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Alcuni tra i massimi esperti italiani in tema di infanzia e adolescenza, hanno effettuato con “Bambini, adolescenti e Covid-19” [(Edizioni Erickson, 2021), € 16,50] analisi e riflessioni sull’impatto che il Covid-19 ha avuto sulla vita di bambini e adolescenti da un punto di vista emotivo, psicologico e scolastico.

Nicoletta Perini e Silvia di Vara, due tra gli autori del volume, ne parlano con noi.

 

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In che cosa differisce il modo di recepire la situazione da parte dei bambini e da parte degli adolescenti?

Di Vara: Gli adolescenti hanno un livello di comprensione maggiore rispetto ai bambini, hanno avuto la possibilità di comprendere meglio ciò che la pandemia ha comportato e l’entità di questa situazione. Tuttavia, questa stessa consapevolezza è a volte fonte delle preoccupazioni e del disagio che spesso riscontriamo nei giovani in questi mesi.

“Andrà tutto bene”. Si è sentito spessissimo dire durante questi ultimi due anni. Che immagine dell’andrà tutto bene viene trasmessa?

Perini: In molti documenti pubblicati in questo periodo da enti autorevoli come l’Unicef e l’Organizzazione mondiale della sanità è stato sottolineato come gli adulti dovrebbe informare i bambini di quello che sta succedendo, fornendo informazioni corrette, senza però spaventare i più piccoli. Risulta quindi fondamentale tenere bene presente la fase di sviluppo del bambino, per capire come fornire indicazioni corrette, che possano essere comprese dai bambini senza indurre in eccessiva ansia.

Un altro elemento suggerito è quello di mostrare ai bambini come proteggersi da questo virus o da virus simili: quindi insegnare loro come lavarsi le mani, magari utilizzando canzoncine o giochi in rete, oppure come tossire e starnutire nella piega del gomito, etc…Sarebbe anche importante che i genitori tenessero in considerazione che a volte i bambini non riescono bene a discriminare tra realtà e immaginazione e le tante immagini e notizie che possono ascoltare alla radio o alla tv possono creare forti stati di angoscia. È bene quindi spiegare ai bambini che la situazione è sotto controllo, che tante persone stanno lavorando per sconfiggere il virus e per curare le persone che si ammalano. In questo modo si fornisce un’immagine corretta, comprensibile e rassicurante.

Di Vara: Ogni famiglia ha vissuto e interpretato questa frase in modo differente: c’è chi crede che presto tutto tornerà alla “normalità”, chi ha sottovalutato o ignorato i rischi e le conseguenze legati alla pandemia, chi invece non crede di poter tornare alla normalità. I ragazzi tendono a seguire e a far proprie le credenze dei genitori e quindi a interpretare, sperare e vivere il “tutto andrà bene” in modo differenti. Andrebbe però trasmesso ai ragazzi che è sbagliato pensare che “andrà tutto bene” a prescindere: è importante spiegare come comportarsi affinché tutto possa tornare alla normalità, responsabilizzandoli.

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I genitori temono che i bambini neonati e fino a 3 anni possano subire traumi perché, a causa delle mascherine, sono incapaci di imparare a distinguere le mimiche facciali. È un timore fondato? cosa si può fare per minimizzare i danni?

Perini: Non possiamo evitare ai bambini di provare emozioni spiacevoli durante un avvenimento così particolare e devastante come una pandemia, però possiamo aiutarli, controbilanciando i loro stati d’animo negativi con emozioni positive, per aiutarli a trovare uno stato di maggiore benessere. Innanzitutto, possiamo aiutare i bambini ad esprimere le loro emozioni attraverso il gioco e il disegno. Oltre a questo, possiamo cercare di stimolare emozioni positive attraverso giochi piacevoli, la relazione con i genitori o persone care, attraverso il contatto e le coccole. Possiamo, in questo modo, guidare i bambini ad esprimere le proprie emozioni in modo funzionale e aiutarli a sperimentare quelle emozioni piacevoli, che possono in parte controbilanciare quelle più negative che stanno accompagnando questo periodo.

Quali sono i problemi comportamentali e psicologici che si sono riscontrati finora?

Perini: La pandemia da Covid-19 oltre a modificare l’ambiente di vita dei bambini, ha tinto le giornate dei bambini di emozioni negative, che poco dovrebbero avere a che fare con l’infanzia. Le indagini condotte per investigare l’impatto della pandemia da Covid-19 e delle misure per contenere il contagio hanno mostrato che non si può parlare di benessere dei bambini senza parlare di benessere delle famiglie, mettendo l’accento sull’importanza di studiare le dinamiche familiari che sono sorte, i fattori di rischio e i fattori protettivi, in relazione al benessere dei bambini.

Cito uno studio in tal senso. L’Istituto Gaslini in collaborazione con l’Università di Genova ha condotto un’indagine sull’impatto della pandemia da Covid-19 sullo stato psicologico di bambini e famiglie. Il sondaggio è stato svolto a circa tre settimane di distanza dal lockdown. L’indagine mostra che la situazione di confinamento collegata alla diffusione del virus ha determinato una condizione di stress notevolmente diffusa con ripercussioni significative a livello non solo della salute fisica ma anche di quella emozionale e psichica dei genitori e dei bambini. Nel 65% e nel 71% dei bambini con età rispettivamente minore o maggiore di 6 anni sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione. Per quel che riguarda i bambini al di sotto dei sei anni i disturbi più frequenti sono stati l’aumento dell’irritabilità, l’insorgenza di disturbi del sonno e di disturbi d’ansia (inquietudine, ansia da separazione).

Nei bambini e adolescenti (età 6-18 anni) i disturbi più frequenti hanno interessato la “componente somatica” (disturbi d’ansia e somatoformi come la sensazione di mancanza d’aria) e i disturbi del sonno (difficoltà di addormentamento, difficoltà di risveglio per iniziare le lezioni per via telematica a casa). In questo periodo sono stati condotti anche altri studi sul benessere/malessere di bambini e adolescenti che confermano un generale stato di aumentato malessere in relazione alle esperienze che caratterizzano questo periodo con caratteristiche differenti in base alla fascia d’età considerata.

Di Vara: Negli adolescenti abbiamo riscontrato difficoltà di addormentamento e del sonno, o aspetti prevalentemente legati ad ansia, alterazioni dell’umore, con un notevole incremento di sintomi depressivi (ad esempio atti di autolesionismo e tentativi di suicidio).

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Come è cambiato il rapporto con asilo e scuola in questo periodo?

Perini: La didattica è fatta di individui, gli insegnanti e gli studenti, in relazione, connessi tra loro. La relazione o connessione tra individui è differente se siamo distanti o se siamo vicini, ma è ugualmente importante.

Perché una didattica a distanza divenga una didattica di vicinanza è fondamentale prestare attenzione a ciò che può creare connessione con chi c’è al di là dello schermo, come lo sguardo, la voce.

La tecnologia ha quindi aiutato la scuola ad essere vicina ai bambini, ma è bene ricordare che è come aprire l’ombrello quando piove; non è la risposta migliore per il nostro sistema di istruzione, ma è ciò che ci permette di andare avanti in una situazione di emergenza, va usata consapevolmente e con competenze pro-sociali: “io non ti lascio solo”.

Di Vara: Sono state messe in evidenza alcune debolezze del sistema scolastico, tra cui la mancata inclusione degli alunni con difficoltà e bisogni educativi speciali, per non parlare dell’assenza di condivisione degli spazi, delle relazioni sociali che tipicamente crescono all’interno della scuola e che, soprattutto in adolescenza, gettano le basi per il confronto con i pari.

Le emozioni in questo periodo come vengono gestite? Quanto capiscono adolescenti e bambini?

Perini: L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha diffuso il 18 marzo 2020 un documento con alcune considerazioni relative alla salute mentale della popolazione, in cui è presente un paragrafo specifico sui bambini e su come aiutarli a vivere questa situazione nel modo migliore possibile. I suggerimenti proposti dal documento sono i seguenti:

  • Aiutare i bambini ad esprimere le proprie emozioni di ansia o tristezza in modo positivo, anche attraverso il gioco e il disegno.
  • Cercare il più possibile di mantenere i bambini vicini alle loro famiglie. Evitare quindi separazioni che non siano necessarie.
  • Cercare di mantenere all’interno della famiglia le routine quotidiane abituali o, se la situazione lo richiede, crearne di nuove adatte alla nuova quotidianità.
  • Cercare di spiegare ai bambini in modo appropriato all’età quello che sta succedendo, rispondendo alle loro domande e contenendo le loro paure.
  • Ricordarsi che i bambini guardano ai propri genitori o caregivers come esempi per comprendere come gestire le emozioni e le preoccupazioni nei momenti di stress.

Di Vara: Molti adolescenti hanno manifestato difficoltà nella gestione delle loro preoccupazioni, degli sbalzi umorali, della noia e delle ridotte possibilità di socializzazione. Non è la consapevolezza di queste situazioni e del disagio sperimentato, ma la capacità di riconoscere quando il disagio sta sfuggendo di mano, quando sta diventando troppo grande da poter gestire da soli e quindi di chiedere aiuto. Per questo ci ritroviamo a fare i conti con situazioni ormai gravi e che richiedono interventi più estremi quali i ricoveri o gli accessi in pronto soccorso.

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Il rapporto genitori/figli è cambiato?

Di Vara: Certamente. Molti genitori hanno dovuto affrontare nuove difficoltà, dalla gestione della didattica in casa, alla gestione comportamentale dei propri figli. Le famiglie hanno avuto la possibilità di condividere molto più tempo insieme rispetto al passato, soprattutto durante il lockdown, e questo ha dato la possibilità ai genitori di poter osservare e condividere le difficoltà dei propri figli, favorendo in molti casi una consapevolezza dei loro problemi e l’ascolto reciproco.

Che tipo di adulti saranno i bambini e gli adolescenti che hanno vissuto sulla pandemia?

Perini: Situazioni estreme come l’esperienza di una pandemia possono costituire eventi potenzialmente traumatici per i bambini. Nello stesso tempo, però, offrono anche la possibilità di sviluppare una capacità importante nella vita: la resilienza. Bambini che riescono a crescere in modo armonioso ed equilibrato nonostante le avversità che hanno vissuto vengono definiti resilienti.

Secondo Alvord e Grados (2005), le diverse definizioni di resilienza presenti in letteratura sono accomunate dalla presenza di fattori di rischio o di eventi sfidanti per un individuo e da esiti positivi. Una persona resiliente sembra avere una serie di abilità che la aiuta ad affrontare in modo positivo le avversità che incontra.La resilienza è favorita da alcuni fattori protettivi, che riguardano sia il bambino, sia la sua famiglia sia la comunità in cui vive.

Di Vara: Molti studi recenti ci dicono che gli effetti psicologici negativi della pandemia assomigliano a quelli dei disturbi post traumatici da stress e che i sintomi di ansia e depressione, frequenti soprattutto negli adolescenti, possono durare anche a distanza di diversi anni. Ma non ci sono solo risolti negativi: i ragazzi di oggi (così come gli adulti) sono diventati più consapevoli di quanto il tempo, la socializzazione, il contatto, la “libertà” siano preziose, permettendogli di apprezzare maggiormente anche le più banali e “scontate” routine quotidiane di cui in parte siamo stati privati.

Elisa Cutullè

 

 

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