Nel 2026 i segnali economici rimangono pessimistici e sul fronte della disoccupazione la situazione continua a essere preoccupante. A maggio il tasso di disoccupazione (BIT) secondo la definizione dell’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) ha raggiunto il 6,9% in Lussemburgo, contro il 5,9% della media europea, mentre 19.656 persone erano iscritte all’ADEM come disoccupati residenti disponibili
Per chiarire questa dinamica, l’analisi inizia esaminando il divario tra i settori che generano valore aggiunto e quelli ad alta intensità di manodopera (sezione 1). Prosegue poi con lo studio dell’evoluzione del profilo delle persone in cerca di lavoro (sezione 2), al fine di verificare se le tendenze osservate a livello settoriale si riflettano nella disoccupazione. La sezione seguente valuta in che misura la disoccupazione cresca più rapidamente della popolazione e dell’occupazione, per poi proporre una breve analisi della riduzione delle tensioni sul mercato del lavoro (sezione 4). L’ultima parte affronta il tema del calo della qualità dell’occupazione in un mercato del lavoro complessivamente disteso. Queste constatazioni sollevano la questione dell’adeguatezza tra l’offerta e la domanda di competenze, ma anche della qualità e della sostenibilità dei posti di lavoro creati, tematiche sviluppate nella conclusione.

In termini di andamento, e sulla base di dati provvisori, il valore aggiunto lordo è aumentato dello 0,6% tra il 2024 e il 2025. Tale crescita è dovuta principalmente alle attività di informazione e comunicazione (+4,2 %), che registrano una ripresa dopo un anno sfavorevole, proseguendo al contempo la tendenza osservata dal 2018, nonché al settore della pubblica amministrazione, della difesa, dell’istruzione, della sanità e dell’assistenza sociale (+4,0 %) . Per contro, il valore aggiunto lordo registra un netto calo nell’industria (B-E3) DEL 6,7% (compresa l’industria manifatturiera (-3,2%)) e, in misura minore, nelle attività specializzate, scientifiche e tecniche e nelle attività di servizi amministrativi e di supporto (-1,7%).
Anche il settore delle costruzioni continua a registrare un calo, sebbene a un ritmo meno marcato rispetto all’intero periodo 2018-2025. Tra il 2024 e il 2025 il settore delle costruzioni ha registrato un calo dello 0,6%. Anche il settore delle costruzioni continua a calare, sebbene a un ritmo meno marcato rispetto all’intero periodo 2018-2025. Invece tra il 2024 e il 2025 il volume totale delle ore lavorate registra un aumento dello 0,6%. Tra i principali settori in termini di ore lavorate solo quello della pubblica amministrazione, della difesa, dell’istruzione, della sanità e dell’assistenza sociale registra un aumento, mentre la maggior parte dei settori è in calo, in particolare l’informazione e la comunicazione (-2,7%) e l’edilizia (-2,6%). La prima constatazione fondamentale è quindi che l’andamento del valore aggiunto e delle ore lavorate non è sistematicamente parallelo; alcuni settori presentano addirittura, su un arco di diversi anni, tendenze, per esempio a un aumento delle ore lavorate accompagnato da un calo del valore aggiunto lordo È in particolare il caso del gruppo che comprende il commercio, i trasporti, l’alloggio e la ristorazione; le attività immobiliari, nonché le attività specializzate, scientifiche e tecniche e i servizi amministrativi e di supporto
Non occupati in cerca d’occupazione sempre più numerosi e qualificati
Mentre il numero di ore lavorate diminuisce nell’industria, nel settore dell’informazione e della comunicazione, nell’edilizia o ancora nel commercio, nei trasporti e nel settore alberghiero e della ristorazione, , Una parte di queste difficoltà può eventualmente essere attribuita a problemi di corrispondenza tra offerte e persone in cerca di lavoro, legati a disallineamenti delle competenze, ma questo fattore non è l’unico in gioco. Come esposti sopra, la creazione di posti di lavoro è diventata al tempo stesso più rara e più precaria in alcuni settori, il che complica i percorsi di reinserimento lavorativo. Disoccupazione in aumento: il tasso di disoccupazione (calcolato secondo i criteri dell’ILO ) ha raggiunto il 6,9% in Lussemburgo, un dato superiore alla media europea del 5,9%. Iscritti all’ADEM: a maggio si contavano 19.656 richiedenti lavoro residenti disponibili presso l’agenzia per l’impiego.
La pubblicazione ufficiale della CSL (Chambre des salariés) affronta la dinamica occupazionale attraverso tre punti cardine:
Disallineamento settoriale: l’analisi evidenzia il forte divario tra i comparti che generano un alto valore aggiunto economico e i settori che sono invece storicamente più intensivi in termini di forza lavoro e impiego di personale.
Profilo dei disoccupati: esamina l’evoluzione e le caratteristiche dei richiedenti lavoro iscritti all’ADEM. L’obiettivo è verificare se le difficoltà registrate a livello macro-settoriale si riflettano in modo diretto sulle categorie di lavoratori rimaste escluse.
Valutazione delle dinamiche: studia l’impatto sul lungo periodo e l’efficacia delle attuali politiche di inserimento nel contesto di questa complessità congiunturale.
Panoramica sintetica sull’andamento della disoccupazione secondo l’ADEM e l’ILO.
A maggio 2026 il tasso di disoccupazione secondo l’ADEM è pari al 6,2%, in netto aumento dalla metà del 2022. Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione secondo l’ILO, dopo un aumento di 2 punti percentuali dal 2022, si attesta al 6,9% in Lussemburgo nel maggio 2026, un livello superiore a quello della Germania (3,8%), della media europea (5,9%) e del Belgio (6,3%), ma inferiore a quello della Francia (8,2%).


Riquadro metodologico:
Il tasso di disoccupazione ADEM è il rapporto tra il numero di persone residenti in cerca di lavoro disponibili e la popolazione attiva residente, ovvero quella occupata o disoccupata. Una persona residente in cerca di lavoro disponibile è una persona iscritta presso l’ADEM, che risiede sul territorio lussemburghese e che, alla data del rilevamento statistico, non è né occupata, né inserita in un programma di inserimento lavorativo, né in congedo per malattia o maternità. Il tasso disoccupazione ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) viene utilizzato a fini di confronto internazionale e si basa su indagini. Esso corrisponde inoltre alla percentuale di disoccupati nella popolazione attiva, ma il disoccupato è definito in conformità alle linee guida stabilite dall’Organizzazione internazionale del lavoro, ovvero una persona di età compresa tra i 15 e i 74 anni e senza lavoro durante la settimana di riferimento; disponibile a lavorare nelle due settimane successive (o che abbia già trovato un impiego con inizio previsto entro i tre mesi successivi); e che fosse attivamente alla ricerca di un impiego nelle quattro settimane precedenti. Questi due tassi misurano quindi fenomeni diversi: il tasso ADEM riflette la registrazione amministrativa dei disoccupati, mentre la disoccupazione ILO riflette la disponibilità dei disoccupati a lavorare e a cercare un impiego, indipendentemente dalla loro situazione amministrativa.
L’acronimo ILO (spesso tradotto in italiano come OIL) indica principalmente l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite fondata nel 1919 che si occupa di promuovere i diritti dei lavoratori, la giustizia sociale e il lavoro dignitoso a livello globale.
Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO)
- Ruolo: Unica agenzia ONU con struttura tripartita, riunisce governi, datori di lavoro e lavoratori di 187 Stati membri.
- Obiettivi: Fissare norme internazionali sul lavoro, promuovere l’occupazione sicura e proteggere i diritti umani fondamentali in ambito lavorativo.
- Sede centrale: Ginevra, Svizzera, con un ufficio di rappresentanza per l’Italia e San Marino situato a Roma
Per quanto riguarda il livello di istruzione, il tasso di disoccupazione (BIT) delle persone meno qualificate è pari al 10,9%, quindi significativamente superiore al tasso di disoccupazione delle persone più qualificate: 6,7% per chi ha conseguito al massimo il diploma di scuola secondaria superiore e 5,4% per chi possiede un titolo di studio di istruzione superiore. Sono tuttavia proprio questi ultimi a presentare un andamento preoccupante tra il 2024 e il 2025 (+0,6 pp.). Questa constatazione è evidente anche nell’analisi dei disoccupati in cerca di lavoro disponibili iscritti all’ADEM (cfr. infra).


Tasso di disoccupazione per classi d’età
Anche la distribuzione per età dei disoccupati ha subito un’evoluzione. Nel periodo 2018-2025, spiccano due categorie: i 60enni e oltre, che hanno registrato un aumento medio annuo del 9% fino a raggiungere i 1.273 disoccupati nel 2025, e le fasce d’età comprese tra i 25 e i 39 anni, che hanno tutte registrato un aumento superiore al 4%. Considerando solo tre categorie aggregate, il 19% delle persone in cerca di lavoro nel 2025 aveva meno di 30 anni; tale percentuale è diminuita in media del 2% ogni anno tra il 2018 e il 2025, mentre la fascia d’età tra i 30 e i 44 anni è aumentata (39% nel 2025) e i 45enni erano il 42% del totale delle persone in cerca di lavoro nel 2025 contro il 44% del 2018. Questi ultimi rimangono tuttavia la categoria più rappresentata tra le persone in cerca di lavoro disponibili iscritte all’ADEM.
Conclusione
Nel 2026, il mercato del lavoro lussemburghese rimane fragile e in fase di trasformazione, caratterizzato da un tasso di disoccupazione superiore alla media europea. Il divario tra la struttura settoriale misurata in termini di valore aggiunto e quella osservata in base alle ore lavorate evidenzia un’economia in cui la prevista crescita del valore aggiunto non si traduce necessariamente in un miglioramento significativo dell’occupazione. Alcuni settori, come quello finanziario, generano un elevato valore aggiunto senza assorbire una quota proporzionale di manodopera. Le dinamiche differiscono inoltre a seconda della prospettiva considerata. Ad esempio, l’industria e l’edilizia, sebbene registrino un calo in termini di valore aggiunto e di ore lavorate, presentano situazioni distinte: l’industria mantiene un livello elevato di posti vacanti, mentre l’edilizia subisce una netta perdita di posti di lavoro e una diminuzione del numero di persone in cerca di occupazione nei mestieri specifici del settore. Il settore dell’informazione e della comunicazione registra, dal canto suo, un aumento del valore aggiunto negli ultimi anni, senza che ciò sia accompagnato da un aumento significativo dell’occupazione né delle intenzioni di assunzione nello stesso periodo. Solo il settore della pubblica amministrazione e quello della sanità e dell’assistenza sociale registrano una crescita netta in termini di creazione di posti di lavoro, compensando in parte i cali osservati altrove. L’analisi mostra quindi che, considerato isolatamente, un indicatore può dare l’impressione di una situazione economica positiva o negativa, mentre altri possono, come minimo, smorzarla notevolmente. Dal 2022, le tensioni sul mercato del lavoro sono complessivamente in calo, sebbene alcuni settori presentino tassi di posti vacanti in aumento, come l’industria manifatturiera o i trasporti e lo stoccaggio. Parallelamente, il profilo delle persone in cerca di lavoro è cambiato: nel 2025, il 31% degli iscritti all’ADEM possedeva un titolo di studio di istruzione superiore, contro il 19% del 2018. Sebbene il tasso di disoccupazione dei titolari di un diploma di istruzione superiore rimanga, in termini assoluti, inferiore a quello delle altre categorie, la sua evoluzione negli ultimi anni testimonia un peggioramento della loro situazione, mentre i tassi osservati nelle altre categorie sono in calo.
A cura di Marcello Magliulo