Il 26 marzo scorso più di cento persone hanno assistito alla presentazione di  Anders Wijkman del rapporto “Natura in bancarotta”, pubblicato dal Club di Roma sul tema dei limiti planetari. Resoconto.

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In apertura, il Ministro dell’Ambiente lussemburghese Carole Dieschbourg, ha comunicato i risultati del rapporto sull’Impronta Ecologica del Lussemburgo. Dopo essere rimasta stabile tra il 2004 e il 2007, l’Impronta Ecologica dei lussemburghesi è aumentata del 7,8%, raggiungendo 9,6 ettari globali nel 2008. Per capire la portata di questa evidenza scientifica, basti pensare che la Terra mette a disposizione di ciascuno dei suoi abitanti umani 1,8 ettari globali di terra produttiva per tutte le risorse rinnovabili consumate. Se accordassimo a tutti gli abitanti un consumo di risorse pari a quello del Lussemburgo, sarebbero necessari più di 8 pianeti Terra. Inutile precisare che questo modello socio-economico non è percorribile ancora a lungo.

Anders Wijkman, vice-presidente del Club di Roma ed ex membro del Parlamento Europeo, nonché direttore politico del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, ha argomentato che un drastico cambio di direzione del sistema economico è improrogabile per conciliare limiti planetari e sviluppo umano.

L’idea di una crescita continua dell’economia convenzionale è appannaggio di una classe dirigente la cui visione politica è inceppata nel breve periodo, o per ignava miopia, o per scarsa comprensione dei fenomeni strutturali ad essa connessi.

Il cambiamento climatico è solo una faccia dell’esaurimento progressivo e sistematico delle risorse: inquinamento chimico, deterioramento dello strato d’ozono, uso massiccio e globale di acqua dolce e perdita di biodiversità rappresentano alcuni dei limiti da non superare se non vogliamo intaccare la resilienza del pianeta, ovvero la capacità di far fronte a danneggiamenti del sistema ripristinandone l’equilibrio.

Purtroppo abbiamo già superato tre di questi confini, ed è quindi urgente una radicale trasformazione del sistema economico e produttivo. Servono modelli di business alternativi e un’economia circolare basata su riuso, ricondizionamento e riciclo. In numerosi settori occorre passare dalla vendita di prodotti all’offerta di servizi. Ci sono molti modi per avviare la transizione globale verso la sostenibilità ma queste azioni, da sole, non bastano. Nell’Antropocene, l’era nella quale gli esseri umani sono diventati la forza geologica più importante sulla Terra, dobbiamo adottare strategie di “custodia del pianeta” che si costruiscono tanto lasciando spazio alle iniziative “dal basso” quanto attraverso una efficace governance “dall’alto”. Una combinazione necessaria che è anche il solo possibile percorso verso il futuro.

Alessia D’Ippoliti

 

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