La Kulturfabrik, il Comune di Esch-sur-Alzette e la CFL (Société nationale des chemins de fer luxembourgeois) hanno invitato 3 artisti tra cui il cesenate Hundun, nel quadro di KUFA’S URBAN ART ESCH 2021, per realizzare vari interventi (murales, interventi verdi…) alla stazione ferroviaria. La città si fa bella per essere pronta ad accogliere le migliaia di persone in occasione di “Esch Capitale europea 2022“.

Come ti sei avvicinato alla street art?

Come tutte le grandi avventure, è iniziato tutto in modo casuale. Ho studiato all’Accademia di belle arti di Barcellona e lì ne ho capito le potenzialità. Quella scena che aveva iniziato a chiamarsi Street Art era molto diversa da quella che è oggi, era una condivisione esaltante e sperimentazione libera. E’ stato facile scegliere quel fronte, l’incontro con Pyu ex ONG Crew è stato il mio vettore d’immersione. Lavorare nello spazio fisico aveva e continua ad avere un senso sociale: ti permetteva di avere un incontro diretto con tipologie umane tra le più disparate e non solo con gli “addetti ai lavori”. Era emozionante. Con il passare del tempo, lo spazio del reale e i suoi abitanti hanno assunto un ruolo sempre più importante nella mia poetica.

 La natura è alla base di tutti i tuoi lavori? Perché? C’è un simbolo che utilizzi sempre?

Personalmente non vivo la natura come un’entità altra rispetto a noi, ma come qualcosa a cui noi tutti apparteniamo. Le sue forme, i suoi colori e le sue regole sono molto più di una fonte di ispirazione per me, sono il senso della vita stessa, che io cerco di riportare in pittura e nei miei lavori installativi. 

In questi, spesso mi piace utilizzare simboli estrapolati da diversi contesti culturali, raramente legati al mondo occidentale, a volte che rimandano a culti politeisti. In questo modo cerco di rappresentare la spiritualità che insita nella natura stessa. Inoltre, nei miei ultimi anni di ricerca dedicati prevalentemente al progetto Habitat, ricorre l’uso del colore oro, simbolo di elevazione, sublimazione e preziosismo estetico, che va a innestarsi in contesti di natura incontaminata per esaltarne l’essenza.

Cosa proporrai nella stazione ferroviaria di Esch-Alzette?

Per la Kulturfabrik avrei pensato di affrontare il ricorrente tema dell’interrelazione. L’argomento è a me caro e, in un luogo emblematico di scambio come lo è una stazione, assume una valenza maggiore. L’opera è pensata in linea con il progetto HABITAT, prevedendo l’inserimento di strutture ed elementi della natura in un contesto antropico, con il proposito di creare una co-esistenza armonica tra i due mondi: un ritorno alle origini insomma. Non posso entrare nel merito della forma ma posso dirvi che sono previsti tondini d’acciaio, vimini, edere e terracotta.

Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?

Sono tanto affascinato da maestri che investigano campi simili, quanto da altri che hanno risposte e campi totalmente opposti. Mi stimola molto il senso di assoluto e amorfo di Burri o dell’amico 108, quanto la poetica di Hundertwasser, la luce di Turner, i mondi di Hieronymus Bosch ed il grande rispetto per il lavoro di Waone e Aek ex Interesni Kazki, il maestro Blu (forse primo contatto forte e stimolante con l’arte della strada nel 2000 durante il periodo di studi a Bologna). 

Da Cesena a Lussemburgo. Come hai “scoperto” questo Paese, che nell’immaginario collettivo è solo sede di banche?

Torno in questo Paese dopo diversi anni. Più che alle banche, il mio ricordo è legato all’immagine di una città in cui anche non propriamente antropici (parchi, giardini e spazi naturali in genere) presentano comunque un’estetica pianificata e ordinata. Questa volta mi fermerò più a lungo e sfrutterò il periodo di residenza per approfondirne meglio la conoscenza . Accompagnatemi in quest’ avventura!

A cura di Paola Cairo

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