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Avishai Cohen è un musicista completo e intelligente, creativo quasi nel senso primordiale del termine. Nato nel 1970 a Kabri, un kibbutz del nord d’Israele, da una famiglia di musicisti, inizia a 9 anni lo studio del pianoforte. Uno strumento inadatto, forse, poiché abbandonato 5 anni dopo in favore del basso elettrico. Complice l’epifania del grande Jaco Pastorius.

All’età di 16 anni inizia lo studio del contrabbasso.
A distanza di appena pochi anni si trasferisce negli Stati Uniti per completare la sua formazione.
È proprio grazie alla bella scena jazz di New York che Cohen spicca il volo come musicista a tutto tondo.

Nel 1997 la sua fortuna cambia radicalmente quando Chick Corea lo coinvolge nel suo trio e nel gruppo Origin. Cohen viene catapultato nei piani alti del jazz, posizione da cui continua ad affinare la sua tecnica strumentale e compositiva. Con Corea Avishai Cohen suona sui palcoscenici più importanti del jazz internazionale.

Dal suo debutto da solista” con “Adama” (1998) era già facile immaginare uno sfolgorante futuro.

Da allora Cohen ha alternato un’attività concertistica molto diversificata ad una fitta produzione discografica da leader, sospinta anche dalla creazione di una propria etichetta: la Razdaz Recordz. La sua straordinaria tecnica e il modo insolito che egli ha di suonare il contrabbasso può avere contribuito a fissare la sua figura in un’esteriorità piuttosto efficace, anche dal punto di vista comunicativo. Mentre suona, sembra quasi sul punto di strappare le corde, talvolta tira colpi e martella frequentemente il suo strumento.

Nel frattempo attorno al contrabbasso quasi si attorciglia e la godibile mimica facciale completa la sua personalità da palcoscenico davvero comuncativa. Anche quando impugna l’archetto la sostanza non cambia.
Vedendo Avishai Cohen suonare si ha come l’impressione che lui stia abbracciando il suo strumento in modo quasi predatorio. Stabilendo una relazione di grande e sincero divertimento anche con gli altri musicisti: al pianoforte Nitai Hershkovits e alla batteria Daniel Dor.
Per loro moltissimi apprezzamenti dal pubblico ad ogni solo, quelli più funambolici di Dor con la batteria sono stati giustamente applauditi con grande entusiasmo.

Sia Nitai che Daniel riescono a portare la mia musica – dice Cohen – in luoghi e prospettive che non avevo mai sospettato potesse raggiungere, e non avrei neppure potuto sognare qualcosa di meglio.”

L’affiatamento pressoché perfetto lo hanno ben recepito anche gli spettatori del concerto di giovedì 19 novembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

I tre musicisti sembrano suggerirci che  l’arte del trio è ricca come quasi non si immagina, brulicante di idee nuove ma essenziale, anche se attraversata da migliaia di sfumature armoniche.
Il trio di Cohen ha messo in mostra, per oltre un’ora ininterrotta, un suono in staccato potente e  limpido, disordinando le previsioni anche di chi si aspettava già molto, avendo ascoltato solo i suoi lavori in studio.

Valentina Pettinelli

 

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