Una nuova rubrica dedicata alle parole, alla cultura, alla poesia, a scrittrici e scrittori, poetesse e poeti a volte dimenticati ma presenti nella storia del nostro Paese. A cura di Loris Jacin.

Sotto lo pseudonimo di Loris Jacin si nasconde un attore che in gioventù ha calcato le scene del teatro goliardico insieme a Paolo Villaggio per poi divenire un poeta, uno scrittore, un insegnante. Sensibile alla deculturazione imperante, alla crisi della lettura libraria, all’oblio del senso semantico delle parole ridotte a espressioni che vivono nello spazio mutevole dei social come schizzi d’animo, spruzzi involgariti dalla immediatezza delle immagini evocate, dove il pensiero logico si dissolve in un immenso baobab paratattico di piani di pensiero affastellati nel disordine che si fa anche alla fine schizofrenia mentale, anticamera anfetaminica dove spesso dei riflettori puntati ad alzo zero sparano il quasi nulla della riflessione, l’eterno vociante cazzeggio creato per distrarre dalle cose essenziali, Loris ha in questa rubrica cercato di mettere insieme qualche pepita della cultura grande del nostro Paese che certo esiste ed è esistita ma che oggi sembra avere perso ogni appeal, essersi dimenticata sociologicamente di se stessa .

Proponendo una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, una sua poesia. “Con la cultura non si mangia” diceva un noto economista di governo. Ma senza neppure ci si vive, ci dice Loris Jacin, il curatore. Ricordando che anche negli anni politicamente più bui del Settecento spagnolo si è manifestato il miracolo di un Francisco Goya. L’Italia ha ancora settantasette anni per trovarlo. Ma lo deve innanzi tutto cercare non fuori ma all’interno del Palazzo.

Red

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