Dall’inferno della strage di Piazza della Loggia alla cattedra dell’Italienzentrum: Alfredo Ceraso, componente del Comitato Scientifico dell’Associazione Casa della Memoria di Brescia (centro di documentazione sulla strage e la violenza terroristica) è stato, per un giorno, la guida del Memoriale di Brescia presso l’Università tedesca della Saarland, a Saarbrücken, in Germania con la quale collabora per il progetto LEI (Lessico Etimologico Italiano). Un messaggio di straordinaria potenza civile ed emotiva che il prof. Ceraso, testimone della strage, ha raccontato attraverso un itinerario di 440 formelle che ridanno voce alle vite spezzate dal terrorismo e trasformano lo spazio pubblico in un laboratorio di cittadinanza attiva e giustizia riparativa

Camminare sulle ferite della storia per ritrovare il senso profondo della comunità. È questo il messaggio, di straordinaria potenza civile ed emotiva che Alfredo Ceraso ha portato il 28 maggio all’Università del Saarland, ospite del Centro di Studi Italiani. In un’Europa che interroga quotidianamente le proprie radici, la testimonianza di questo sopravvissuto alla strage di Brescia del 1974 ha scosso le coscienze dei presenti. Ceraso non ha proposto una lezione accademica distaccata, ma ha adottato lo stesso “metodo narrativo” che utilizza quotidianamente come guida all’interno del Memoriale delle vittime del terrorismo e della violenza politica di Brescia. Un approccio che mette al centro l’individuo, trasformando i dati statistici in esistenze vibranti.
Il racconto è partito da un ricordo intimo e raggelante: Ceraso che, a sedici anni, beve alla fontanella di Piazza della Loggia e si allontana dodici minuti prima che una bomba vi esploda accanto. Da quella scampata morte è nata la scelta consapevole della gratuità del suo impegno. Per decenni, parallelamente alla sua attività professionale come responsabile commerciale, Ceraso ha donato il proprio tempo alla città e alla Casa della Memoria, curando personalmente le schede di approfondimento di un monumento urbano che non ha eguali al mondo. Un museo a cielo aperto che dialoga con i passanti, costringendoli a fermarsi e a meditare.
Dare vita alle formelle: il potere della narrazione animata
Il Memoriale di Brescia si sviluppa come un percorso in salita che si snoda dal cuore di Piazza della Loggia verso il Castello, a simboleggiare lo sforzo etico richiesto dall’impegno civile. È composto da 440 formelle in pietra incastonate nel suolo, ciascuna recante un nome, una data, una professione e il luogo della tragedia. “Il mio compito come guida – ha spiegato Ceraso alla platea di Saarbrücken – è dare vita a quelle pietre. Dietro ogni nome c’è un volto, una famiglia, un progetto interrotto”. Attraverso l’utilizzo di strumenti digitali interattivi come Mentimeter, il relatore ha mostrato come la memoria possa superare le barriere generazionali, agganciando l’interesse degli studenti odierni, spesso ignari delle tragedie del ventesimo secolo.
In questo percorso, la narrazione individuale si fa universale. Il Memoriale non racchiude solo il dolore italiano: undici formelle “storiche” sono dedicate a stragi internazionali che hanno ferito il mondo, da Parigi (Charlie Hebdo) a Boston, da Madrid a Londra, fino all’Oktoberfest di Monaco di Baviera e alle Torri Gemelle. Questa scelta inserisce la sofferenza di Brescia all’interno di una mappa globale della vulnerabilità umana di fronte alla violenza eversiva. Diventa così una “Via del dialogo”, uno spazio in cui la memoria locale si apre all’abbraccio europeo.
La giustizia riparativa: il coraggio dell’incontro oltre la vendetta
L’aspetto più rivoluzionario emerso dall’incontro riguarda il superamento della logica della vendetta. Brescia è una città che ha preteso con fermezza giustizia per cinquant’anni, ma che ha saputo rifiutare l’odio. Sotto l’impulso fondamentale di Manlio Milani – presidente storico dell’associazione dei familiari e vedovo di Livia Bottardi, l’insegnante morta nella strage – è stato avviato un pionieristico percorso di riconciliazione, traducibile in tedesco con il termine Versöhnung. Questo cammino ha visto le vittime e i familiari sedersi allo stesso tavolo con ex esponenti della lotta armata.

“Sentire ex brigatisti parlare della loro sofferenza che è sincera, vederli alle prese con la sofferenza delle vittime e misurarla con la loro è un risultato carico di significati, utile a tutti”. (Manlio Milani)
Questo approccio incarna i principi della giustizia riparativa (restorative justice), formalizzata legislativamente in Italia nel 2022: un modello che non mira esclusivamente alla punizione del reo, ma cerca la ricostruzione del tessuto sociale strappato attraverso l’assunzione di responsabilità e il riconoscimento reciproco del dolore. Ceraso ha sottolineato al contempo la sua profonda amarezza di fronte alla totale disumanità di Marco Toffaloni, l’esecutore materiale recentemente condannato, il quale, rimanendo latitante in Svizzera e rifiutando l’appello, si è sottratto a qualunque confronto riparativo, lasciando mutilato il desiderio di riscatto umano espresso dai sopravvissuti.
Un manifesto di cittadinanza per i giovani europei
L’incontro si è concluso con un forte appello alla partecipazione attiva. Presso l’Italienzentrum, Ceraso ha invitato i giovani a farsi custodi di questo patrimonio civile. La memoria non deve essere un esercizio di retorica museale o di sterile risentimento, bensì un cantiere aperto, una “via del dialogo” costantemente percorsa dai passi dei giovani, affinché le tragedie del passato si convertano in energia civica per edificare un futuro democratico, solidale e civilmente degno. Brescia, da città del dolore, si consacra così a capitale internazionale della memoria attiva per un domani migliore.
Elisa Cutullè