Nato oltre un quarto di secolo fa come un’audace iniziativa studentesca, il festival Nippon Connection festeggia quest’anno la sua ventiseiesima edizione, confermandosi come la più grande e importante piattaforma cinematografica dedicata alla cultura nipponica al di fuori dei confini del Giappone. Con una storia contrassegnata da una crescita costante del pubblico, il festival è diventato nel tempo un pilastro fondamentale per l’integrazione culturale e il dialogo internazionale nel cuore della regione Reno-Meno. Anche quest’anno, i centri nevralgici dell’evento – il Künstler*innenhaus Mousonturm e il Produktionshaus NAXOS, a Francoforte in Germania – tra il 2 e il 7 giugno, hanno accolto registi, attori e appassionati da tutto il mondo, offrendo un programma monumentale di oltre 140 pellicole e più di 80 eventi collaterali, tra cui concerti, mercati tradizionali e workshop

Ogni anno Nippon Connection propone un focus che riflette le tensioni e le evoluzioni della società contemporanea. Il focus tematico centrale di questa edizione, intitolato “Shades of Reality – Between Truth and Fiction” (Sfumature di realtà – Tra verità e finzione), esplora proprio il modo in cui il cinema costruisce, interpreta o mette in discussione la percezione del reale attraverso documentari ibridi e narrazioni fortemente soggettive. Un argomento quanto mai attuale in un’epoca dominata dal dibattito sulle manipolazioni digitali e sull’intelligenza artificiale. Accanto a questa riflessione, il festival ha celebrato il futuro del cinema assegnando per la prima volta il Nippon Animation Shorts Award e omaggiando la memoria del leggendario attore Tatsuya Nakadai con una preziosa retrospettiva in pellicola analogica.

È in questo ricco panorama che si inserisce la selezione dei nostri cinque screening: un percorso ragionato che spazia dall’animazione d’autore al dramma sociale, fino alla commedia d’avanguardia, tre dei quali impreziositi da incontri diretti con gli autori.

Il tabù della marijuana e la satira sociale in “All Greens”

Diretto da Takashi Koyama (NELLA FOTO), All Greens (Banji kaicho) inserisce una ventata di ribellione nel genere del coming-of-age. Il film segue tre studentesse di provincia che, per sfuggire al sessismo, alla violenza domestica e alla mancanza di prospettive future, decidono di coltivare illegalmente canapa all’interno di una serra della scuola per finanziare la propria fuga.

Nel corso dell’incontro con il pubblico, il regista ha svelato dettagli preziosi: “In Giappone le leggi sulle droghe e sulla marijuana sono incredibilmente severe ed è tutto rigorosamente illegale. Sono rimasto molto sorpreso quando sono arrivato qui in Germania”. Il regista ha inoltre raccontato che le piante sul set erano totalmente finte, ma realizzate con il supporto del Cannabis Museum giapponese. Sorprendentemente, quando ha presentato la sceneggiatura agli abitanti del villaggio di Tokai (dove è stato girato il film), questi non si sono arrabbiati: “Tutt’altro, hanno iniziato a ridere e ci hanno incoraggiato a portare avanti il progetto. Sono persone dal cuore enorme”.

La tecnica del doppiaggio e la magia di “Chao”

Il lungometraggio d’animazione Chao, diretto da Yasuhiro Aoki e prodotto dal celebre Studio 4° C ha portato sul grande schermo una bizzarra fiaba moderna in cui un ragazzo si ritrova fidanzato con la principessa del popolo del mare, che ha le sembianze di un pesce gigante. Lo screening ha visto la partecipazione straordinaria dell’attrice Anna Yamada (NELLA FOTO), ospite d’onore del festival e vincitrice del Nippon Rising Star Award, che ha prestato la voce alla protagonista.

Nel dibattito dopo il film è emerso il minuzioso lavoro tecnico dietro alla recitazione vocale. Yamada ha dovuto gestire due lati opposti dello stesso personaggio: l’innocenza totale e “kawaii” della forma pesce e una sfumatura più matura per la forma antropomorfa. L’attrice ha spiegato la complessa fisicità del lavoro al microfono: “In studio lo spazio è limitato e non puoi muoverti troppo o calpestare il pavimento, altrimenti il microfono cattura il rumore dei vestiti e dei passi. Per questo motivo, provavo i movimenti del corpo fuori dallo studio per capire come cambiava la mia voce, memorizzavo quell’intonazione e poi cercavo di riprodurla restando immobile davanti al microfono”.

Il realismo crudo del dramma familiare in “Tiger”

Perfettamente allineato al focus “Shades of Reality”, Tiger di Anshul Chauhan (NELLA FOTO) è un film potente e privo di censure che scava nei conflitti di una famiglia spezzata, ruotando attorno a Taiga, un uomo sulla trentina che lavora come massaggiatore a Tokyo e si ritrova coinvolto in una dura faida ereditaria con la sorella a causa della malattia del padre.

Durante il dibattito, il regista Chauhan ha confermato che la sceneggiatura si basa sulle storie reali dei suoi amici a Shinjuku. Ha poi svelato un retroscena sbalorditivo sulla “Friendship Marriage Company” mostrata nella pellicola:  “L’azienda si chiama nella realtà Colors ed è nata nel periodo del COVID. Ha già organizzato più di 500 matrimoni d’amicizia. Per studiarla, ci siamo candidati ufficialmente insieme ai nostri attori e abbiamo registrato di nascosto gli audio dei colloqui. Tutto ciò che si sente nel film, comprese le sei tipologie di classificazione dei partner, proviene da quelle registrazioni reali”.

Chauhan ha anche chiarito il simbolismo dietro al titolo: “Il nome del protagonista è Taiga, un nome comune giapponese, ma quando lavora nella sex industry gli viene dato uno pseudonimo professionale. Poiché suona in modo quasi identico alla parola inglese Tiger, ho scelto questo titolo. Inoltre, volevo rendere omaggio a Taiga Ishikawa, il primo uomo politico dichiaratamente gay in Giappone”.

L’originalità musicale di “The Obsessed”

Diretto da Wataru Takahashi e tratto dal romanzo di Shinji Ishii, The Obsessed (Toritsukare otoko) ha conquistato la nostra selezione per la sua estetica rivoluzionaria. Il film racconta le vicende di Giuseppe, un uomo incline a farsi travolgere da ossessioni totalizzanti per ogni nuovo hobby o lingua, la cui vita cambia quando incontra Pechka, una malinconica venditrice di palloncini. La pellicola si distingue per uno stile grafico  apparentemente incompleto, un disegno volutamente abbozzato che, come annunciato dal regista nel video introduttivo, serve a dare risalto all’urgenza e alla bizzarria dei sentimenti espressi. Il vero tocco di originalità è dato dagli splendidi momenti musicali che trasformano l’opera in un poetico musical animato.

Accettare la vita in “A Moon in the Ordinary”

A chiudere la cinquina della nostra selezione è A Moon in the Ordinary (Hiraba no tsuki), uno struggente dramma firmato da Nobuhiro Doi e tratto dal libro di Kasumi Asakura. Il film affronta la fragilità delle seconde occasioni attraverso la storia del cinquantenne Kensho, che ritrova per caso la sua fidanzata dell’adolescenza, Yoko, dopo una routine medica in ospedale. Il film affronta con encomiabile realismo e senza patetismi la gestione quotidiana di una notizia drammatica: la diagnosi di un tumore al colon che colpisce la donna. Evitando accuratamente i drammi artificiali, l’opera si concentra sulla forza emotiva dei protagonisti, lasciando allo spettatore un messaggio profondo: l’importanza di non sprecare nessuna opportunità, di accogliere la vita così come viene e di trovare la bellezza anche nelle sfide più difficili della nostra ordinaria quotidianità.

Elisa Cutullè

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