A nome del Comitato di Gestione del Circolo Ricreativo e Culturale “Eugenio Curiel” di Lussemburgo, Serra risponde alle nostre domande, in occasione del lancio del film-documentario di Donato Rotunno (Tarantula Lussemburgo), dedicato allo spazio politico, associativo e anche gastronomico che è stato, per moltissimi anni, un luogo di confronto e condivisione di ideali politici, iniziative culturali e amicizie della comunità italiana del Granducato

Tre aggettivi per definire il Circolo Ricreativo e Culturale dedicato al partigiano antifascista Eugenio Curiel.

Dovendo scegliere tre aggettivi, sceglierei questi: accogliente (in senso umano), solidale, di Sinistra (lo so, quest’ultimo non è aggettivo, ma non so come esprimere in altro modo questo concetto che ben esprime cosa è stato, cosa è e cosa sarà il Circolo “Eugenio Curiel”.

Oggi gli italiani in arrivo in Lussemburgo per vivere e lavorare sono completamente diversi da quelli di un tempo e anche solo da quelli di 10 anni fa. Sono giovanissimi, arrivano “in fuga” da un’Italia che non gli dà nulla, accettano contratti poco solidi, lavorano tantissimo, condividono abitazioni discutibili e dai prezzi folli, sono presi da bimbi piccoli o frequentano solo locali modaioli. Cultura e sociale non li sfiorano. Come il Circolo potrà raggiungerli a tuo avviso?

Il tema della diffusione di cultura e valori è un tema oserei dire sempiterno. Anche nel 1971, quando iscritti e simpatizzanti del PCI aprirono il Circolo, erano una minoranza. Che doveva anche nascondersi, per giunta. Eppure, in qualche modo, la sfida è stata vinta se, dopo oltre cinquant’anni, siamo ancora qui a parlarne.

Indubbiamente oggi vi sono altre difficoltà e la competizione informativa e culturale è altissima. Come raggiungere questi giovani? Anzitutto anche tra loro non c’è omogeneità. Molti e moltissimi rientrano nella descrizione che offri. Ma, tra i giovani, c’è sempre una quota che non ama la massificazione, che si interroga sul mondo, che soffre (oggi forse un po’ inconsapevolmente) delle disuguaglianze e delle ingiustizie sociali. Anzitutto il “Curiel” del domani dovrà “agganciare” loro, che sarebbe già un buon risultato. E poi, con la fatica che sempre connota questo operare, cercare di allargare il cerchio a quell’area di “indifferenti” ma non insensibili. Certamente bisogna dare spazi, occasioni di confronto, parlare e far parlare delle problematiche che ben elenchi nella tua domanda.

Quando il Circolo riaprirà cosa vi sarà ancora del precedente e cosa proprio non più?

Partiamo da cosa non ci sarà più: e cioè la struttura, la casa, il luogo fisico che, in questi decenni, abbiamo conosciuto e frequentato. Quei muri, quell’atmosfera da osteria e da luogo di discussione quasi spartano che, proprio per questo, favoriva il confronto, non ci sarà più. Esisterà nei ricordi di chi l’ha frequentato, nelle fotografie, nei video e nel film realizzato dall’amico Donato Rotunno.

Cosa ci sarà ancora dipenderà molto da chi, ancora oggi, fa parte del Comitato di Gestione (che, ricordo, ha gestito il passaggio immobiliare per consegnare il Circolo Curiel al futuro) e dagli affezionati volontari che lo sostengono.  Queste persone sono il ponte tra passato e futuro. Per tale ragione ci sentiamo di dire che ci sarà ancora la possibilità di fare cultura, di produrla, di organizzare confronti e dibattiti, di proiettare film, di dare cittadinanza alla bella politica e, non ultimo, di unire tutto questo alla convivialità del ristorante che verrà riaperto.  L’idea è anche quella di imprimere una identità di café littéraire, dove i libri e la crescita culturale vivono accanto a cibi e bevande.  Ci crediamo. E lo faremo.

Info: Circolo

Maria Grazia Galati

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