Come sempre avviene durante il Festival des Migrations (organizzato lo scorso 17 e 18 marzo dal Clae) anche quest’anno si sono tenuti interessanti conferenze e dibattiti che la redazione di PassaParola Magazine ha seguito per voi.

 

Dopo la partecipazione alla trasmissione radiofonica del sabato Voices by PassaParola, i due scrittori italiani Luca Crovi e Patrizia Debicke hanno tenuto un interessante incontro sulla scrittura dei libri gialli, organizzato all’interno del 12° Salon du Livre dalla Libreria italiana. Con un background diverso e impegnati nella scrittura di generi paralleli nell’ambito del giallo italiano, questi due affermati giallisti ci hanno svelato i segreti della nascita di un racconto. Scopriamo allora che lo scrittore di gialli è innanzi tutto un osservatore che, partendo da un semplice elemento di realtà, crea una storia intrisa di suspense. Alla base, sia per scrittore che per lettore, c’è la passione per la paura.

 

Patrizia e Luca nello studio 1 di Radio Ara (Lussemburgo)

La differenza tra i gialli attuali e quelli storici, come ci spiega Patrizia Debicke che è esperta del genere, è la ricerca di documenti. Ma una trama può nascere anche con l’invenzione di una storia che poi viene ambientata nel passato. Tutto, anche un oggetto o un ritratto, può ispirare una trama, ma bisogna innanzitutto trasformare una storia normale in una storia macabra.

Lo scopo comune di tutti i libri gialli, comunque, è inquietare e tenere in ansia il lettore. Più lo scrittore riesce a mantenere quest’atmosfera, più la storia funziona e si tengono i lettori letteralmente incollati al libro.

Ovviamente gli scrittori hanno tecniche e abitudini diverse. Solo per citare un aneddoto, Luca Crovi ci racconta che Camilleri non riusciva a scrivere isolato dal mondo, ma aveva bisogno di qualcuno intorno che lo “disturbasse” o che comunque gli tenesse compagnia. La questione della metodologia, infatti, riguarda il fatto che le tecniche usate dagli scrittori sono funzionali alla scrittura stessa dei racconti. Patrizia Debicke racconta, per esempio, che fin dall’inizio della scrittura di un suo racconto sa già quale sarà la fine della trama, a riprova del fatto che in un giallo la definizione di una traccia non può essere fatta in corso d’opera ma deve essere chiara fin dal principio.

Anche la creazione del personaggio è fondamentale per la scrittura di un libro giallo. Prima di farlo agire all’interno del racconto, le sue caratteristiche devono essere definite come in una carta d’identità. Spesso, tra l’altro, nel genere thriller i “cattivi” si possono trasformare in personaggi positivi. Un esempio per tutti è il personaggio dei fumetti Diabolik. Qui il cattivo diventa l’eroe che trionfa, ma per ottenere questo effetto è necessario dare al personaggio una componente di dolore, una sofferenza che gli appartenga (nella storia di questo fumetto, Diabolik aveva visto uccidere i suoi genitori quando era bambino).

Da questo incontro impariamo, quindi, che la creatività e le tecniche di scrittura, così come le abitudini personali, vanno di pari passo e contribuiscono tutte alla buona riuscita di un racconto…pronti per scrivere il vostro giallo?

Erika Maddalena

 

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