La sua poesia è stata definita: essenziale, tagliente, illuminante. Ha pubblicato per le Edizioni del Leone (2010), Nottetempo (2016) ed Einaudi (2020). Ha partecipato a moltissimi festival internazionali e vinto premi di poesia in tutta Europa. La poetessa che rappresenta l’Italia al  Printemps des poètes Luxembourg –  la manifestazione che ha come scopo di offrire al pubblico poesia contemporanea aperta, vivace, multilingue e dinamica – ci dà appuntamento domani (a partire dalle 19) per la grande notte della poesia  all’Abbazia di Neimënster e domenica per la mattinata poetica (dalle ore 11) alla Galleria Simoncini in centro città. Tutto il programma qui

Come ti sei avvicinata alla poesia?

Ho iniziato a scrivere da bambina, a circa sei anni. Tutto è iniziato quando ho aperto un libro di poesie di Guido Gozzano (l’unica raccolta di poesie che avevamo a casa). Ricordo di aver letto la “La via del rifugio” e di aver cominciato subito a scrivere. Da lì non ho più smesso. Da piccola ero molto silenziosa e timida (decisamente più di adesso) tanto che gli adulti pensavano che avessi qualcosa di sbagliato.

La poesia mi è venuta in soccorso ed è diventata il modo più autentico per me di comunicare.

Laura Accerboni (Foto: Carlo Accerboni)

Nelle tue poesie c’è molta attualità. Cosa pensi della realtà ci circonda?

Molte delle poesie che scrivo nascono da episodi di cronaca. A muovermi sono  i versi del poeta romeno Eugen Jebelenau: qui la Storia si rivolge alla Poesia e le dice “Amico vieni, guarda quello che accade, quello che trovi e racconta”. E’ da qui, è a partire da questo racconto che prende avvio la mia ricerca di qualcosa di altro, di qualcosa che – citando Calvino –  “inferno non è”.

Com’è stato pubblicare il tuo ultimo libro per Einaudi?

Pubblicare per Einaudi è stato un grandissimo onore e una grande sorpresa. Il modo in cui sono stata contattata dalla casa editrice è stato per me incredibile: durante un festival a cui ero stata invitata a presentare alcune mie poesie e alcune traduzioni, ho avuto la fortuna di essere ascoltata da una delle più grandi traduttrici italiane che alla fine dell’incontro mi si è avvicinata presentandosi come editor di Einaudi. Due mesi dopo ho ricevuto una mail dal direttore della Collana Bianca in cui mi si proponeva la pubblicazione di un nuovo libro. Una sensazione meravigliosa. In generale credo di essere stata molto fortunata. So che il mercato editoriale è difficile: la poesia, per la sua stessa natura, si colloca ai margini, non fa parte del mercato, pubblicarla è fare  –  per riprendere di nuovo Calvino –  un leggerissimo salto.

Il Printemps des poètes permette al grande pubblico di avvicinarsi a questa arte. Cos’è la poesia per te?

Sulla poesia come arte di tutti: Come ha scritto la poeta Jacquelin Risset l’essenza della poesia richiede, per essere detta, «due metafore»: «quella del Genio delle Mille e una notte che per sfuggire alla presa si fa ora fiamma ora mormorio, ora pesce, ora uccello; e che si rifugia infine nell’inafferrabile seme di melograno che il gallo vorrebbe beccare. E quella del pezzo di cera delle Meditazioni di Cartesio, che perde l’uno dopo l’altro tutti gli attributi – forma, durezza, colore, profumo […]». L’essenza della poesia sembra, quindi, inafferrabile perché in continua trasformazione ma è proprio questa metamorfosi costante che apre ad ognuno di noi la possibilità di leggerla e di scriverla.

La poesia è una delle forme d’arte più democratiche: in primo luogo perché non serve nessuna attrezzatura particolare per crearla  –  giusto una penna e un pezzo di carta –  e poi perché tutti abbiamo uno sguardo.

Tre aggettivi che sono stati usati per la tua poesia?

 Essenziale, tagliente, illuminante

Sei un’italiana espatriata in Svizzera. C’è ancora spazio in Italia per i poeti?

In Svizzera ci sono più possibilità per chi scrive. Ad esempio la fondazione Pro Helvetia mette a disposizione borse letterarie per la creazione, residenze, traduzioni, festival, ecc. Mi manca la mia città natale (Genova, ndr), ma in Italia, soprattutto in ambito culturale, non c’è quasi spazio per chi non ha sostegni.

(picci)

I suoi libri:

Attorno a ciò che non è stato (Edizioni del Leone, 2010), La parte dell’annegato (Nottetempo, 2016) e Acqua acqua fuoco (Einaudi, 2020). 

Leggi anche: Festival du printemps des Poètes-Luxembourg – PassaParola Magazine

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