Difendendo i diritti di dipendenti e pensionati, la CSL esprime pareri importanti sulle scelte del governo. Scopriamo come si è espressa in merito alle nuove decisioni che riguardano gli aiuti contro il caro-vita
La Chambre des Salariés (CSL) rappresenta gli interessi di oltre 630.000 lavoratori dipendenti, apprendisti, pensionati e persone in cerca di lavoro, residenti e frontalieri in Lussemburgo, indipendentemente dalla loro nazionalità e dal loro luogo di residenza. La sua missione principale è quella di difendere gli interessi e i punti di vista dei lavoratori dipendenti, degli apprendisti, dei pensionati e delle persone in cerca di lavoro. È la loro voce nel processo legislativo e nelle istituzioni socio-economiche del Paese. La CSL partecipa al processo legislativo. Costituisce un organo ufficiale di consultazione al centro del processo legislativo. Una delle sue prerogative è la formulazione di pareri. Ogni anno la CSL emette circa 60 pareri relativi a progetti di legge o regolamenti granducali riguardanti:
l’economia; il sociale; la sicurezza sociale; il diritto del lavoro; l’istruzione; la formazione professionale.
In questo modo, difende la qualità della vita, il potere d’acquisto, i diritti e le conquiste sociali dei propri cittadini. In questo caso, in merito alle misure che riguardano non solo il potere d’acquisto, ma anche il ridimensionamento della soglia di povertà della popolazione, la CSL si è dichiarata non soddisfatta delle misure prese dal governo. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.
Prestazioni familiari e integrazione al sostegno per il caro vita
Progressi troppo timidi, mentre sarebbe necessario un approccio più globale contro la povertà. La CSL ha formulato due pareri riguardanti da un lato la riforma delle prestazioni familiari e dall’altro l’istituzione di un nuovo supplemento in soccorso all’aumento del costo della vita (allocation de vie chère – AVC). Questi due progetti rientrano nel quadro del Piano d’azione nazionale per la prevenzione e la lotta contro la povertà e perseguono un obiettivo comune: rafforzare il sostegno alle famiglie che devono far fronte all’aumento del costo della vita.
Per quanto riguarda le prestazioni familiari, la CSL accoglie con favore il recepimento nella legislazione lussemburghese della recente giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. Questo adeguamento pone fine a una discriminazione che colpiva i figli del coniuge o del partner dei lavoratori frontalieri. Tuttavia, la CSL ritiene che il progetto di legge non tragga ancora tutte le conseguenze da tale giurisprudenza. Sebbene la condivisione di una residenza comune con il figlio consenta ormai di presumere il contributo del lavoratore al suo mantenimento, il riferimento a una residenza comune “principalmente” condivisa dovrebbe essere soppresso al fine di rispettare pienamente la decisione europea. Oltre a questo adeguamento normativo, la riforma prevede un aumento degli assegni familiari e dell’indennità per l’inizio dell’anno scolastico. Per la CSL questo adeguamento risponde a una rivendicazione avanzata da molti anni. Tra l’accordo di re-indicizzazione delle prestazioni familiari concluso nel 2014 e la re-indicizzazione effettiva avvenuta nel 2021, gli assegni avevano accumulato una perdita di rivalutazione del 7,7 %. L’aumento proposto consente non solo di colmare questo ritardo, ma anche di apportare un ulteriore aumento strutturale del sostegno concesso alle famiglie. La CSL apprezza inoltre la reintroduzione dell’indicizzazione automatica per diverse prestazioni familiari. Questa misura contribuirà a preservarne il valore reale a fronte dell’evoluzione del costo della vita. Ritiene tuttavia che l’assegno di nascita e l’assegno speciale supplementare dovrebbero anch’essi beneficiare di un vero e proprio recupero strutturale dopo anni di adeguamenti insufficienti. Biasima inoltre l’assenza della quarta tranche dell’assegno di nascita, pur essendo stata annunciata. L’introduzione del CVC si basa, del resto, su una diagnosi condivisa dalla CSL: la povertà è in aumento in Lussemburgo e colpisce fasce di popolazione sempre più eterogenee. Le famiglie monoparentali, i nuclei familiari numerosi, gli anziani e i bambini si trovano ad affrontare difficoltà crescenti nonostante la prosperità generale del Paese. La CSL accoglie con favore diversi obiettivi perseguiti dal nuovo dispositivo. Il raggruppamento dei diversi aiuti esistenti in un unico meccanismo consentirà una maggiore chiarezza del sistema. Anche l’armonizzazione dei criteri di accesso, la semplificazione delle pratiche amministrative e la parziale automazione delle procedure costituiscono progressi in grado di ridurre il fenomeno del mancato ricorso agli aiuti sociali. La CSL accoglie con favore gli aiuti destinati agli anziani e ai bambini in età scolare. Gli importi previsti rappresentano un miglioramento sostanziale per le famiglie a reddito modesto. La CSL rileva tuttavia diversi limiti significativi. Le persone sole e i nuclei familiari composti esclusivamente da due adulti non vedranno praticamente alcun miglioramento della loro situazione. Eppure queste categorie rappresentano una quota importante degli attuali beneficiari degli aiuti sociali in questione. Per loro la riforma si traduce essenzialmente in uno status quo.
La CSL esprime inoltre la propria delusione per l’assenza di misure specifiche a favore degli studenti. Questa fascia della popolazione è particolarmente esposta alle difficoltà legate al potere d’acquisto, mentre i dispositivi esistenti non sempre coprono i loro bisogni essenziali. Più in generale la CSL si interroga sulla filosofia generale del dispositivo.
I nuovi sostegni economici destinati ai bambini e agli anziani rischiano di sostituirsi a rivalutazioni più ambiziose degli assegni familiari, delle pensioni minime o del salario sociale minimo. Questo approccio solleva inoltre la questione dell’esclusione dei lavoratori frontalieri, che non possono beneficiare di alcuni aiuti sociali riservati ai residenti. Per la CSL, la lotta alla povertà non può basarsi esclusivamente sullo sviluppo di nuovi meccanismi di assistenza. Ritiene che un miglioramento duraturo del tenore di vita passi innanzitutto attraverso un adeguato aumento dei redditi da lavoro e delle pensioni. Salari minimi e pensioni minime che consentano realmente di vivere dignitosamente ridurrebbero la dipendenza dagli aiuti sociali, rafforzando al contempo i futuri diritti sociali dei lavoratori.
A cura di Marcello Magliulo