In tempi segnati da polarizzazione politica, pressione sulle istituzioni pubbliche e attacchi mirati alla libertà artistica, la domanda non è più se gli spazi culturali debbano prendere posizione, ma come possano rimanere aperti senza diventare fragili. La tavola rotonda “Offen bleiben! Wie Kulturräume Demokratie verteidigen”, svoltasi oggi, in collaborazione con il Max-Ophüls-Preis presso lo Staatstheater di Saarbrücken, ha offerto una riflessione di ampio respiro su una questione che attraversa l’intera Europa

Ulf Schmidt, Mirka Borchardt, Christine Streichert-Clivot, Edda Petri,  Kira Kirsch, Luca Pauer

Teatri, festival, centri culturali e iniziative della scena indipendente condividono oggi una sfida comune: difendere il pluralismo in un contesto in cui la cultura viene sempre più strumentalizzata, delegittimata o sottoposta a vincoli finanziari e politici. La discussione ha mostrato chiaramente che l’idea di una “neutralità culturale” è spesso invocata per limitare il dissenso, quando invece la democrazia vive proprio del confronto.
Tra i partecipanti del panel odierno (10.1.2026) figuravano Christine Streichert-Clivot,
Ministra dell’Istruzione e della Cultura del Saarland, Mirka Borchardt (Netzwerk Freie
Szene Saar e.V.), Kira Kirsch, direttrice artistica del festival transfrontaliero Perspectives, Edda Petri, della Neunkircher Kulturgesellschaft e Ulf Schmidt, capodrammaturgo dello Staatstheater Saarland. La moderazione è stata affidata a Luca Pauer.
Dalle esperienze locali sono emersi temi di rilevanza europea: la necessità di reti solidali tra istituzioni, la sicurezza e la pianificazione a lungo termine per operatori culturali spesso precari, il lavoro con comunità marginalizzate e il rifiuto di discriminazioni mascherate da “opinioni”. La cultura, è stato ribadito, non deve convincere tutti, ma rendere possibile l’incontro, anche – e soprattutto – nel conflitto.
In un’Europa attraversata da nuove frontiere simboliche, gli spazi culturali rimangono uno degli ultimi luoghi in cui la complessità può essere abitata. Restare aperti, oggi, significa assumersi una responsabilità democratica.

Elisa Cutullè

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