Qual è la distanza tra il rumore del mondo esterno e la voce della nostra anima? Simone Cislaghi, filosofo e docente, affronta questa domanda nel suo ultimo lavoro “Partire. Il viaggio come metafora dell’esistenza” (Ugo Mursia editore, 2026). In questa conversazione, l’autore esplora i legami tra filosofia e psicologia, suggerendo che il viaggio più difficile — e più urgente — sia quello verso l’accettazione del proprio limite e l’ascolto autentico dell’altro, unico rimedio contro l’odio e la vacuità del vivere moderno

Lei suggerisce che i “mostri” di Ulisse abitano la nostra interiorità. Quanto le sue riflessioni dialogano con la psicologia contemporanea?

Insegnando filosofia e storia ho imparato che il mio mestiere si basa sull’ascolto: solo conoscendo gli allievi posso insegnare. Tutto il mio libro vuole spingere all’ascolto di sé e dell’altro, un lusso che oggi ci concediamo raramente. La nostra società soffre di troppa “chiacchiera” e poco dialogo. Psicologia significa “discorso sull’anima”: tornare all’essenziale significa ascoltare il cuore.

L’odio sociale odierno nasce da un viaggio interiore mai compiuto?

Sì, un viaggio incompiuto o non riconciliato non permette di raggiungere la pace interiore cara agli stoici. Spesso l’odio è la proiezione esterna di una parte di noi che rifiutiamo. Chi odia gratuitamente dovrebbe chiedersi cosa lo disturbi davvero della propria vita. Trattiamo gli altri come trattiamo noi stessi; una persona matura che ha lavorato su di sé non odia.

In “Itaca” di Kavafis la meta si svuota e si riempie il cammino. È un invito a rallentare? La performance spesso serve solo a svuotarsi fino all’esaurimento. Spesso ci buttiamo nella prestazione proprio per non ascoltarci, creando rumore per fuggire da noi stessi. Rallentare significa ritrovare un ritmo salubre per riprendere l’ascolto interiore ed esteriore.

L’Ulisse di Tennyson incarna la tensione verso l’ignoto. È ancora possibile coltivarla senza cadere nella superbia?

È doveroso farlo, se l’ignoto assume la forma del “mistero”. Il mistero non è mancanza di conoscenza, ma apertura verso una pienezza che sentiamo ma che supera la nostra presa. Siamo costantemente richiamati dalla trascendenza.

Se questo libro fosse un viaggio, in quale tappa si trova lei oggi?

Ho scritto questo libro perché serviva a me: dopo la pandemia sentivo che stavo rallentando troppo, quasi “inceppandomi”. Spesso l’autore è il primo destinatario della propria opera. Non saprei definire la tappa esatta, forse un nuovo vigore nell’attraversamento, ma in realtà partenza, viaggio e ritorno sono costantemente presenti in modo simultaneo.

Elisa Cutullè

Potrebbe interessarti anche questo

@Voices: la Chambre des Salariés (podcast)

(Puntata 959) Da quasi 2 anni PassaParola Magazine vanta una importante collaborazione con la Chambre des Salariés. Ogni mese www.passaparola.info potete trovare articoli sulle attività della Camera con notizie e aggiornamenti molto utili per lavoratori/lavoratrici del Granducato. Ne parliamo anche…

A Saarbrücken torna il festival “Blue Music for a Blue Planet”

Riflettori puntati sulla sedicesima edizione della rassegna transfrontaliera. Tra sonorità latin, sfumature blues e la centralità della chitarra, spicca la sinergia artistica tra l’Italia, il Lussemburgo e la Saarland, oggi unita anche da un profondo legame generazionale. Il cuore pulsante…

L’integrazione culturale attraverso il premio Nobel Grazia Deledda

Il Centro di Studi Italiani dell’Università del Saarland ha ospitato, qualche giorno fa, il seminario dedicato a “Canne al vento”. Attraverso l’analisi del testo didattico curato da Cinzia Marongiu, Tania Sanna e Laura Medda, emerge come la grande letteratura rappresenti…