Gaho, all’anagrafe Kang Dae-ho, non è solo la voce celestiale dietro i successi planetari delle serie TV coreane, ma un artista poliedrico che ha saputo evolversi da compositore “dietro le quinte” a icona del pop-rock.  Insieme alla sua band, i Kave – un collettivo di talentuosi produttori e musicisti che fondono elettronica, rock e R&B – sta attraversando l’Europa con un’energia travolgente. Lo abbiamo incontrato a Parigi, prima del concerto

Nella foto: il tastierista Hyun (Elisa Cutullè)

Nei Kave, tu sei uno dei tanti produttori. La natura democratica di una band limita la tua visione individuale o fornisce una rete di sicurezza per sperimentazioni più radicali?

È democratica, ma anche no. Poiché sono il frontman e ho una visione chiara della musica che voglio fare, è per questo che guido il team Kave. I miei colleghi tendono ad appoggiare molto le mie opinioni e ad aspettarmi; sento di essere io a trainare l’intero progetto. D’altra parte, i ragazzi offrono molti più spunti e idee durante le performance dal vivo. C’è quindi una divisione naturale del lavoro e, riflettendoci ora che ne parlo, risulta effettivamente molto democratica.

Come gestisci il “paradosso del produttore” nei Kave , dove tutti sanno come completare un brano, ma ognuno ha una diversa definizione di “finito”?

Riguardo a questo, prima di esibirmi qui in Europa, ho passato molto tempo a lavorare con l’attrezzatura in camerino e ho scritto una canzone che sento sarà la prossima uscita dei Kave. Poiché spingo in avanti il potenziale complessivo, la mia posizione è quella di ottenere aiuto dai miei amici e cercare di usare i loro contributi come materiale creativo… quindi è un processo molto fluido.

Foto e testo Elisa Cutullè

(Cover: Gaho, con il chitarrista Jisang e il tastierita Hyun)

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