Melina Bountzika, Joe Del-Toe e Mária Devitzaki sono stati selezionati, in seguito a un workshop, per partecipare al progetto Coperta. Insieme all’artista italiano Andrea Buzzetti della Compagnia teatrale italiana La Baracca- Testoni Ragazzi di Bologna, hanno ideato e sviluppato l’opera Coperta, in scena da martedì 13 a giovedì 18 novembre alle Rotondes. Lo spettacolo teatrale, senza parole, dedicato ad un pubblico tra i 3 e i 6 annni è una produzione Rotondes, insieme al Kulturhaus Niederanven e al Cube 521 con il sostegno della Cité musicale-Metz. Incontriamo il regista Buzzetti tra una prova e l’altra e ci racconta come si è avvicinato al teatro, com’è nato questo nuovo spettacolo, perchè sia importante per un artista mettersi in gioco

“A 11 anni, a scuola, nel mio paese Medicina (Bo) – dice il regista che abbiamo raggiunto telefonicamente – ho frequentato un laboratorio di teatro con la Compagnia La Baracca. Ho immediatamente capito che questo sarebbe stato quello che volevo fare nella vita. Prima dentro la scuola, poi fuori, ho continuato a fare teatro, inteso come tipo di linguaggio corale. Poi ho continuato a studiare come perito elettronico e, successivamente, la compagnia mi ha chiesto di lavorare come tecnico. Ho unito il mondo dell’illuminotecnica e il mondo della regia e ho cominciato a produrre opere non verbali, dove c’è l’uso della luce, la musica ma non ci sono parole. È tutto teatro non verbale, cioè basato sulla drammaturgia emozionale. Quindi, ho cominciato a fare regie in tutto il mondo, fare ricerca e sono arrivato in Lussemburgo in qualità di attore dei miei spettacoli alle Rotondes che successivamente mi ha chiesto di firmare una regia.

© Nathan Roux

Lo spettacolo “Coperta” ha un titolo semplice ma evocativo: com’è nato e quale messaggio vuole trasmettere? 

Mi è stato chiesta un’idea di spettacolo da mettere in scena con artisti in Lussemburgo ed io ho accettato perché amo fare il regista. Ho pensato alla coperta sia come oggetto in movimento nello spazio, sia come oggetto simbolo di protezione. Dentro una coperta ci si può nascondere, coprire, oppure puoi avere caldo o ospitare anche altre storie. La storia è proprio questa: ci sono 3 persone, tre artisti, che devono dormire nello stesso spazio e si accorgono che, in realtà lo spazio è per tutti. Condividono le loro paure, i loro talenti, le loro fragilità e alla fine scoprono che, convivere in un mondo con persone diverse, ti nutre molto. Coperta è inno alla condivisione emotiva, al sapere raccontare, dare e ricevere le proprie emozioni, contaminandosi.

Nel tuo lavoro, qual è l’aspetto più stimolante del dialogo con il pubblico giovane?

La cosa più stimolante è che non saprai mai la reazione dei bambini. Tu pensi di essere preparato ma non lo sei mai.

Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che considera particolarmente ispiranti nel suo approccio teatrale?

Penso che la mia formazione sia stata in giro per il mondo. Non ho fatto scuole di teatro ma per es. in India ho imparato l’uso dello sguardo e del corpo; in Francia ho imparato l’uso della manipolazione dell’oggetto; in Italia l’uso della parola; in Spagna la danza. Tutto è servito a formarmi come artista e produttore. Per fare proposte stimolanti per i bambini è importante avere una grande curiosità e una grande voglia di mettersi in gioco.

Paola Cairo

Foto cover: © Nathan Roux

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