho visto di tutto: dalla “prima volta” del voto alle donne alla ricostruzione dopo la guerra, dal boom economico alla crisi energetica, dal terrorismo agli edonistici Anni ’80, dagli Anni ’90 al silenzio del COVID. Questi anni mi hanno vista crescere: anch’io, da bambina sono diventata adulta e non ho mai smesso di lottare per cercare di cambiare le cose. Ho incontrato ostacoli, momenti bui, ma anche momenti di gioia che mi hanno aiutata a non perdere la speranza. Da poco ho compiuto 80 anni. Ne sono fiera, come sono fiera di avere un Paese che, nonostante tutto, mi ama ancora e crede ancora in me, a cominciare dal Presidente. Sono la Repubblica Italiana!>>
Questo cappello introduttivo è doveroso per parlare di un’interessante mostra dal titolo “Verso il 1946. Impegno femminile nel Risorgimento”, che si tiene a Milano, al Museo del Risorgimento fino all’ 8 novembre 2026. Questa mostra è un omaggio alle donne italiane che hanno combattuto durante il Risorgimento e si sono affiancate ai soldati italiani per liberare la propria Patria. Queste donne hanno aperto la strada all’ emancipazione femminile fino ad arrivare al voto nel 1946. È stata una strada lunga e a tratti, dolorosa. Durante i moti i liberali del 1821 donne del popolo, insieme alle donne della borghesia e della nobiltà, furono in prima linea a Milano e a Roma per sostenere i patrioti. Ci furono donne corrispondenti di guerra come Margaret Fuller, che nel 1849 a Roma sovrintese all’Ospedale Fatebenefratelli su richiesta della principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso. Ci furono donne che presero parte allo sbarco dei Mille in Sicilia insieme a Garibaldi e a sua moglie Anita. Alcune di queste donne ricevettero a Milano, nel 1885, dal sindaco Negri, le medaglie come riconoscimento alla loro partecipazione ai moti risorgimentali. Alcune donne, forti del loro contributo al Risorgimento, cominciarono a chiedere che il voto diventasse a suffragio universale, ma incontrarono numerosi ostacoli, a partire dallo Statuto Albertino, che prevedeva l’autorizzazione del marito per qualsiasi atto fuori dell’ordinaria amministrazione. Fino ai primi anni del ‘900 ci furono petizioni di donne, comprese Ersilia Bronzini Majno e Anna Kuliscioff, ma tutte respinte. Bisognerà attendere la fine della Seconda Guerra Mondiale e il Referendum del 2 giugno 1946 perché le donne raggiungano questo importante obiettivo.

Anna Violante 

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