Mercoledì primo ottobre, come ultimo evento organizzato dal Circolo PD Lussemburgo in occasione della Festa dell’Unità Europea, è stato proiettato in anteprima il film documentario della regista iraniana Sepideh Farsi dal titolo “Metti la tua anima nelle tue mani e cammina”, dedicato alla fotogiornalista Fatma Hassouna, morta giovanissima sotto le bombe di Gaza

Sgomento, lacrime, sguardi muti. Tutti rivolti a quel sorriso meraviglioso che ci ha parlato dallo schermo di un cellulare. Il sorriso di una donna che era nata solo 25 anni fa e che una guerra maledetta ha spento per sempre. Il sorriso di una bocca, quella della fotogiornalista Fatma Hassouna, che non è rimasta chiusa e che attraverso il lavoro della regista (diventata poi sua grande amica) Sepideh Farsi ci ha raccontato questo conflitto attraverso gli occhi, il corpo, la vita, il dolore di chi a Gaza ci sta…ci stava. Sì, perché Fatma è stata uccisa il 16 aprile di quest’anno da un attacco (mirato alla sua abitazione) che l’ha portata via, insieme a 6 membri della sua famiglia. Si può spiegare davvero una guerra se non la si vive sul posto? No, solo chi è lì, e lì resta, con coraggio e attaccamento alla propria terra (come racconta Fatma nella sua cronaca spesso interrotta dai bombardamenti) può spiegarci come si vive, anzi, si sopravvive (forse) a un genocidio. Nella pellicola si susseguono tante video chiamate dove la giovane donna, bella del suo ottimismo e della sua fede, spiega quello che è per lei il valore delle proprie foto (alcune sono esposte per una decina di giorni nella hall del cinema UTOPIA a Limpertsberg, Lussemburgo città), che “devono raccontare ai posteri cosa sta succedendo, affinché possano sapere sul serio”. Con questo film, selezionato al festival di Cannes 2025, Farsi non racconta più la guerra per interposta persona, ma la fa raccontare a chi in quella guerra ci sta (ora purtroppo dobbiamo dire “ci è stata”) per davvero. Fatma è morta proprio il giorno seguente alla splendida notizia che dava il suo film incluso nella carrellata della prestigiosa kermesse cinematografica francese. Nella sua ultima videochiamata (che nessuno poteva immaginare fosse l’ultima) dice che ha preparato il passaporto per raggiungere la regista sulla Croisette. Ce lo dice con quella gioia e quel sorriso che lo spettatore fatica a capire possa crescere come fiori tra le macerie di un conflitto. Lo stesso sorriso con il quale nelle precedenti telefonate racconta del suo sogno di conoscere Roma e del desiderio, a guerra finita, di visitare un parco divertimenti. E lo dice con una serenità disarmante, mentre dice anche “ho fame, qui abbiamo tutti/e fame…”. Dopo il film il pubblico ha avuto bisogno di qualche minuto per riprendersi dallo shock. Hanno parlato la regista e Raphaël Pitti, che ha parlato di un dramma senza soluzione, spiegando che a Gaza non ci sono più aiuti “istituzionali” e che ormai è necessario fare appello ai civili, a noi. Il medico, da sempre in prima linea dove ci sono guerre e ingiustizie, che è stato anche nostro ospite a VoicesbyPassaParola, ha creato un orfanotrofio a Gaza. Per saperne di più e contribuire con un sostegno economico: www.husome.org. Tutti e tutte possiamo fare qualcosa, si può cominciare da qui e non fermarci. Con coraggio e ottimismo: quelli di Fatma. Mettendo la nostra anima nelle nostre mani e camminando.

Maria Grazia Galati

Il film è stato inserito nel programma del cineclub del CPJPO : Le programme du Ciné Club 2025/2026 – Comité pour une Paix Juste au Proche-Orient

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