Se uno si riferisce a Wikipedia può leggere che il maccartismo dal nome del senatore Mc Carthy alla direzione della principale commissione per la repressione delle attività anti- americane fu “un atteggiamento politico-amministrativo manifestatosi nella storia degli Stati Uniti nei primi anni ’50 del secolo scorso, caratterizzato da un’esasperata repressione nei confronti di persone, gruppi e comportamenti ritenuti filocomunisti e quindi sovversivi”. Avendo fra le vittime artisti illustri come Charlie Chaplin e Arthur Miller (cui il maccartismo ispirerà il famoso “Crogiuolo” come sinonimo di caccia alle streghe)

Ora a proposito dell’Ucraina un’analoga caccia alle streghe sembra coinvolgere, almeno a partire dall’Italia, chiunque osi sostenere dopo l’invasione condannata della Russia anche i torti degli Stati Uniti a volere continuare a tutti i costi una situazione di guerra in Europa. Anche offrendo all’Ucraina le micidiali Cluster Bomb, bombe a grappolo, il cui uso è vietato dalla  Convenzione di Oslo del 2008  firmata da 108 paesi che non comprendono né l’Ucraina, né la Russia, né gli Stati Uniti, ma quasi tutti gli altri i Stati europei.

L’ultimo episodio riguarda la figura della ex-ambasciatrice italiana Elena Basile che per avere espresso sul Fatto Quotidiano in alcuni articoli un punto di vista  critico sulla linea di perpetuazione della guerra espressa da Washington e dai suoi alleati nella NATO è oggetto di attacchi indiscriminati per essere, secondo alcuni, l’esempio del perfetto lavorio dei servizi russi sui nostri diplomatici all’estero. Ultimo esempio degli attacchi di massa a chiunque si esponga da Alessandro Orsini a Franco Cardini  a Marco Travaglio ad enunziare  qualunque  tesi che sia in contrasto con l’artiglio della seconda parte di una guerra ibrida, la narrazione dominante, quella giocata sui salotti di casa  dove devono solo giungere per default  le due facili  equazioni aggressore/aggredito e difesa dei valori occidentali. 

Se il maccartismo comincia dall’Italia in cui di nuovo scricchiola, dopo il ventennio berlusconiano, la separazione democratica fra i poteri dell’esecutivo e quelli della magistratura, il contagio potrebbe rapidamente diffondersi anche in Europa. Aggiungendo un ulteriore pericolo a quello attuale del risorgere dei nazionalismi in molti Stati membri che in fondo è proprio la guerra in Ucraina a rinfocolare anche grazie anche  alla scelta di un organismo multilaterale europeo di farsi coinvolgere nell’ingranaggio della contrapposizione fra due nazionalismi slavi rinunziando a svolgere un minimo ruolo  autonomo  di mediazione e di superamento dei nazionalismi stessi. Senza aver tratto in questa seconda guerra europea del resto alcun insegnamento dalla prima guerra europea: quella della Serbia nel 1999. Ponendo l’inquietante interrogativo ad un anno dalle elezioni europee di come l’Unione europea intenda esternamente proporsi in un mondo passato in un lampo dal multilateralismo degli scambi al bipolarismo delle zone di influenza .  Al di là del suo proporsi come fortezza anti-immigrati che dimostra la sua incapacità ad immaginare soluzioni non congiunturali ad uno dei più grandi problemi geopolitici del nostro tempo.

Ora le guerre di religione non basate sulla verità ma su ipocrisie considerate indiscutibili possono durare nella storia di Europa anche trent’anni, come nel XVII secolo, ma anche distruggere oggi, con gli inermi ucraini e russi, giorno dopo giorno, anche gli stessi valori fondanti dell’Unione europea.  Che proprio sul superamento dei nazionalismi vede la ragione prima della propria esistenza.

Carlo degli Abbati

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