Una scorretta interpretazione dei dati rischia di diventare l’oggetto di una teoria governativa tutta da discutere

Molti osservatori dell’economia lussemburghese fanno eco alle conclusioni del Consiglio nazionale della produttività (CNP) nel suo ultimo rapporto 2023-2024 secondo cui la produttività reale sarebbe stata stagnante in Lussemburgo negli ultimi decenni, con una variazione media annua del -0,2% tra il 1995 e il 2023. E concentrarsi esclusivamente sulle variazioni di questo indicatore è sbagliato sotto diversi punti di vista. Come la Chambre des salariés ha già spiegato in numerose occasioni, la cosiddetta produttività “reale” corrisponde al PIL per ogni ora lavorata o per ogni posto di lavoro. Il PIL in volume è a sua volta calcolato sulla base del suo valore nominale (cioè in euro correnti), che è facile da misurare. Per calcolare il PIL in volume, quindi, si “sgonfia” il PIL in termini di valore osservato sulla base delle transazioni effettuate tra i vari attori economici (Stato, imprese, famiglie). Tuttavia, appare evidente che questo approccio si scontra con una serie di problemi quando si tratta di misurare la quantità di servizi prodotti dall’economia, a maggior ragione in un’economia fortemente orientata ai servizi come quella lussemburghese. Lungi dall’essere un valore osservabile, il PIL (prodotto interno lordo, ndr) in volume o PIL “reale” è in realtà solo un costrutto teorico. In ogni caso, anche volendo basarsi su questo tipo di dati, va detto che la produttività “reale” del Lussemburgo, sebbene stagnante, è ancora molto elevata. Anche se stagnanti, i livelli di produttività “reale” del Lussemburgo sono sproporzionati rispetto a quelli registrati in Europa. Nel 2023 un lavoratore lussemburghese ha prodotto circa 1,8 volte in più rispetto alla media della zona Euro. Date le difficoltà metodologiche insite nella stima dei volumi prodotti nei servizi, la CSL ritiene che sia opportuno considerare anche la produttività nominale che può essere misurata in modo affidabile. Da questo punto di vista, si possono fare due osservazioni:

  • Da un lato, la produttività nominale, sia per posto di lavoro che per ora lavorata, è in costante aumento in Lussemburgo.
  • In secondo luogo, il livello di questa produttività nominale è sproporzionato rispetto a quello registrato nella maggior parte dei Paesi europei.
    Sebbene la situazione della produttività del Lussemburgo sia attualmente molto migliore di quanto alcuni vorrebbero far credere, la CSL concorda sul fatto che gli aumenti di produttività sono un elemento cruciale per preservare il modello sociale lussemburghese (a condizione che venga frenato l’aumento delle disuguaglianze sociali osservato negli ultimi decenni). La CSL approva quindi in linea di massima le principali raccomandazioni formulate dal CNP nel suo rapporto annuale 2023-2024 . in particolare quelle che riguardano il miglioramento delle pratiche manageriali e la necessità di intensificare gli sforzi delle imprese per quanto riguarda l’innovazione. Per quanto riguarda le pratiche manageriali, la CSL insiste sull’importanza del benessere sul lavoro, che in ultima analisi determina la produttività.
    L’ultima analisi del Quality of Work Index che PassaParola ha ampiamento riportato nell’articolo de 17.3.2025) mostra che la qualità del lavoro è stata in declino nel 2024 nei seguenti campi meno qualificati di: commercio, industria alberghiera, ristorazione, trasporti e per i lavori con orari atipici. Un altro fattore cruciale per aumentare la produttività è la formazione continua, essenziale in un contesto in cui le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, si stanno diffondendo rapidamente. Questa tendenza è ancora più preoccupante se si considera che circa il 12% delle imprese (e il 15% di quelle con attività innovative) nel Granducato cita la mancanza di dipendenti qualificati come uno dei principali ostacoli all’innovazione.
    Marcello Magliulo

BOX
Il PIL (prodotto interno lordo) è pari alla somma dei beni e dei servizi finali prodotti da un Paese in un dato periodo di tempo. Si dice interno perché si riferisce a quello che viene prodotto nel territorio del Paese, sia da imprese nazionali sia da imprese estere.
La differenza tra PIL nominale e reale è che il primo misura il prodotto interno lordo considerando i prezzi correnti, il secondo, invece, prende come riferimento un anno base e calcola solo le variazioni nella produzione. La differenza tra PIL a prezzi costanti e PIL a prezzi correnti rappresenta l’inflazione cioè l’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del potere d’acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie. (MM)

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