Nel quadro dell’iniziativa di raccolta fondi a favore di Cuba, organizzata dalla sezione ANPI di Lussemburgo, il centro culturale Altrimenti e il patronato INCA-CGIL, domenica 15 novembre (alle 18), Altrimenti ospiterà la presentazione (in francese e italiano) del libro L’incantesimo del fuoco. Storie d’amore e di ribellione ai quattro angoli del mondo (Red Star Press, 2026), con l’autore Roberto Vallepiano. Il testo è un viaggio tra realismo magico ed epopea rivoluzionaria: dai quartieri di Cuba al Vietnam, da un villaggio di pescatori venezuelani alla Libia, alla Palestina e al Burkina Faso, fino alla parabola di Ramón Mercader. Non un racconto celebrativo, ma una scelta di campo dichiarata: guardare indietro per scorgere l’orizzonte davanti a noi e capire come la parola “rivoluzione” continui a scorrere sotto la superficie delle nostre società. La nostra intervista all’autore

“L’incantesimo del fuoco. Storie d’amore e ribellione ai quattro angoli del mondo” (Redstarpress, 2026) mette in relazione luoghi e storie molto lontani, da Cuba al Vietnam, dal Venezuela al Burkina Faso, fino alla Palestina. Che cosa hanno in comune queste esperienze e come hai scelto le storie da raccontare?
Esistono due grandi temi all’interno della narrazione del libro, che amalgamano ed animano le pagine declinandole alle diverse epoche storiche e latitudini: l’antifascismo e l’internazionalismo. La traiettoria della lotta di liberazione e l’aspirazione alla giustizia e alla libertà dei popoli unisce la lotta armata partigiana contro il nazifascismo nella Spagna del ’36 e nell’Italia del ’45 alla resistenza panafricana contro gli imperi coloniali, alla guerriglia dei Barbudos a Cuba e a quella dei Vietcong, per poi scoprire come la parola Rivoluzione continui ancora oggi a ribollire in maniera carsica nelle vene aperte della nostra società. Il fatto di aver pubblicato questo libro con una Casa Editrice indipendente e combattiva come la Red Star Press, rappresenta un valore aggiunto.
Nel titolo e nella presentazione si parla di “amore e ribellione” e di un “atto politico”. Perché hai scelto di raccontare queste vicende con il tono del realismo magico e non con quello del saggio storico?

Il saggio storico, per quanto rigoroso e appassionante, finisce per appiattire un po’ i fatti rischiando di recintarli dietro al peso morto della storia. Abbiamo bisogno di spalancare le finestre, di uscire dalle catacombe in cui spesso ci auto confiniamo, per innescare una memoria militante, creativa e scalpitante che renda più coinvolgenti ed emozionanti le nostre idee di cambiamento. Quando all’interno dei capitoli del libro ho iniziato a raccontare personaggi sbalorditivi come Italo Calvino e Frida Khalo, Ramon Mercader e Diego Rivera ho immediatamente compreso che la fredda cronaca non sarebbe bastata a dare spessore e profondità alle loro vicende umane, occorreva fare ricorso al potere creativo dell’arte, della poesia e della fantasia; nella migliore tradizione del realismo magico latinoamericano. Non a caso la prefazione del libro è stata scritta da un artista eccezionale di nome Jorit, che ringrazio.
Cuba ricorre in diversi tuoi libri, come “Cuba. Geografia del desiderio” e “Sole e Rivoluzione”, così come in quest’opera. Cosa ti attrae tanto di questo Paese e come è cambiato il tuo sguardo nel corso dei tuoi viaggi?
L’Isola Ribelle è stata per molti anni un epicentro di trasformazione a livello politico, sociale, culturale. Ma anche un inedito laboratorio di socialismo, differente da tutte le altre esperienze conosciute finora, Cuba ha messo al centro del proprio modello l’essere umano formando legioni di letterati, musici, artisti, poeti e sportivi. Invece di esportare guerre e armi, ha esportato in tutto il mondo decine di migliaia di medici e insegnanti per curare e istruire gratuitamente milioni di persone. Una piccola isola dall’enorme trascendenza, anche in questo sta la sua unicità.
Come vedi Cuba oggi, tra le difficoltà economiche e l’embargo, e cosa può ancora insegnare la sua storia a chi non l’ha vissuta?
Quella di Cuba è una storia di resistenza che non ha precedenti neppure nello spazio letterario o cinematografico, dico sempre che la parola Resistenza Cuba l’ha perfino inventata. Oggi l’isola si ritrova schiacciata e soffocata dalla forza soverchiante della più grande e spietata potenza militare della storia in una sorta di assedio di stampo medioevale. Sembra di essere tornati alle remote epoche storiche di quando gli eserciti circondavano le città nemiche mettendole davanti alla tragica scelta tra morire di fame o arrendersi all’occupazione straniera. Cuba ancora una volta, nella sua resistenza indomita e solitaria, sta dando una lezione di dignità, di onore e di coraggio al mondo intero.
Avremmo disperatamente bisogno di un Gabriel Garcia Marquez o della penna acuminata di un Pasolini per narrare questi tempi devastati e vili in cui abbiamo la disgrazia di vivere. Fabrizio De André diceva che l’intellettuale è un anticorpo della società contro il potere, quando artisti e intellettuali si omologano è finita! Attraverso i miei libri cerco di fare tesoro di questo insegnamento e di portare avanti pagine di cultura popolare antifascista non omologata.
Chi è Roberto Vallepiano

Originario della Riviera Ligure di Ponente, terra di mare e di roccia dove il sole regna anche d’inverno. Agitatore culturale, viaggiatore e attivista sociale, da sempre attivo in campo letterario, politico e divulgativo, con una particolare predilezione per il continente latinoamericano, ha collaborato con «Granma» e «Altrenotizie». Tra i suoi libri, oltre a L’incantesimo del fuoco, pubblicato dalla Red Star Press, Svendola. Anche i Nichi piangono (2014), Cuba. Geografia del desiderio (2015), Ufficio Sinistri. Il buco nero in cui è scomparsa la sinistra (2017), I figli del vulcano (2019), Sole e Rivoluzione. L’incantesimo cubano (2022) e Nicaragua, fuoco e poesia (2024).
Intervista raccolta da Paola Cairo