Lo scrittore lussemburghese d’origine italiana Ian De Toffoli si aggiudica il Prix Servais per un romanzo che intreccia ecologia, politica e riflessione sociale. Léa ou la théorie des systèmes complexes (Léa o la teoria dei sistemi complessi, ndr), edizioni Acte Sud (2025) racconta una protagonista divisa tra coscienza ambientale e mito, simbolo di un’epoca interconnessa e fragile. L’autore difende la necessità di una letteratura che prenda posizione di fronte alle crisi contemporanee. De Toffoli sottolinea anche la scarsa visibilità della scena letteraria del Lussemburgo, che i premi contribuiscono a rafforzare

“Léa ou la théorie des systèmes complexes” (Léa o la teoria dei sistemi complessi, ndr) ha un titolo molto evocativo: come è nato e cosa voleva suggerire al lettore fin dal primo sguardo?

Questo titolo parla di ciò che stiamo vivendo attualmente. Oggi, le bombe che Trump sta lanciando sull’Iran sono la causa dell’aumento dei prezzi del petrolio in tutto il mondo e quindi dell’aumento, presto molto tangibile, dei prezzi delle materie prime, dei generi alimentari, ecc. È questa la constatazione che fa il personaggio di Léa nel libro: i mondi economico, ecologico e politico sono tutti così intrinsecamente legati che piccoli gesti possono avere conseguenze importanti.

La protagonista Léa è una figura intensa e sfaccettata: c’è stato un momento preciso in cui ha “preso vita” durante la scrittura?

 Léa è una figura davvero sfaccettata: è un individuo del nostro mondo contemporaneo, cittadina lussemburghese, divisa tra il comfort e la coscienza ecologica, che cerca di compiere un atto di giustizia per contrastare la distruzione delle grandi aziende di energia fossile, ma è anche una figura semi-mitologica, una sorta di semidea, nata dal dio delle tempeste, con una missione su questa Terra che porta a termine prima di dissolversi nella natura e ricongiungersi agli elementi. Il libro ha un lato allegorico, non è un manifesto di sabotaggio industriale (comunque forze si) e tanto meno di terrorismo di sinistra, come ho sentito dire recentemente da un critico, cosa che mi ha divertito moltissimo.

Il Prix Servais arriva per un romanzo che affronta temi complessi e molto attuali: lo vivi più come un punto di arrivo o come una responsabilità in più nel modo di scrivere e di prendere posizione come autore?

Credo che in questo mondo caratterizzato da molteplici crisi, con i fascisti al potere in alcuni paesi europei o alle porte del potere, e con una crisi ecologica che rischia di rivelarsi molto più grave di quanto si pensasse, sia impossibile oggi non prendere posizione attraverso la scrittura. La letteratura ha il potere di creare uno spazio di riflessione e di esplorare diverse possibilità sociali. Credo che questa sia la sua funzione essenziale.

Come descriveresti oggi lo scenario letterario in Lussemburgo? Lo percepisci in evoluzione anche in termini di visibilità e apertura verso l’estero?

La letteratura in Lussemburgo soffre ancora di una grave mancanza di visibilità. Ogni occasione per darle un po’ di visibilità è benvenuta e i premi letterari sono un ottimo modo per darle un posto più importante nei media, per esempio. In Lussemburgo c’è senza dubbio una manciata di autori e autrici che hanno una penna eccezionale e che si stanno facendo conoscere ben oltre i confini, e tanto meglio. Ma anche all’interno di questi confini bisogna parlarne, bisogna invitarli a scuola, bisogna mettere in evidenza i loro libri nelle librerie e, soprattutto, bisogna leggerli.

(Red)

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