Due grandi prove di regia (alla loro prima opera). Un giallo ambientato nel mondo della malavita internazionale e una pellicola che ci riporta alle atmosfere degli Anni Sessanta. Sicuramente tra i migliori film del festival. Leggete cosa dicono i protagonisti

Come pecore in mezzo ai lupi (di Lyda Patitucci – vedi intervista a seguire) è un bel thriller girato magnificamente in una Roma dalle architetture quasi irriconoscibili. Personaggi molto ben tratteggiati, una protagonista “dark'” (la bravissima Isabella Ragonese – vedi intervista a seguire) che regge da sola il confronto con gli uomini. Una trama semplice ma di tensione, con risvolti psicologici che tengono alta l’attenzione dello spettatore, sempre! Un film ”molto europeo”, recitato in serbo e in italiano, che riserva grande importanza al risvolto religioso. Abbiamo incontrato dietro le quinte del festival la regista e la protagonista.


Intervista a Lyda Patitucci (regista)
Tra festival di Villerupt e festival di Roma si nota che la Settima Arte in Italia è sempre più donna. Cosa sta succedendo e come mai proprio ora?

La società si sta trasformando. È ancora molto nelle mani degli uomini, ma qualcosa sta cambiando in meglio e speriamo non solo in apparenza…Diciamo che in questo periodo dare più attenzione alle donne conviene, ma è qualcosa che va a nostro vantaggio e quindi meglio così. Soprattutto noto un’apertura non solo verso le donne, ma anche verso i giovani: due realtà che sono sempre state entrambe sacrificate. Ad aiutare i giovani ad emergere, bisogna ammetterlo, sono state le piattaforme. Quindi, in tal caso, ben vengano!

Sei di Ferrara, sei nata e cresciuta in una regione, l’Emilia Romagna, che ha dato molto al cinema italiano. Quanto ha influito la tua origine nel tuo lavoro?

Sicuramente per un certo tipo di atmosfere e soprattutto per il fiume, le suggestioni della nebbia (ora meno fitta di un tempo), l’acqua, le architetture sospese. Tutte suggestioni visive che hanno molto influito positivamente sul mio percorso professionale.


Il personaggio di Vera/Stefania ricorda ‘’Nikita’’. Cosa ne pensi?

(Lyda esulta). Grazie per questa domanda, poiché credo che Besson abbia creato i migliori personaggi femminili della storia del cinema e paragonarmi a lui mi onora. 

Intervista a Isabella Ragonese (attrice protagonista)

Già una lunga carriera di successi alle spalle partendo da quando hai recitato giovanissima nel film di Virzì ”Tutta la vita davanti” (ispirato al libro Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria di Michela Murgia, Einaudi, 2010). Cosa è rimasto oggi della Isabella Ragonese di allora?

Senza dubbio la curiosità, e lo si vede dal mio percorso di attrice. Il fatto di provare le stesse sensazioni nell’affrontare un progetto nuovo. Ed è stato così anche con Lyda per questo film. 


Tempo fa, in un’intervista, hai dichiarato che sei molto legata al ruolo di Marina (la moglie defunta del vicequestore Rocco Schiavone nell’omonima fiction con Giallini: un’entità esoterica, un ‘’fantasma’’ come lo chiami tu). Per quale ragione ne sei così legata? Per una ragione meramente professionale o piuttosto spiritualistica? 

Perché quel ruolo mi ha molto commossa. Ho persino sfidato i consigli degli agenti che mi suggerivano di non accettare quella parte. Ma io l’ho trovata molto bella proprio perché poetica; e anche interessante per il mio lavoro di attrice, in quanto ho lavorato su una immagine evocata, non su una interpretazione classica, ma su una immagine di donna legata al ricordo e al desiderio, agendo nel recitato su una ”proiezione’’. 
Completamente diverso il registro del filmZamora, di Neri Marcorè (arrivato al festival in prima assoluta mondiale, in Italia uscirà in primavera), personaggio arcinoto e poliedrico che nella sua pellicola usa la metafora del calcio per parlare con poesia e ironia di vita e sentimenti. Un cast eccezionale (con tanti comici celebri come lui), una ricostruzione scenica e di costumi eccellente. Una storia ambientata nella Milano del boom economico (siamo nel 1966) dove le figure femminili risaltano sugli uomini, svelando quei rigurgiti di ribellione che di lì a poco avranno cambiato  la nostra società. E poi belle battute, una storia che scorre fluida e accattivante e regala le cosiddette “buone e sane risate”.

 
A ogni film ha fatto seguito un dibattito molto interessante con un pubblico che non smetteva di fare domande. Lyda Patitucci ha risposto a una domanda di PassaParola Magazine  illustrando il personaggio della bambina, la bravissima Carolina Michelangeli, scelta fra 300 candidate al casting. Isabella Ragonese ha spiegato come grazie a questo film abbia imparato a guidare la moto e a parlare il serbo.

Anche Neri Marcorè si è soffermato a lungo sulla scelta dei personaggi del suo film “Zamora”, in particolar modo “il Gusperti” (sarcastico e donnaiolo), trovato solo a pochi giorni dall’inizio delle riprese. Ha poi spiegato con orgoglio come, sfidando la produzione, abbia voluto imporre un finale non retorico da happy ending, volendo invece dare attraverso la sua storia un messaggio di come le ferite e le delusioni possano permettere a ciascuno di noi di crescere a livello psico-emotivo.

Ai complimenti di PassaParola Magazine  per la la ricostruzione storica di scenografie e costumi ha risposto sottolineando quanto lui scelga di lavorare con grandi professionisti, ma non solo: soprattutto con addetti ai lavori con cui ha una buona affinità emotiva e che gli diano la certezza di lavorare in armonia. 

Maria Grazia Galati (ha collaborato Paola Cairo)

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