Riflessioni sulla stato del pianeta che solo i libri possono salvare

Traggo dal lavoro di Umberto Galimberti “Il libro delle emozioni”, Feltrinelli, 2021 la seguente riflessione: “Non trascuriamo di sorvegliare il futuro dei nostri nativi digitali che ancora non si rendono conto che i mezzi di comunicazione che quotidianamente frequentano non sono un “mezzo” che possono impiegare a loro piacimento ma sono un “mondo” che, nel momento stesso in cui li ospita, condiziona il loro modo di pensare”. E poi il prof. Galimberti continua osservando come la digitalizzazione della scuola confligge con l’educazione delle emozioni e dei sentimenti nei giovani studenti.

Già Giovanni Sartori osservava che guardare è più facile di leggere. Se la scrittura con la sua diffusione da Gutenberg in poi ha permesso lo sviluppo universale del pensiero sequenziale, analitico, lineare, il trionfo dell’immagine fra televisione, computer, smartphone, tablet, PlayStation, Xbox  sta sostituendo soprattutto fra i nativi digitali un nuovo tipo di intelligenza che non è più sequenziale ma simultanea, consona più all’immagine che all’alfabeto. E’ il ritorno all’indietro nel tempo quando prima del trionfo della scrittura il pensiero nutrito dalle immagini dei graffiti e dalle sculture rupestri non era ancora sequenziale ma olistico, globale, onnicomprensivo.

Il PC, riattribuendo alla vista il primato sugli altri sensi, riporta progressivamente la mente alla semplice percezione delle immagini dello schermo.  Il ritmo mentale non è  più intimo, personale, ma viene dettato dall’esterno, il che influenza l’effettiva comprensione. Finita l’aritmetica con buona pace di Al-Quarismi (inventore dell’algoritmo, NdA) la fatica del calcolo mentale sulle tabelline sostituito dal pigiare di semplici tasti,  finita l’impagabile solitudine della riflessione con buona pace di Cartesio (cogito, ergo sum), il tempo reale dell’iperconsumo di  immagini sostituisce la verticalizzazione del pensiero, la ramificazione a baobab delle immagini esclude la piramidalizzazione dei concetti.

L’approccio mentale da sintattico volge al parattatico, in una insalata confusa di stimoli principali e dipendenti. Se prendiamo il caso dell’Italia e dei suoi quasi 60 milioni di ab., secondo i dati OCSE (2020)  il 37,8 % non va oltre la terza media, il 28% degli adulti è analfabeta e il 42% non è in grado di elaborare un ragionamento complesso. Partendo da questa situazione tutt’altro che brillante, si assiste con stupore alle manifestazioni di entusiasmo del mondo italiano dell’istruzione per la digitalizzazione della scuola, nuova pietra filosofale, mentre si riserva molto meno spazio all’obiettivo principale della scuola, che è quello di sviluppare negli studenti un giusto senso critico. Di educare anziché semplicemente istruire.

Si può timonare con successo una barca verso un porto sicuro solo cullandosi a guardare il susseguirsi delle onde? Certamente, no. Ma se la scuola non mantiene vivo negli studenti un massimo di senso critico, come evitare che questi, affascinati pigramente dal sovrapporsi ossessivo delle immagini, quasi sempre rivolte ad ottenere alla fine un consenso anche commerciale, non finiscano per confondere mezzi e fini, forma e contenuto, quantità delle informazioni con la loro qualità, smarrendo progressivamente ogni tipo di ragionamento sequenziale?

E qui rimane solo la lettura, il contenuto dei segni, che attiva l’immaginazione e la riflessione come ultima spiaggia per salvare la capacità di comprensione, di ragionamento, di giudizio critico.

Non occorrono missili, droni, bombe atomiche. E’ il LIBRO l’ultimo baluardo dell’ homo sapiens. Chi lo avrebbe mai potuto immaginare, mentre si cerca su Marte (anche privatamente) l’equilibrio smarrito sulla Terra? Con Elon Musk (cofondatore e amministratore delegato di Tesla) nella parte di Astolfo?

Carlo Degli Abbati

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