Marzo è donna e non poteva, la donna, non essere al centro del terzo appuntamento del ciclo “Expressions of Humanity”, organizzato dall’associazione Time for Equity in collaborazione con Les Rotondes, supportato dall’Ouvre e con la media partnership di PassaParola Mag.  Il ciclo di quattro eventi ha come filo conduttore il potere delle arti e delle storie umane per raggiungere gli individui e fare un vero cambiamento. Al centro del terzo dibattito la violenza endemica contro le donne di tutto il mondo. Impara, condividi, agisci: questo il motto di Time for Equity che per ogni violenza dibattuta propone un progetto, una campagna, un’azione concreta attraverso la quale ognuno può essere parte della soluzione. Ospite del terzo appuntamento previsto per il 20 marzo alle ore 19 alle Rotondes (Place des Rotondes, 2448 Luxemburg),  la giudice Paola Di Nicola che abbiamo intervistato in esclusiva.

©Simona Filippini
©Simona Filippini

Giudice penale, nominata Wo-Men Inspiring Europe 2014 dall’EIGE (European Institute for Gender Equality), Paola Di Nicola è ricordata per la sua sentenza rivoluzionaria nel processo sulla prostituzione di due minorenni della Roma bene, quando sostituì il risarcimento in denaro con libri sul pensiero delle donne. In questa occasione, presenterà il suo nuovo libro edito da HarperCollins “La mia parola contro la sua. Quando il pregiudizio è più importante del giudizio”, dove la giudice svela il pregiudizio che si nasconde anche nelle aule dei tribunali e nelle sentenze.

La mia parola contro la sua”, un libro in cui racconta dei pregiudizi e stereotipi nei confronti delle donne. Come è possibile che il tribunale non è immune da questi?

Il Tribunale è un luogo, anche simbolico, in cui si esprimono un assetto di potere e una cultura radicate nel testo delle leggi e poi nella loro interpretazione. Se questo assetto si fonda su un pregiudizio costante, vivo in ogni luogo del mondo, espresso da proverbi e barzellette, per cui le donne mentono, esagerano, strumentalizzano i figli, approfittano dei mariti, sono fragili e incapaci, devono essere madri e mogli servizievoli altrimenti sono snaturate, utilizzano il loro corpo per ottenere risultati professionali è chiaro che anche il Giudice rischierà di esserne vittima con la conseguenza che la violenza contro le donne si perpetuerà senza fine e senza colpevoli. Il Giudice è parte della cultura e della società che lo esprime, l’imparzialità si conquista con un’opera di quotidiana consapevolezza del proprio limite, non esiste in astratto.

Stella Emolo

Potrebbe interessarti anche questo

Il festival del cinema italiano sta arrivando!

Eravamo presenti alla conferenza stampa che anticipa il 49° Festival del Film italiano di Villerupt (Francia). In attesa di avere ospite in radio sabato 17 ottobre il direttore artistico Oreste Sacchelli, eccovi le anticipazioni Ospitato negli spazi de l’Arche, l’edizione 2026,…

Il libro che non vuole stare da solo (e appartiene a tutti)

Ci sono oggetti che nascono per rimanere ancorati a una libreria e altri che chiedono, fin dal titolo, di mettersi in cammino. «Das Buch, das nicht allein sein will» (Il libro che non vuole stare da solo, ndr) appartiene a…

Premio Tenco: fra ricordi e impegno

Dal 21 al 24 ottobre prossimi andrà in scena al Teatro Ariston di Sanremo la 49a edizione del Premio Tenco, rassegna della Canzone d’Autore che dal lontano 1974 promuove la canzone di qualità e il messaggio di Luigi Tenco, cercando…

Il Granduca Guillaume all’ONU: «Dobbiamo ricostruire la fiducia»

Nel suo primo discorso davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il Granduca Guillaume ha lanciato un appello a rafforzare la cooperazione internazionale in un mondo segnato da guerre, divisioni e crescente sfiducia. Il messaggio centrale è stato…