Che cosa condividono una striscia a fumetti e un piatto stellato? Molto più di quanto si possa immaginare: entrambe sono forme di comunicazione universali, immediate e radicate nella cultura umana. Nel suo saggio Tavole a tavola. Cibo e bevande nel mondo dei fumetti (pubblicato da Oligo Editore), Luca Fassina esplora le intersezioni tra la Nona Arte, la saggistica e il mondo dell’enogastronomia, coinvolgendo chef, grandi illustratori ed esperti del settore. Il pubblico di PassaParola conosce già la penna e la capacità critica di Luca Fassina, autore che ha saputo raccontare con acume le sfumature della cultura pop e della letteratura visiva, ad esempio con il suo approfondimento dedicato a Stephen King e la cucina nell’horror e alla relazione pop-vinili. In questa intervista ci addentriamo con l’autore tra i codici visivi dei manga, la critica sociale del fumetto d’autore, la ricerca filologica e il valore del cibo come vero e proprio ponte transculturale

L’intersezione tra due forme d’arte: Tavole a Tavola nasce dall’incontro tra saggistica, cucina e nona arte, dando voce a fumettisti, chef stellati (come Tomei o Passard) e persino al lavoro di grandi illustratori d’autore come Gabriele Dell’Otto e Milo Manara. Che cosa rivela questa contaminazione sulla maturità culturale e critica del fumetto oggi?
Fumetto e gastronomia condividono la medesima radice creativa e comunicativa, linguaggi universali che non hanno bisogno di molta traduzione. Lo Chef Tomei fa notare come cucina e segno grafico rappresentano le forme di comunicazione più antiche e diffuse al mondo. Oggi il fumetto non è più relegato a puro intrattenimento per ragazzi, ma è riconosciuto come un linguaggio complesso al pari della saggistica. La collaborazione tra artisti di fama internazionale e il mondo della cucina (dai frati del birrificio Due Fusti con Gabriele Dell’Otto, alle etichette d’autore di Manara) testimonia che la grafica a fumetti possiede la dignità artistica per raccontare l’estetica, la storia e la convivialità enogastronomica.
Codici visivi e narrazione sensoriale nel Manga: Nel capitolo sulle “Tavole del Sol Levante”, analizzi con Chef Ojisan come l’estetica del cibo (dal ramen al katsudon) sia un vero e proprio strumento di psicologia e messaggistica narrativa. Perché la cultura orientale è riuscita a trasformare il piatto disegnato in un linguaggio visivo così potente e globale?
Manga e anime presentano il cibo non come semplice ornamento, ma codice di caratterizzazione simbolica. In Dragon Ball o One Piece, le quantità divorate da Goku o Rufy rappresentano la rigenerazione dell’energia infusa loro dagli dèi. Gli autori giapponesi dedicano un’attenzione ossessiva allo studio di consistenze, texture, vapore e dettagli (anche nel bianco e nero di opere come Toriko), stimolando nel lettore una risposta empatica e sensoriale immediata. Inoltre, non va sottovalutato l’intervento del governo giapponese che incoraggia attivamente l’inserimento della gastronomia nei manga per promuovere l’esportazione e la loro cultura nazionale nel mondo.
Il cibo come critica sociale e distopia: Nel libro esplori opere in cui il cibo si fa metafora di temi complessi: dal consumismo sfrenato della Setta dei Mangia in Alan Ford, alla satira del sogno americano in MAD, fino alle realtà distopiche come Chew. In che modo gli autori usano la gastronomia per fare critica politica e sociale?
In Alan Ford il contrasto tra la fame nera degli agenti del Gruppo TNT e la ricchezza ostentata del Numero Uno è già sentore di ingiustizia sociale; Carl Barks ne ha fatto una cifra delle sue storie Disney, mostrando come l’ossessione produttiva possa finire in catastrofi grottesche. La Mafalda di Quino odia visceralmente la minestra, trasformandola in metafora universale della ribellione contro l’autoritarismo e l’imposizione delle regole.
Ricerca filologica e ricostruzione storica: Durante le interviste agli autori (come Luca Enoch per Lilith e Dragonero), emerge una cura maniacale per la fedeltà storica di ciò che i personaggi mangiano a seconda dell’epoca o del mondo. Quanto studio di documentazione c’è dietro la rappresentazione del cibo nella letteratura disegnata?
Il contesto storico è fondamentale in fumetti come quelli che citi perché dà profondità alla narrazione, creando uno sfondo plausibile sul quale si muovono personaggi di fantasia. Bisogna evitare anacronismi eliminando in un fumetto ambientato nel Medioevo ingredienti non ancora importati nel Vecchio Continente (come pomodori o patate). Tex mangia grandi quantità di carne perché rispecchia la reale sussistenza economica e storica dell’America della Frontiera. La scelta di mostrare i personaggi mentre mangiano serve anche a rendere la scena credibile e ad “agganciare” il lettore a un bisogno umano universale, favorendo l’immedesimazione.
Fumetto come linguaggio transculturale: Dai viaggi di Asterix in giro per la Gallia alle avventure culinarie internazionali raccontate nel tuo saggio, il cibo non ha bisogno di traduzioni. Ritieni che la graphic novel e la cucina rappresentino oggi due tra i vettori di comunicazione transfrontaliera più efficaci in Europa?
Assolutamente sì. Davanti a un buon piatto e a una storia ben disegnata cade ogni rigidità o barriera culturale. Lo sa bene Fausto Oneto che nel suo ristorante U Giancu, a Rapallo, riunisce il gotha dei disegnatori mondiali. E da lui si mangia anche benissimo.
Elisa Cutullè
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