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L’italo-lussemburghese Donato Rotunno (nella foto), molto conosciuto nel Granducato sia come regista sia come produttore cinematografico per Baby (a)lone, Terra Mia Terra Nostra, Le chant des hommes e non ultimo (ma ancora non uscito) Io sto bene, con il film Deux di Filippo Meneghetti, del 2019, una co-produzione della sua casa cinematografica Tarantula Luxembourg (con Paprika Films, Francia e Artemis Productions, Belgio) è in lista nella categoria miglior film straniero per i Golden Globes.

Il film, che racconta l’amore saffico tra due donne settantenni, Madeleine e Nina, vicine di casa, ha già ottenuto 4 nomination ai Césars per Miglior film, Miglior sceneggiatura originale e due volte Miglior attrice (le attrici: Martine Chevalier e Barbara Sukowa). E  rappresenterà la Francia agli Oscar. Intervista a un uomo che non smette di difendere tematiche e soggetti importanti per riflettere sul mondo in cui viviamo.

 

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Traguardo a sorpresa o una aspettativa che si concretizza?

Deux  è un film al quale credevo dall’inizio. Un’avventura umana con Filippo e i produttori molto bella. Già dalle riprese speravamo in un grande Festival, che poi è arrivato con la selezione al Festival di Toronto. Poco dopo è arrivato anche il Festival di Roma e fino a oggi è stato programmato in oltre cinquanta festival internazionali di rilievo. La sorpresa è stata comunque totale per la rappresentanza della Francia agli Oscar, poi ai Golden Globes, Césars e altre nomine. Immagina essere nella short list per gli Oscar, non ci crediamo ancora.

Secondo te quali ragioni hanno portato la giuria a inserire il film nei Golden Globes?

La dolcezza con la quale è raccontata la storia unita all’interpretazione delle attrici. Anche la tematica è sicuramente molto originale nel mondo cinematografico popolare.

Un aneddoto legato a questo film?

La mail ricevuta da Francis Ford Coppola (spedita a Martine Chevallier) dopo che ha letto un articolo sul film di Joe Morgenstern nel Wall Street Journal sul film.

Filippo Meneghetti è un italiano: sei orgoglioso di portare un pezzetto del tuo cuore italiano in America?

L’Italia non è soltanto un territorio. È un’ anima che portiamo dentro, anche quando si vive all’estero. Filippo ha lasciato l’Italia per poter lavorare e raccontare le sue storie altrove. Il nostro incontro è stato indubbiamente alimentato da esperienze, da racconti e riflessioni che condividiamo. È un eterno movimento di migrazione per trovare il posto giusto, il posto in cui vivere. Noi ci siamo trovati per fare questo film.

L’amore lesbico fa ancora paura?

C’è ancora tanto da fare. Per tante persone  non è ”normalità”  e in molti Paesi è anche un crimine. La tolleranza è soprattutto educazione, discussione, scambio di opinioni rispettose. Quando poi l’unico spazio di confronto intellettuale diventano i social media, allora c’è da aver paura.

Indipendentemente da cosa accadrà, cosa cambierà questo traguardo per te e il tuo team?

Niente per quanto riguarda il nostro modo di lavorare. Continuerò a difendere tematiche e soggetti che mi sembrano importanti per riflettere sul mondo in cui viviamo. Il cinema ci permette di divertirci, ma anche di confrontarci con visioni e domande che a volta servono ad alimentare i nostri propri pensieri.  E comunque bello essere riconosciuti per la nostra capacità di produrre opere di qualità.

 

A cura di Paola Cairo e Maria Grazia Galati

 

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