Giovedì 21 maggio il Theater Trier ha vissuto una di quelle serate che restano nella memoria culturale di una città. L’ Internationale Tanzgala (gala internazionale di danza), organizzata nel Grande Haus del teatro della città tedesca dal direttore del balletto Roberto Scafati, non è stato semplicemente uno spettacolo di danza: è stato una dichiarazione artistica, quasi un manifesto europeo costruito attraverso il linguaggio del corpo

Roberto Scafati (nella foto)

Già entrando nel teatro si percepiva che l’atmosfera sarebbe stata diversa dal solito. Eleganza, aspettativa, una sensazione di evento importante. Ma soprattutto si respirava un’energia internazionale rarissima. Ed è proprio questo il primo grande merito di Roberto Scafati: essere riuscito a portare sul palco di Trier alcune delle compagnie più prestigiose d’Europa, trasformando per una sera la città in un vero centro della danza contemporanea europea.

Il gala, organizzato simbolicamente nel giorno UNESCO dedicato alla diversità culturale, ha riunito compagnie provenienti da Italia, Francia, Germania, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi e Svizzera. Sul palco si sono alternati artisti di altissimo livello del Staatsballett Berlin, dell’Introdans Holland, del Ballet de l’Opéra National du Capitole de Toulouse, del Bern Ballett, dell’Opera Ballet Vlaanderen di Anversa, del Nuovo Balletto di Toscana, del Copenhagen Contemporary Ballet, oltre a compagnie provenienti da Linz, Halberstadt e Nordhausen. Ed era impressionante vedere come ogni compagnia portasse con sé una propria identità artistica.

Ad aprire la serata i padroni di casa: il Ballett Theater di Trier magistralmente diretti da Roberto Scafati con Babel, vincitrice del premio come migliore performance al 31° Cairo International Festival for Experimental Theatre in Egitto. A seguire l’interessante lavoro di Arianna Di Francesco per il Teatro Nazionale di Mannheim dal titolo Don’t mind me. La ricerca di un movimento intimo, a volte anche brutale, segna le performance della compagnia Opera Ballet Vlaaderen con I’m trying to help e The blind Narcissist del coreografo tedesco siriano Saeed Hani. In What meets the eye Lotte Sigh, fondatore della scuola di Danza contemporanea di Copenhagen, si ispira all’esplorazione della percezione visiva dello scultore Alberto Giacometti, mentre Ivan Alboresi indaga il rapporto di connessione e disconnessione della coppia con il suo Dis/connected  per il Balletto del teatro di Nordhausen. Il direttore del Teatro statale di Dresda, Goyo Montero ha creato un vibrante ed energico assolo per Jòn Vallejo.  Il movimento si fa fluido, quasi geometrico nella loro precisione con Aurora Falsetti e Linhao Quin del Tanzharz in Levitation e in Night Shining Clouds nella coreografia di Marioenrico D’Angelo per il balletto di Berna e in Nocturne del Staatsballett di Berlino. Degno di nota, e fiori all’occhiello della danza contemporanea italiana, il bellissimo lavoro del coreografo Valerio Longo, a lungo danzatore con Mauro Bigonzetti, con il suo Vibrato per Francesco Moro e Paolo Barbonaglia del Balletto di Roma e la toccante e perfetta performance di Matilde Di Ciolo e Matteo Capetola dell’Aterballetto di Reggio Emilia con Dusk. Particolarmente memorabile è stato il lavoro presentato da Introdans Holland con un estratto di In Memoriam di Sidi Larbi Cherkaoui: un pezzo di una delicatezza quasi ipnotica, capace di trasformare il silenzio del teatro in qualcosa di tangibile.

Non sono mancati momenti di balletto con il pas de deux  da Esmeralda  con gli impeccabili primi ballerini del Balletto dell’Opera National du Capitol e i primi ballerini del Balletto di Stato di Vienna e il Balletto Reale Svedese con il pas de deux tratto da Le Corsaire.

Negli ultimi anni Scafati ha costruito a Trier qualcosa di raro: una compagnia di danza con una forte identità artistica e una reputazione ormai internazionale. Non è un caso che il suo lavoro venga continuamente riconosciuto anche fuori dalla Germania, né che il Theater Trier venga oggi considerato una realtà importante nel panorama del balletto contemporaneo europeo. Quello che colpisce di Scafati è la sua idea di danza: aperta, moderna, europea, ma senza perdere intensità emotiva. E questa filosofia era visibile in ogni dettaglio del gala. Non c’era la freddezza di certi eventi troppo istituzionali. Al contrario, si sentiva una passione autentica per il movimento, per il dialogo artistico, per la diversità degli stili. Anche il pubblico sembrava percepirlo. Gli applausi non erano semplicemente educati: erano sinceri, lunghi, calorosi. In certi momenti il teatro sembrava completamente immerso nella scena. E questa è forse la qualità più rara che uno spettacolo possa avere oggi: riuscire a creare attenzione vera.. In un periodo in cui molti teatri europei cercano formule sicure e facilmente commerciali, Trier ha scelto invece la qualità, la ricerca artistica e la cooperazione internazionale, diventando un luogo dove la grande danza europea può davvero sentirsi a casa.

Roberta Bignardi

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