Malpagato, non riconosciuto, scontato…eppure l’impegno delle donne in famiglia, nel mondo del lavoro e nella società in genere è la colonna portante del sistema: oggi più che mai. Un tema scottante sul quale ha fatto luce il Dipartimento delle Donne – OGBL Equality (Gender Mirror Survey: chi porta il peso invisibile della società?) con una ricerca che ci spiega quanta strada ci sia ancora da fare

Lo scorso 21 maggio alla Chambre des Salariés non c’erano solo donne a seguire l’interessante conferenza organizzata dal Dipartimento delle Donne – OGBL Equality dal titolo : Gender Mirror Survey – Qui porte le poids invisible de la société ? E questa è già una buona notizia, perché il problema dell’universo femminile sul quale si è concentrata la ricerca vede le donne come ‘’vittime’’, ma la soluzione deve essere responsabilità di tutti. A parlare per prima è stata Nora Back, presidentessa dell’OGBL e della Chambre des Salariés, la quale ha detto che “non dovrebbe essere più necessario ritrovarsi per affrontare questo problema, ma che purtroppo la tendenza oggi è quella di rimettere in discussione certi diritti delle donne”. Dal cosiddetto “lavoro invisibile” agli stipendi bassi passando per la violenza sul lavoro. La Back ha poi ringraziato le addette ai lavori per questo contributo eccezionale di ricerca sociale.
Fra e le tante: Milena Steinmetzer (segretaria Centrale di OGBL e responsabile di OGBL Equality), che ha fatto da moderatrice, e Manon Meiresonne (segretaria Centrale di OGBL) che fa parte di OGBL Equality ed è la responsabile di questo sondaggio. Dopo Nora Back è stata la volta di Sonia Neves (presidentessa del Comitato Pari Opportunità della Chambre des Salariés e segretaria Centrale del settore Pulizie del più grande sindacato lussemburghese, oltre che segretaria del relativo Dipartimento Immigrati). La Neves ha sottolineato che lo scopo del comitato è quello di combattere le discriminazioni di genere non solo al lavoro, ma anche nella vita privata. Ha poi spiegato il lavoro già fatto in passato al fine di raggiungere questi obiettivi e quello (tanto!) che ancora resta da fare, soprattutto nell’ambito delle pulizie, dove sono quasi esclusivamente le donne a essere impiegate, con stipendi inadeguati e condizioni di lavoro pessime. “Da quando sono responsabile di questo settore – ha aggiunto – sono in ascolto dentro ogni luogo di lavoro. Non potete immaginare quanti siano i problemi di queste donne, spesso madri single: dai ritmi massacranti alla salute precaria, dal poco rispetto alle ingiustizie di ogni genere. Per questo oggi più che mai è necessario non abbassare la guardia”. Per oltre un’ora e mezza gli interventi sono stati mirati, accesi, costruttivi. Hanno parlato Carole Blond-Hanten (ricercatrice nell’ambito del mercato del lavoro presso il LISER), Inês Crisostomo, manager del programma sul Gender Equality alla UNI.LU), David Büchel, psicologo del lavoro, specialista in salute e benessere professionale alla Chambre des Salariés) e Léa Sgier (lettrice senior al dipartimento di scienze politiche e relazioni internazionali all’Università di Ginevra).
Manon Meiresonne ha illustrato mano a mano il sondaggio, commentando i risultati e confrontandoli con quelli ottenuti in tempo reale grazie alle risposte che i partecipanti hanno potuto dare con il celluare. E ora qualche numero. La ricerca è iniziata il 17 novembre ed è terminata il 12 gennaio, non a caso: è questo infatti il tempo che, dati alla mano, è quello durante il quale le donne lavorano gratis, in quanto svolgono una serie di impieghi (per cura di casa, famiglia, faccende varie, commissioni…) che non sono riconosciuti. Vi hanno partecipato 2119 persone e ben 1601 hanno completato il questionario. I risultati non lasciano spazio a dubbi: le donne si occupano ancora tantissimo di casa, famiglia, assistenza ai parenti più fragili, ma anche di organizzare vita sociale, viaggi e mansioni pratico-amministrative. Cosa è grave è che dal sondaggio, al quale hanno partecipato anche gli uomini per il 27% del totale, emerge che quest’ultimi hanno una “percezione” diversa di questo divario, ovvero “credono” (o dichiarano?) di fare di più… Diversi i motivi. La Crisostomo spiega che a percepire un problema è normale che sia in maggioranza la categoria svantaggiata (le donne appunto) e che il sistema politico, fatto principalmente da uomini, di conseguenza lo trascuri. Ma c’è ancora forte la questione culturale, che vede come normale quanto sia più la donna che l’uomo a doversi occupare di certe mansioni. Complice anche il sistema degli asili nido con orari limitati di apertura (come ha affermato Büchel), che obbliga molte donne a scegliere il part-time obtorto collo (ben il 33%°). “Per non parlare dei problemi di salute al lavoro – ha aggiunto – di cui soffre molto più il gentil sesso e che sono anch’essi spesso invisibili”.
Ma “invisibili” appunto: perché? Léa Sgier ha risposto senza esitazione: “perché non vengono considerati, mentre invece è possibile farlo, gli strumenti non mancano, ci vuole la volontà”. In merito alle discriminazioni di genere ha poi sottolineato che se le “quote rosa”, hanno contribuito a migliorare la situazione, un’ulteriore strada percorribile sarebbe quella, ad esempio, di una legge che offre più vantaggi a chi offre maggiori opportunità alle donne sul lavoro. Le ha fatto eco la Crisostomo, prendendo ad esempio alcuni Paesi del Nord Europa dove il congé parental (periodo legale di assenza dal lavoro per occuparsi dei figlie e delle figlie, ndr) dura in tempo uguale obbligatoriamente. Questo darebbe probabilmente più equilibrio a ciò che emerge da una ricerca Eurostat (l’ha citata Léa Sigler): le donne passano il doppio del tempo con la prole rispetto agli uomini. Cos’altro si potrebbe fare per ovviare almeno in parte a ciò? Blond-Hanten ha parlato, come ulteriore soluzione, di ritmi di lavoro meno impegnativi o di considerare anche una riduzione collettiva dell’orario di lavoro per tutti e tutte. Büchel è andato più lontano: due stipendi sono tassati di più, gli asili nidi sono cari e, per questioni “biologiche” (non solo culturali), a stare con i bimbi e rinunciare alla carriera sono alla fin fine sempre le donne. Quindi è anche su questi due punti che si deve riflettere e agire di conseguenza. E per raggiungere gli obiettivi bisogna lavorare in tante direzioni: impegno dei delegati sindacali (la presidenza di Nora Back, ha sottolineato la Steinmetzer, ha già dato grossi risultati!), dare più attenzione a ciò che dice la Medicina del Lavoro, alleggerire lo stress professionale e dare più fiducia agli impiegati. Ma su tutto, e con questa dichiarazione si è conclusa la conferenza, agire per far emergere e dare valore ai lavori esclusi dal riconoscimento ufficiale che ancora oggi sono soprattutto quelli femminili.
Maria Grazia Galati
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