Un’associazione , Globus et Locus, nata  nel 1997 con l’obiettivo di promuovere l’analisi delle problematiche legate alle sfide che la glocalizzazione pone alle istituzioni e alla società civile.

Un concetto, quello della glocalizzazione, considerato  una svolta epocale, determinata dal mutamento dei paradigmi organizzativi del mondo e della società. Un nuovo modo di vedere gli italiani all’estero, come italici ovvero come un’aggregazione la cui identità non soltanto etnica, linguistica o politico-istituzionale, ma piuttosto culturale, valoriale o legata all’esercizio di pratiche comuni.

Intervista a Piero Bassetti, presidente di Gobus et Locus, che terrà il 27 aprile a Buxelles la conferenza «Fare business non solo con gli italiani, ma con gli italici. Il ruolo delle camere di commercio italiane all’estero», promossa dalla Camera di Commercio Belgo-Italiana.

Globus e locus si propone di “svegliare” gli italici e renderli coscienti della propria identità plurima. In che modo unirli, a quale scopo e attraverso quali iniziative?
Sì, l’espressione è giusta. Il nostro problema però non è solo quello di “svegliare gli italici”. E’ quello di aiutarli a prendere coscienza della loro condizione del mondo e della loro identità plurima; quello di spingerli ad aggregarsi e a diventare partecipi della civiltà italica, che noi pensiamo possa svolgere un ruolo nel mondo. Un ruolo non ancora politico ma certamente culturale, di partecipazione a una dimensione comunitaria che possa rappresentare un nuovo soggetto nella dialettica fra i diversi soggetti storici mondiali, tenendo presente che gli stati nazionali sono al tramonto, travolti dalla logica di un mondo non più internazionale ma glocale. La nostra proposta scaturisce in toto dall’osservazione di alcuni determinismi, che ci dicono che il sistema delle relazioni interpersonali, interbusiness, ecc, è stato totalmente modificato e le relazioni stesse si stanno tendenzialmente trasformando da centriche a reticolari. Noi sosteniamo che questa serie di fatti rompe definitivamente (lo ha già fatto) la vecchia organizzazione del mondo westfaliano, basata sull’idea di confini, di sovranità, di popoli nazionali. Noi diciamo che la società odierna, con il suo pluralismo, non si organizza più solo sul territorio ma soprattutto sullo web con la sua logica di tempo e spazio zero.

Che ruolo giocano i media italici?

I media italici in questo discorso possono giocare un ruolo importantissimo, Attualmente ne sviluppano uno che è preparatorio a quello che noi vorremmo avessero. Oggi, tendenzialmente questi media animano comunità di italici con respiro locale. Qualche volta il “locale” è molto grande (come nel caso di  i-Italy o America Oggi, a New York) altre volte lo è di meno ma noi pensiamo che, se si collegassero in rete, potrebbero svolgere il ruolo di cui parlavo e cioè aiutare gli italici prendere coscienza della loro appartenenza ovunque nel mondo, dall’Australia al Canada. A questo proposito, noi cerchiamo di muoverci in questa direzione sia con il nostro sito (www.globusetlocus.org) che con un progetto che stiamo portando avanti, per creare una Syndication di Media Italici.

Le Camere di Commercio, a volte favoriscono i grandi imprenditori a volte a scapito dei piccoli, ricreando all’estero sistemi di potere che non favoriscono reti ne progetti; come risolvere questi inconvenienti per aggregare e facilitare un vero network?

Non penso che sia questo il problema delle camere miste, la cui membership è quasi sempre in larga parte composta da imprese piccole e medie, considerando il fatto che le grandi imprese  o le multinazionali non hanno bisogno delle camere di commercio per sviluppare la loro partecipazione all’economia glocale. In ogni caso, quello che le camere possono fare, proprio nella direzione auspicata, è quello di consentire alle piccole e medie imprese di essere in qualche modo collegate con le grandi che si muovono autonomamente su scala glocal, mentre soprattutto le piccole hanno difficoltà a essere sul mercato glocal. Il modo in cui questo può avvenire è in primis che le camere, specialmente le principali e le più efficienti, stringano le loro relazioni in modo da costituire una serie di reti di cui ciascuna può essere un perno.

Paola Cairo

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