La Chambre des Salariés (Camera dei Lavoratori) propone interessanti workshop tematici durante la pausa pranzo, aperti a tutti. Si tratta di brevi sessioni informative/formative per il grande pubblico della durata di circa un’ora e mezza su vari temi socio-economici e giuridici, organizzate in presenza e trasmesse in diretta streaming. Abbiamo seguito per voi quello dello scorso 9 giugno sulla salute mentale al lavoro
Salute mentale sul lavoro: di cosa si parla… e come agire?

Emile Senez, psicologa alla Ligue Santé Mentale: www.llhm.lu, ha percorso davanti un pubblico attento in presenza e in connessione da remoto tutte le tappe dai primi segnali alla depressione, fino al born-out
Parte 1: Che cos’è la salute mentale?
Parte 2: Come si manifesta il disagio?
Parte 3: Riconoscere i segnali
Parte 4: Agire: quali strumenti?
Un momento di scambio per comprendere meglio i meccanismi della salute mentale sul lavoro ed esplorare possibili linee d’azione.
Stress, stanchezza, perdita di motivazione… quando si parla di salute mentale sul lavoro?
Questo workshop ha offerto una panoramica accessibile per comprendere meglio i meccanismi in gioco, individuare i segnali di allarme – per sé stessi e per gli altri – e identificare leve d’azione concrete.
Rischi psicosociali nel mondo del lavoro odierno.
L’ambiente di lavoro è in qualche modo cambiato negli ultimi decenni. Alla fatica fisica si aggiungono oggi sempre più altre forme di disagio legato al lavoro, causate dalla sua crescente complessità e precarietà, che spesso spingono verso un maggiore individualismo e una visione a breve termine. Il massiccio incremento del settore terziario è andato di pari passo con un forte aumento dei casi di malessere sul lavoro, sempre più legati a problemi di origine psicosociale. Inoltre, la situazione sul lavoro è tale che i disturbi muscolo-scheletrici (DMS) rappresentano la principale malattia professionale e la prima causa di assenze dal lavoro, seguiti di poco dallo stress e dalla depressione (secondo l’indagine sulle condizioni di lavoro EWCS della Fondazione europea di Dublino).
I fattori di rischio psicosociale
I fattori di stress che possono generare rischi psicosociali possono essere numerosi e vari. È possibile raggrupparli schematicamente in quattro grandi categorie: i fattori legati ai rapporti di lavoro, alle difficoltà con i superiori gerarchici, i subordinati, i colleghi.
I fattori legati alle esigenze del lavoro, alla natura dei compiti (monotonia, sovraccarico o sottocarico di lavoro, elevate esigenze legate al ritmo, alla precisione del lavoro e alla vigilanza, compiti faticosi, pericolosi, continue interruzioni, ambiente fisico sfavorevole: rumore, calore, mancanza di spazio…) o all’organizzazione del lavoro (orari di lavoro che non consentono il recupero fisiologico, esigenze contraddittorie, assenza di obiettivi chiari, responsabilità legate all’esecuzione del compito).
I fattori legati alle aspettative dei dipendenti rispetto al proprio lavoro e alla politica delle risorse umane (disallineamento tra il lavoro richiesto e i valori della persona, mancanza di senso, mancanza di riconoscimento del lavoro svolto, scarse prospettive professionali, sovra-qualificazione o sotto-qualificazione, retribuzione insoddisfacente, orari di lavoro poco prevedibili e/o che interferiscono con la vita personale).

Ecco i 5 tipi di rischi più frequentemente legati all’esposizione a un carico psicosociale lavorativo significativo:
lo stress legato al lavoro,
le violenze sul lavoro,
le molestie morali e sessuali,
le dipendenze sul lavoro e il burnout (esaurimento professionale).
Il sovraccarico di lavoro, la mancanza di tempo, l’assenza di autonomia, i conflitti tra colleghi o con il superiore gerarchico sono alcuni esempi delle difficoltà che si possono incontrare nel corso della propria attività professionale. La definizione dell’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro di Bilbao è ampiamente utilizzata: “uno stato di stress si verifica quando c’è uno squilibrio tra la percezione che una persona ha delle pressioni imposte dal proprio ambiente e la percezione che ha delle proprie risorse per affrontarle”. Sebbene il processo di valutazione delle pressioni e delle risorse sia di natura psicologica, gli effetti dello stress non sono, a loro volta, esclusivamente di natura psicologica. Essi incidono anche sulla salute fisica, sul benessere e sulla migliore qualità della produzione.
L’organizzazione del lavoro: leva principale della prevenzione
Le situazioni di stress, molestie, violenza, burnout e comportamenti di dipendenza sul lavoro non sono indipendenti l’una dall’altra. Gli stessi fattori organizzativi o psicosociali possono essere all’origine di tutte e cinque le situazioni. Inoltre, una situazione può essere all’origine di una o più altre situazioni (ad esempio, una situazione lavorativa ad alto rischio di stress favorisce i casi di molestie e una situazione di molestie subite o osservate provocherà uno stato di stress nella vittima e nelle persone che la circondano).
D’altra parte è assodato che molte tensioni all’origine di disturbi psicosociali non sono causate da problemi esclusivamente individuali. In generale, se la percezione delle realtà aziendali da parte di un dipendente è un processo soggettivo, la condivisione di tale percezione da parte di più o di tutti i dipendenti ne fa una constatazione oggettiva o addirittura una realtà aziendale. L’argomento della soggettività per rifiutare le constatazioni di tensioni psicosociali non regge quindi, poiché mirerebbe semplicemente a a ignorare la realtà psicosociale di un’azienda. Gli interventi di prevenzione dei problemi psicosociali sul lavoro rispondono generalmente a problemi di ordine organizzativo. E se l’organizzazione non è necessariamente la causa dei problemi psicosociali sul lavoro, fa sempre parte delle soluzioni.
Tre livelli di prevenzione da combinare:
Gli studi sulle strategie aziendali dimostrano che, per essere efficaci, è opportuno dare priorità alle azioni
a) di prevenzione primaria (azioni mirate alle cause all’interno dell’organizzazione) rispetto alle azioni
b) di prevenzione secondaria (azioni rivolte ai dipendenti per gestire le situazioni problematiche)
c) di prevenzione terziaria (azioni volte ad accompagnare i dipendenti in difficoltà). Tuttavia, in molti casi, la combinazione di questi tre tipi di azioni è utile.
Il servizio Stressberodung offre:
• consulenze individuali riservate (fino a cinque sedute per dipendente)
• un sostegno psicosociale rivolto ai rappresentanti del personale nell’ottica dell’orientamento e della prevenzione.
Il servizio Stressberodung è gratuito e in varie lingue: inglese, tedesco, francese, portoghese, lussemburghese, spagnolo.
Le consulenze si svolgono su appuntamento.
Le persone interessate possono contattare il servizio Stressberodung:
• via e-mail: stressberodung@csl.lu oppure
• per telefono: (+352) 27 494 – 222
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Marcello Magliulo