La Chambre des Salarié, tramite il suo periodico Econews di settembre, torna alla carica sul tema della tassa di successione ai grossi patrimoni. Un caso tanto straordinario quanto inatteso ha offerto allo Stato un margine di manovra di bilancio eccezionale nel primo semestre del 2026

I più di 400 milioni di euro di diritti di successione, derivanti da un’unica eredità di oltre 800 milioni di euro, illustrano in modo particolarmente concreto l’ampiezza dei patrimoni enormi in Lussemburgo, ma anche il potenziale di una tassazione mirata delle successioni di diversi milioni di euro, anche quando si tratta di linee dirette. Un esempio molto concreto per aprire il dibattito su una possibile introduzione di una nuova tassa. Oltre 400 milioni di euro: è quanto lo Stato ha incassato dalla successione di una sola persona deceduta senza eredi diretti. Sapendo che questo tipo di successione è tassato almeno al 15%, e che poi l’imposta aumenta con la ricchezza, la CDS stima che il patrimonio lasciato ‘’superava gli 800 milioni di euro’’. Da solo, sottolinea la Chambre des Salarié, questo contributo – che rappresenta circa il 3% delle entrate dello Stato nel primo semestre – sarebbe stato sufficiente per coprire il costo dell’intero Resilienzpak (aumento della scala di tassazione a partire dal 2027, reintroduzione di un credito d’imposta congiunturale per il 2026 e incremento del credito d’imposta sul salario minimo sociale da 81 a 200 euro al mese).
La Chambre des Salarié aggiunge che questi 400 milioni avrebbero anche permesso di finanziare il REVIS per quasi due anni o quasi un anno aggiuntivo di indennità di disoccupazione.
Assenza di diritti di successione
Di questa ricchezza colossale, lo Stato non ne avrebbe ricavato nulla se la persona deceduta avesse avuto eredi diretti, poiché i diritti di successione in questo caso specifico sono oggi dello 0% in Lussemburgo, per tutti. Dal 2020, meno di una successione su cinque è soggetta a imposte e porta allo Stato alcune decine di milioni di euro all’anno (57,8 milioni al 30 giugno 2026). Per la Chambre des Salarié “questo caso eccezionale mette in evidenza il potenziale di un’imposta sulle eredità molto consistenti in linea diretta’’. E insiste: “un’imposta mirata solo alle (molto) grandi eredità in linea diretta potrebbe produrre rendimenti tutt’altro che marginali’’ che permetterebbero di coprire delle ‘’sfide di bilancio attuali o future’’ come l’invecchiamento della popolazione. Tra la volontà di giustizia fiscale, la lotta contro la concentrazione di ricchezze e la ricerca di risorse di bilancio per finanziare i diversi enormi bisogni di cui tutti parlano, la questione di tassare le grandi successioni in linea diretta è pertinente. L’episodio dei 400 milioni di euro illustra, in modo eccezionalmente concreto, l’entità delle masse finanziarie che possono essere in gioco in una sola trasmissione – e quindi ciò che sfugge strutturalmente alle casse quando questa stessa trasmissione avviene, come è la regola, in linea diretta – e quindi senza imposta (per la maggior parte). Istituendo un’imposta in linea diretta sulle grandi successioni, pur esentando le successioni modeste e medie, ricavi fiscali comparabili potrebbero diventare la norma piuttosto che l’eccezione.
Come illustra questo caso mediatico, una tassa mirata sulle sole (molto) grandi successioni in linea diretta potrebbe produrre rendimenti tutt’altro che marginali, contrariamente a un’idea comune spesso avanzata per scartare questa pista. Le sfide di budget attuali o future, che siano legate agli investimenti necessari sia materiali che immateriali o ai bisogni di finanziamento legati all’invecchiamento della popolazione, potrebbero essere, in tutto o in parte, coperte da questa fonte. Poiché la ricchezza è molto concentrata nelle mani di pochi nuclei familiari e poiché la successione derivante lo è di conseguenza, l’esenzione fiscale delle grandi successioni è di fatto un privilegio enorme per una minima parte della popolazione il cui mancato guadagno impatta l’intera società. La vera questione non è se le grandi successioni possano fruttare, ma perché continuiamo a privarcene. Il punto cieco fiscale della linea diretta non è una fatalità, è una scelta politica che si può rivedere.
A cura di Marcello Magliulo