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Viviamo un periodo complicato. Il virus ci sta mettendo a dura prova. Un periodo incerto che rimette in discussione molti capisaldi della nostra vita. Un periodo altalenante per tutti quelli come noi che fanno informazione indipendente, perché non sappiamo se riusciremo a restare in equilibrio tra il bisogno di informazione e le risorse disponibili. Un periodo duro: per chi ha perso il lavoro, per i genitori divisi fra didattica a distanza e timori nel mandare i figli a scuola, per i nonni che non vedono più i nipoti, per chi ha perso un proprio caro, per chi è malato, per gli abbracci che mancano… Un periodo sospeso per i cittadini italiani all’estero, spesso divisi tra le politiche restrittive della madrepatria e quelle del Paese in cui hanno scelto di risiedere. Un periodo buio per chi vive, ogni giorno, il qui e l’altrove.

Questo periodo storico sta mostrando un marcato divario socio-economico eticamente non più sostenibile. Anche nel ricco Lussemburgo il Coronavirus sta mettendo alla luce molte disuguaglianze.

Lo Statec prevede una netta accelerazione dell’inflazione, la crisi ha ridotto il reddito di un residente su sei e ha influito negativamente sulla salute fisica di una persona su sei. Sta emergendo con maggiore gravità la crisi degli alloggi. L’associazione Défense des locataires LU ha lanciato la petizione in cui denuncia l’emergenza espulsioni. Il maggiore sindacato del Paese evidenzia la forte precarizzazione del lavoro e il sommerso, che esiste anche qui. La Croce Rossa e la Caritas lussemburghese stanno ribassando fino al 70% i prodotti alimentari e igienici in vendita nelle “Buttek”, a causa della forte richiesta. Diminuisce il potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto le monoparentali. Trovare un alloggio a condizioni decenti è diventato un terno al lotto. Ci sono sempre più persone e famiglie in difficoltà. Non facciamo finta di niente.

Non voltiamoci dall’altra parte quando siamo costretti a guardare in faccia chi è in difficoltà. Attiviamoci per essere utili per la società, non solo per noi stessi. Anche se per piccole cose. Compriamo consapevolmente. Aderiamo alla finanza etica. Impegniamoci ad essere empatici. Proviamo a osare, a progettare, a costruire qualcosa per gli altri e con gli altri e, come scrive anche Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli tutti”, proviamo ora, che è giunta davvero l’ora di “sognare come un’unica umanità” in cui siamo “tutti fratelli”. E sorelle. Perché il Natale sia un Natale per tutti.

Bonnes Fêtes avec les mots du Pape François : “ L’heure est venue de rêver d’une seule et unique humanité, des frères ” et… des soeurs ! Que ce Noël soit enfin un Noël pour tous.

Paola Cairo e Maria Grazia Galati

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