Ancora delle manovre budgetarie a discapito degli interessi dei lavoratori transfrontalieri. Questa volta tocca alla Francia: indennità di disoccupazione, ma non solo

A seguito di recenti accordi di principio fra i datori di lavoro francesi e alcuni sindacati in Francia, i frontalieri francesi in Lussemburgo rischiano di vedersi ridurre drasticamente le indennità di disoccupazione in caso di licenziamento. Secondo le ultime informazioni sembra che in futuro la base di calcolo delle indennità di disoccupazione sarà calcolata con un coefficiente più basso, al fine di ridurre l’importo di tali indennità per i frontalieri francesi, con coefficienti diversi per ciascun Paese di confine. In futuro la definizione di lavoro adeguato sarà modificata per costringere i disoccupati ad accettare offerte di lavoro molto più sfavorevoli di quelle attuali. Questa misura fa parte di una tendenza del governo francese a effettuare tagli sociali importanti con l’unico scopo del voler tagliare i costi.

Dopo la tanto criticata riforma delle pensioni subita da milioni di francesi, il governo ha deciso ancora una volta di attaccare le prestazioni sociali di cui godono milioni di francesi. I sindacati Lussemburghesi sono sconcertati da questa nuova discriminazione del governo nei confronti dei frontalieri francesi. E trovano intollerabile che un lavoratore francese frontaliero venga discriminato in termini di disoccupazione, in più dopo aver subito la perdita del posto di lavoro. Le organizzazioni sindacali lavoreranno insieme per dare una risposta forte e unitaria a questa nuova discriminazione dei lavoratori frontalieri francesi. Al di là di quest’ultimo taglio inverosimile proposto, altre nubi s’accumulano sui lavoratori salariati transfrontalieri. Dopo le discriminazioni sulle borse di studio a seguito della riforma negli anni intorno al 2010 bisogna tenere conto in maniera globale che senza gli oltre 200.000 pendolari transfrontalieri che ogni giorno si recano in auto o in treno al lavoro in Lussemburgo, l’economia del Paese crollerebbe. Essi svolgono un ruolo importante nello sviluppo economico del Paese.

Tuttavia, l’attrattiva del Lussemburgo sta diminuendo. Non solo la situazione del traffico, ma anche la burocrazia, le persistenti discriminazioni nelle prestazioni sociali, le restrizioni al telelavoro e gli oneri fiscali aggiuntivi fanno sì che molti pendolari transfrontalieri ci pensino due volte prima di continuare a recarsi nel Granducato ogni giorno. Una manifestazione ha avuto luogo lo scorso 22 novembre, in Place Claire Fontaine e ha visto la partecipazione, malgrado la temperatura gelida, di oltre 500 persone. I partecipanti all’iniziativa hanno chiesto al Ministero delle Finanze lussemburghese e al governo lussemburghese nel suo complesso di intervenire presso le controparti dei Paesi limitrofi e di rivedere le convenzioni fiscali esistenti al fine di:

  • evitare un ulteriore onere fiscale e quindi una perdita di potere d’acquisto
  • armonizzare le norme applicabili in tutta la Grande Regione, in particolare in materia fiscale.
  • abolire i controlli inutili alle frontiere e rispettare pienamente l’Accordo di Schengen
    I principali punti di discordia e di rivendicazione sono inoltre: lavoro straordinario, permanenze, telelavoro.

Testo e foto : Marcello Magliulo

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