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Nell’anno in cui compie un secolo di vita, Ieoh Ming PEI viene celebrato per le sue opere insigni. Anche il Lussemburgo, che eredita dal grande architetto cino-americano, il museo di Arte moderna “Grand-Duc Jean” noto come il MU.D.A.M. Luxembourg, non perde l’occasione della importante ricorrenza per ritornare sul tema del museo d’arte e sulla sua architettura che, pur essendo inaugurato  solo il 1° luglio 2006, è già diventata storia.

Il progetto nasce da una dichiarazione governativa de Granducato nel 1989 e all’incarico conferito nel 1990 all’arch. Pei. Dal 1991, anno in cui Pei presenta il pubblicamente il suo progetto, al 2006 il progetto prima e il cantiere poi, subiscono drastici rallentamenti per vicende legate, fra le altre, anche alla scelta del materiale prevalente con cui viene costruito il museo, la bianca pietra di Borgogna. Pensato da Pei come un monumentale scrigno, dagli sfondi neutri di pietra bianco candido o muri bianchi semplicemente intonacati, si pone in relazione con l’esterno mediante le amplissime vetrate che creano fondali alle mastodontiche opere artistiche esposte. Gli spazi interni, infatti, pensati come vastissime hall, ben si prestano ad accogliere sculture variopinte e ingombranti nello spazio e nel tempo. Anche la fontana d’inchiostro, nonostante il nero, lancia una policroma provocazione al candore del contesto architettonico.

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Resta un rammarico nella descrizione degli architetti Carole Schmit e François Thiry che ci hanno guidato nel tour di domenica scorsa: aver compreso quale occasione perduta, nel concept  del MUDAM, per una più armoniosa relazione fra preesistenza e modernità, consci che quest’ultima, pecca di una totale autonomia. Ogni occasione nella progettazione architettonica sulla preesistenza è un’occasione più unica che rara per raccontare la storia dei luoghi.

Il MUDAM, a parte la relazione visiva con l’esterno, mediante le splendide vetrate, pare prendere le distanze con l’antico e si pone al mondo della cultura universale come opera autocelebrativa, laddove l’antico rappresenta più elemento di disturbo, che di stimolo e propulsione per una nuova configurazione spazio-temporale, degna di divenire Storia dell’architettura contemporanea.

Giuseppe Giannini, architetto

giuseppe@passaparola.info

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