In un’epoca dominata dal “pensiero computazionale” e dalla fredda logica delle Big Tech, l’essere umano rischia di smarrire la propria identità, scivolando da soggetto libero a oggetto statistico. È in questo scenario di “eclissi della ragione” che si inserisce “Indagine sul Sacro” (Oltre Edizioni), l’ultimo lavoro di Oliviero Arzuffi, in uscita il 12 maggio. In questa conversazione rilasciata a PassaParola, l’autore mette a nudo le insidie del transumanesimo e la violenza del linguaggio moderno, rivendicando il valore del dubbio e della ricerca continua

Ex docente di storia e filosofia con una profonda sensibilità archeologica, Arzuffi non propone un trattato teologico per iniziati, ma un manuale di sopravvivenza intellettuale. Attraverso il rigore della ricerca storica, l’autore ci invita a riscoprire il concetto di “persona” – entità sacra e inviolabile – contrapponendolo a quello di “utente” o “consumatore”, termini che svuotano l’umanità della sua essenza trascendente.
Lei mette in guardia contro i “nuovi sciamani” delle Big Tech e il transumanesimo. In che modo il recupero del senso del sacro può proteggerci dal governo dell’algoritmo che non ha “né scrupoli né etica”?
Superando la considerazione di “individuo” quando parliamo dell’essere umano, e recuperando il concetto di persona, che, per la sua inviolabilità e sacralità, si radica necessariamente in un Trascendente, per proteggerla da ogni forma strumentale, dal cattivo pensare e dal male agire. L’algoritmo, o il “pensiero computazionale”, non “pensa” in termini etici, ma di calcolo, probabilità e prevedibilità, così che l’uomo non è più considerato un soggetto libero e pensante, ma un oggetto da ridurre a numero per fini statistici o strumentali. Questo cambiamento antropologico in atto lo rivela lo stesso linguaggio che usiamo per definirci o nominare ciò che facciamo. È così che gli omicidi mirati diventano “target” o “obiettivo”, le stragi, “danni collaterali”, la persona un “consumatore”, il cittadino “utente” da spremere, la popolazione “massa”, e via dicendo. Perciò ogni recupero della sacralità della persona è un atto di resistenza a questo tentativo di disumanizzazione totale che spersonalizza ogni cosa e rende insopportabile anche la nostra stessa convivenza.
Il concetto di “persona” è nato all’interno del sacro. Se perdiamo il legame con la trascendenza, quali basi etiche rimangono per garantire l’inviolabilità del singolo individuo contro il profitto globale?
Nessuna. Rimane solo la volontà di potenza del più forte e la logica della guerra permanente, fondata sulla dicotomia amico-nemico.
L’indagine parte dal bisogno umano di risposte su “chi siamo e dove andiamo”. Cosa direbbe a un giovane che considera la religione solo un retaggio del passato senza utilità pratica per il futuro?

Direi innanzitutto di studiare di più la storia o, quanto meno, di informarsi meglio su ciò che nega o contesta, anche se la contestazione fa parte della giovinezza, e guai se non ci fosse. Poi di ricordarsi sempre che l’ignoranza è la madre di tutte le sciagure collettive e dei disastri personali, che si pagano sempre a caro prezzo e che non sempre si possono riparare. Infine gli porrei una sola domanda: sei felice?
Perché ha scelto di dedicare il libro a “coloro che sono in ricerca” e non a chi ha già delle certezze dogmatiche? È la ricerca, più che la fede, il vero motore della civiltà?
Perché io stesso, pur credendo alla verità del Vangelo, sono sempre in ricerca. Il Sacro non si esaurisce mai e ti sta davanti come un Mistero incognito, che riserva sempre delle sorprese ed è infinito, e perciò stimola la nostra riflessione e apre sempre nuovi orizzonti di conoscenza, di scoperta e di libertà interiore. La Verità non è mai data una volta per tutte: è infatti dinamica, non statica. In questo senso è vero che la ricerca è il motore della civiltà. Ma la ricerca presuppone il pensare. E senza pensiero nessuna civiltà: solo stasi, che produce barbarie per auto conservarsi!
Nel testo cita Dostoevskij e il “vitello d’oro” del pensiero computazionale. Quanto c’è di filosofico e quanto di personale nella sua critica alla modernità tecnologica?
Tutti e due. Le due cose sono strettamente correlate: il pensiero infatti determina l’agire, ma l’agire influenza inevitabilmente il nostro pensiero: questa è la dinamica stessa della vita umana. Perciò va gioiosamente e pienamente vissuta nella responsabilità e nella ricerca della Verità.
Elisa Cutullè