Giardini di Miro'I Giardini di Miro’ (GDM) gruppo di Reggio Emilia,  impostosi alle platee italiane ed internazionali per la loro ricerca nel campo della musica sperimentale, sarà in concerto il 18 novembre al D:QLIQ di Lussemburgo. Per l’occasione abbiamo intervistato Corrado Nuccini, il leader del gruppo.

Da sempre siete definiti alfieri del movimento post rock. Questa mania, tutta dei critici musicali, limita il vostro orizzonte sonoro?

Assolutamente no. Poi diciamocela tutta, i critici musicali bravi sono meno dei gruppi rock che meritano, quindi è una battaglia sui piccoli numeri.

La scena emiliana ci ha spesso abituato al cantautorato (in larga parte). Come i GDM si sono inseriti in questo contesto?

In realtà l’Emilia, in particolare la provincia reggiana ha una tradizione di concretezza e socialismo: musicalmente si traduce, o si è tradotto in musica popolare, il liscio. A partire dai violini di Santa Vittoria in poi per arrivare agli anni ’70 e il beat coi Nomadi fino al rock alternativo di CCCP poi CSI, Ustamamò, fino alle generazioni successive coi Giardini di Mirò, Offlaga Disco Pax etc.

etc.Cantanutori  Emiliani noti? Mah, non vorrei fare gaffe, ma non ne ricordo tantissimi, per quanto il cantautorato sia una delle basi della musica leggera italiana, De Andrè, Tenco, Paoli, beh sì, forse ti confondi con Genova!!! 🙂

Nel vostro sito si fa menzione al cd “Rise and fall of academic drifting” per comprendere a pieno le vostre qualità strumentali. Da quel disco ad oggi, quanto si é evoluto il suono della band?

Almeno di dieci anni. La musica non ha una ricetta precisa, nasce da strane, contorte alchimie: nel suono dei GDM c’è oggi la storia, gli ascolti, la poetica, lo stile di sei persone e come la “Coca Cola” ha un ingrediente segreto, che nel nostro caso, non è noto neppure ai produttori.

Il vostro ultimo disco “Il fuoco” é un vero e proprio concept album stile anni ’70. Qual é il messaggio che avete cercato di dare con questa metafora dedicata ad uno degli elementi principali della terra?

“Il fuoco” è figlio della sonorizzazione dell’omonima pellicola di Giovanni Pastrone: tutto nasce da lì. Il messaggio è un messaggio, per fortuna, sovrastrutturale al prodotto, spiegarlo è come rovinarne in parte il fascino. Lascio a chiunque lo ascolti, la propria interpretazione.

La vostra musica riesce a varcare i nostri confini con semplicità. Qual é la formula vincente?

Abbiamo sempre guardato all’estero come la nostra naturale realizzazione, non sempre ce l’abbiamo fatta, anche perchè i tour all’estero sono fantastici ma molto faticosi. Però essere un gruppo internazionale è sempre stato un nostro obiettivo. D’altronde col triste spettacolo che offre oggi la scena politica italiana, prepararsi il terreno per una rapida fuga è più che saggio e consigliabile a tutti.

Paolo Travelli

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