Dal buio alla luce, le voci si sentono ma non si vede nessuno, poi il segno della croce e il palco immerso nella futuristica scenografia da astronave. Inizia così, con un Amadeus più che emozionato, il viaggio dentro il 71mo Festival della Canzone italiana di Sanremo. Un inizio che è la metafora di ciò che è successo nelle nostre vite in questo ultimo anno terribile: si è spenta la luce e con il buio è tanto difficile trovarsi, ascoltarsi e, a volte, anche riconoscersi.
“Abbiamo voluto questo Festival – dice il direttore artistico – proprio pensando al Paese reale, quello che sta lottando per ritrovarsi. Ci siamo accorti, in questi mesi, che la normalità è una cosa straordinaria”.
L’Ariston vuoto, con le sue poltroncine rosse allineate in platea, ha un qualcosa di spettrale e Amadeus lascia trapelare tutta la sua difficoltà a “gestire” questi silenzi. “Ogni tanto ci saranno degli applausi registrati – dice – è perché così ci sembrerà di ascoltare i vostri da casa”. Applausi registrati che proveranno a sublimare un silenzio che “fa rumore” – Diodato ha aperto la manifestazione con la sua canzone vincitrice del 2020 – ma che non riusciranno ad eliminare un’atmosfera surreale che è un po’ il mood delle nostre vite di tutti i giorni. I cantanti non si possono toccare, i cartoncini non possono passare di mano in mano, i fiori arrivano su un carrello che può essere toccato da una sola persona, se una cantante che scende le scale con i tacchi ha difficoltà non può essere aiutata… Un Festival diverso, una vita diversa.
Fiorello è il mattatore di sempre, e tra dialoghi con le poltroncine e brani musicali interpretati alla sua maniera, prova a scacciare un’atmosfera decisamente lugubre che si respira attraverso lo schermo. E’ lui e solo lui che riesce a strappare risate che, mai come adesso, fanno fatica a esplodere fragorose.
Tra cantanti emozionati e spaesati, a volte completamente persi, non allenta di certo la tensione l’esibizione di Achille Lauro, che, sulle note di Solo noi, costruisce un quadro di una drammaticità assoluta, raccontando la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico, con lacrime di sangue che ne rovinano il volto. “Sono gli artisti che si spogliano, e lasciano che chiunque possa spiare nelle loro camere da letto e in tutte le stanze della psiche. Esistere è essere. Essere è diritto di ognuno”. Senza dubbio bravo, ma forse in questo momento avremmo bisogno tutti di un po’ più di leggerezza.
Certo non ci aiuta, né ci rallegra, la presenza inquietante e prepotente di Slatan Ibrahimovic, nel ruolo del superuomo, forse costruito ad hoc per copione, ma che ha lasciato trasparire anche in conferenza stampa e del quale avremmo fatto volentieri a meno.
Ma per fortuna c’è Loredana Bertè che fa schizzare l’adrenalina a livelli altissimi, con il suo medley di successi e con il nuovo singolo “Figlia di…”. La sua grinta, accompagnata da una sofferenza atavica mai nascosta, ha fatto sobbalzare il mondo dei social e tutti i telespettatori in un’unica infinita standing ovation meritatissima. Il momento più alto di tutta la prima serata. Grazie Loredana, anche per aver tributato un omaggio alle donne vittime di violenza portando sul palco un paio di scarpe rosse. Una ragazza di 70 anni: mitica!
Da segnalare la disinvolta presenza di Matilda De Angelis, conduttrice per una sera, che ha dato prova del suo talento di attrice e cantante. Molte volte si è presa la scena come se avesse sempre fatto questo nella vita.
Arriviamo alla gara. Tra le giovani proposte si sono qualificati per la finale Guadiano e Folcast. Tra i big, secondo la classifica stilata in base ai voti della giuria Demoscopia, in testa è Annalisa, seguita da Noemi e Fasma. Quarti Francesca Michielin e Fedez, con Francesco Renga e Arisa subito dopo. Da segnalare un ottimo settimo posto dei Maneskin che hanno fatto risvegliare con il loro rock duro la platea casalinga, ormai soporifera vista l’ora tarda dell’esibizione.
Il nostro giudizio personale premia l’emozione sincera di Fedez che ha saputo lasciarsi guidare su un palco tanto difficile dalla sua compagna di avventura Francesca Michielin, il dolore espressivo del racconto musicale di Arisa, la forza rock dei Maneskin, il ritorno alle sonorità anni ’80 di Colapesce e Dimartino. Un plauso speciale va all’Orchestra che si è cimentata nella doppia veste dell’impegno musicale e come esclusivo pubblico in sala.
Nel corso della serata Amadeus e Fiorello hanno ricordato Claudio Coccoluto, famosissimo dj scomparso prematuramente, e tributato un ringraziamento a tutti gli operatori sanitari ospitando sul palco, Alessia Bonari, infermiera simbolo dei giorni più difficili della lotta al Covid19.
Stasera si replica con la gara fra i 4 giovani e gli altri 13 big in gara.
Gilda Luzzi
