Nato illegittimo sulle sponde piemontesi del Lago Maggiore nel 1866, Paolo Petrovitch Trubetzkoy crebbe a Villa Ada tra gli artisti della “scapigliatura” lombarda e si formò da autodidatta a Milano. Figlio di un principe russo e di una cantante americana, italiano di terra e di formazione, diventò uno degli scultori impressionisti più originali a cavallo tra Otto e Novecento

Sulle sponde del Lago Maggiore, tutti sanno della statua del Sancarlòn,  l’immensa statua di San Carlo Borromeo alta 35 metri che benedicente tende la mano verso Arona ed il lago, dimostrando con la sua imponenza quanto la divisa dei Borromei (“humilitas”) poco avesse a  che fare con la casata, nonostante la prestigiosa figura di San Carlo Borromeo. Meno si sa dei due scultori che nel 1694 su commissione del cugino, arcivescovo di Milano, Federico Borromeo ultimarono i lavori, Siro Zanella di Pavia e Bernardo Falconi di Bissone. Ma ancora meno si sa di uno scultore molto più moderno, un italo-russo nato nella seconda metà dell’800 sulle sponde del lago, Paolo Petrovitch Rubetzskoy.  Sulla sponda piemontese del Lago Maggiore ad Intra, oggi provincia di Verbano-Cusio-Ossola (VB), dove la prospettiva del lago sfila fra le isole Borromee e i castelli di Cannero prima che il lago ruoti verso il ramo svizzero di Locarno, nasceva il 15 febbraio 1866, illegittimo, sotto il nome di Stahl, indicato dal padre ancora sposato con altra donna, quello che possiamo chiamare “lo scultore russo” del Lago Maggiore, Paolo Petrovitch Trubetzskoy. Suo padre è un diplomatico, appartenente alla famiglia principesca dei Trubetzkoy. Un altro Trubetzkoy, Nicolas Sergeevitch (1890-1938), animerà a Parigi fra gli emigrati russi il dibattitto sulla corrente filosofica dell’eurasismo che si opponeva agli occidentalisti russi. Il   padre, Pyotr Petrovitch, è un diplomatico che, già sposato a Mosca con Varvara Iurievna Trobetzkaia, a Firenze si innamora di una cantante americana, Ada Winans, che vi sta perfezionando la sua formazione musicale. Dopo il divorzio i tre figli nati dalla loro unione verranno riconosciuti dal padre.

Paolo è il mezzano (1866), preceduto dal maggiore Pietro (1864) che diverrà  pittore e seguito dal minore (1867) Luigi che diverrà ingegnere. La   sua infanzia si svolge a Villa Ada, la residenza familiare frequentata da artisti della Scapigliatura lombarda, movimento di rivolta artistica contro il conformismo, come Giuseppe Grandi, il compositore Arturo Catalani, i pittori Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni di cui diviene amico.

Installatosi dal 1884 a Milano con la famiglia, comincia un breve apprendistato di scultura con Donato Barcaglia e Ernesto Bazzaro, ma in seguito segue la sua ispirazione di autodidatta. Questo spiega in parte quello che sarà la sua estetica impressionista, caratterizzata da un modellaggio rapido, dall’accento posto sulla luce e sul movimento  più che sui particolari anatomici. Le sue opere prime sono delle statuette di animali fra cui un “Cavallo” esposto all’Accademia di Brera. Dal 1890 partecipa a vari concorsi per monumenti pubblici (statue di Garibaldi, Dante, Amedeo VI di Savoia). Alcune sue opere sono acquistate dalla galleria di Arte Contemporanea di Roma e dal Musée de Beaux Arts di San Francisco. I suoi committenti sono a Milano figure della nobiltà lombarda, come i conti Durini, i Visconti di Modrone, il marchese Piantanida, ma anche rappresentanti della grande borghesia industriale, come Ernesto de Angeli, Corrado Cramer, i banchieri Weill-Scott.

Alla fine del 1890, dopo la morte del padre, Paolo parte per la Russia, ove resterà sino al 1906, con un periodo intervallato da soggiorni in Francia ed in Italia. Fondamentale è il suo incontro con Leone Tolstoi a Iasnaia Poliana. Influenzato dalle idee umanistiche del grande scrittore Paolo diventa vegetariano e realizza un’opera tematica “I mangiatori di cadaveri” che lascerà in lascito al Museo del Paesaggio di Verbania.

Ben accolto in Russia dalle élites locali, realizza numerosi busti di personalità politiche e aristocratiche e ritratti femminili come quello della principessa Gagarine. Nel 1900 la sua consacrazione è marcata dal Grand Prix alla Esposizione Universale di Parigi con il suo “Tolstoi à cheval sur Délire” che viene acquistato dal governo francese per il Museo del Lussemburgo (oggi al Musée d’Orsay). Nominato professore all’Accademia di Mosca, diviene il caposcuola della “Nuova scuola di cultura di Mosca”. Nel 1900 è dichiarato vincitore del concorso per il monumento allo Zar Alessandro III a San Pietroburgo, opera che conoscerà una vita controversa e sarà restituita solo nel 1990 dopo la sua inaugurazione tardiva nel 1909, a causa della guerra russo-giapponese, tre anni dopo il passaggio in Francia dell’autore che è del  1906.

Gli anni francesi trascorsi con la compagna svedese Elin Sundström, incontrata a Stoccolma, gli permettono un fruttuoso confronto con il grande scultore August Rodin e con grandi pittori come Albert Besnard, Jacques-Emil Blanche, John Singer Sargent e Giovanni Boldini. L’iniziale impressionismo delle sue opere viene reso più fluido e levigato per l’influenza delle sue frequentazioni parigine.

Dal 1911 si sposta a New York per una esposizione all’Hispanic and Numismatic Society. Vi ritrova il fratello Piero, ormai installato in America e per i fatti della prima guerra mondiale vi rimane sino al 1921, raddoppiando i successi di Parigi, con esposizioni a Buffalo, Chicago, S.Louis, Toledo, Philadelfia, Detroit, Los Angeles e San Francisco. Nel 1919 vince il concorso per il monumento da erigere a Los Angeles del generale Harrison Gray Otis, divenuto luogo celebre ad Hollywood per le stars del cinema di allora, da Mary Pickford a Charlie Chaplin.

Nel 1921, ormai celebre, rientra una prima volta sui luoghi della sua infanzia, sulle rive del lago Maggiore. Vive nella residenza estiva di Ca’ Bianca a Suna (Pallanza). Il consiglio comunale di Pallanza gli affida nel 1923 la realizzazione del Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale. Ma ancora si divide con Parigi.

Si fisserà definitivamente a Pallanza nel 1932. Negli ultimi anni passerà progressivamente dalla scultura alla pittura ad olio. Morirà nella vicina Verbania nel 1938 non senza avere legato al Museo del Paesaggio di Verbania tutti gli stampi in gesso conservati nei suoi ateliers italiani e di Neuilly -sur-Seine. Marcando del suo passaggio terreno proprio i luoghi che lo avevano visto nascere, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, settantadue anni prima, da un diplomatico russo e da una cantante americana, entrambi innamorati in Italia e dell’Italia.

Loris Jacin

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