A Milano, Palazzo Reale ospita, oltre a El Greco, un altro gigante della pittura spagnola: Goya. La mostra “La ribellione della ragione” rimarrà aperta fino al 3 marzo prossimo. Non si tratta di una mostra antologica, bensì di una mostra che mette in luce la parte più profonda di Goya, i suoi fantasmi, la sua capacità di combattere il “sistema”, il suo disprezzo per la guerra – tema attualissimo, purtroppo – e il suo saper cogliere i difetti e le debolezze dell’ essere umano

Goya è un pittore colto, che si sa muovere brillantemente nell’ alta società e, quindi, anche a Corte, ma sa anche immedesimarsi nella povertà e nella disperazione del popolo. È un pittore che attraversa un periodo problematico e ricco di eventi nella sua vita: dalla Rivoluzione Francese alla Restaurazione. È un pittore “moderno” che va oltre le righe, oltre il pensiero del suo tempo. Nei primi quadri, Goya sorride alla vita dipingendo scene di giochi di bambini, come nel quadro “Bambini che si contendono delle castagne”, o “Bambini che cercano nidi”, dove le figure dei bambini sono meravigliose e piene di tenerezza e spontaneità. Sono immagini giocose.

Sempre in questa fase iniziale, Goya lavora su commissione per la borghesia e per la Casa Reale, dipingendo ritratti estremamente realisti, come il ritratto di “Gaspar Melchor De Jovellanos”. Da pittore di Corte, Goya si trasforma in pittore del popolo, nel senso che si avvicina alle problematiche della gente comune, anche quella più povera. Il passaggio può essere visto nell’ opera “Giovani donne”, dove si assiste al contrasto tra la povertà rappresentata dalle donne chine a lavare i panni e la ragazza col parasole. Da qui alla quotidianità, il passo è breve. E così arriviamo al Goya più “viscerale”, il Goya che esplora il dolore, come quando dipinge ” La corrida de Toros”, dove la corrida è la metafora della tragicità della vita. E in queste sue opere troviamo una vicinanza a quelle di Bosch e di El Greco pittori, come lui, moderni e precursori dei tempi. Le tracce di Bosch le riconosciamo nelle opere dell’ Inquisizione, come ” Processo di Flagellanti” e nella follia, come nell’ opera “Il manicomio”. El Greco lo possiamo ritrovare nella raccolta di grafici “Capricci”, che sono esposti insieme con le matrici di rame restaurate e prestate dall’ Istituto di Calcografia della Real Academia, dove Goya, a causa della sordità, o per merito di essa, indaga la parte crudele dell’ uomo facendone sviscerare i demoni.

E qui troviamo dei capolavori assoluti, come “Il sonno della ragione genera mostri”, o “Un modo di volare”, dove si avvicina a El Greco per la fantasia e a Leonardo per la descrizione. Anche la guerra viene vissuta e rappresentata da Goya in modo nuovo, dando spazio al dolore e alla miseria umana. Meraviglioso e altamente simbolico è “Il Colosso”, dove un gigante sovrasta il paese in guerra e sembra voler sconfiggere da solo il nemico prendendolo a pugni. Oppure, la guerra viene rappresentata nella serie di acqueforti “Desastres de la guerra” in cui il pittore mette intensità e drammaticità: le stesse che si troveranno più avanti nei secoli in un altro pittore spagnolo: Picasso in ” Guernica”. Pertanto, si può dire che Goya sia un pittore con due anime: una introspettiva e una rivoluzionaria.

Anna Violante 

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