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Ci sono giorni, come l’8 marzo, in cui rivendichiamo, con più forza rispetto agli altri giorni dell’anno, il nostro diritto alla libertà, alla parità, all‘indipendenza, ad essere come siamo. Ci sono giorni, come l’8 marzo, in cui ci chiediamo se serva ancora essere femministe (e vale sia per le donne sia per uomini che si dichiarano tali) in un mondo in cui gli squilibri di genere, la mancanza di libertà e le pratiche cruente e antiche contro le donne (leggi infibulazione), oltre alle guerre e alla povertà siano ancora diffuse in ¾ del Pianeta. Ci sono giorni, come l’8 marzo, in cui avvertiamo in noi stesse che nonostante anni di battaglie civili, legali, morali, educative, familiari, le nostre società capitaliste –  fondate sul patriarcato e la cultura sessista – non permettono di garantire diritti basici alla maggior parte della popolazione mondiale. Ci sono giorni, come l’8 marzo, in cui ci interroghiamo se l’8 marzo serva ancora.

Si, serve. Per conquistare la parità di salario, per eliminare il gender gap.  

GREVE

Per reclamare la riduzione del tempo di lavoro, la parità di retribuzione, il diritto all’alloggio e il congedo per nascita, come in Lussemburgo  chiedono le donne e le associazioni riunite nella piattaforma JIF (Journée Internazionale des Femmes) che hanno organizzato lo sciopero delle donne (https://fraestreik.lu/). 

Serve ad aumentare le quote femminile nelle posizioni di vertice, per chiedere leggi contro i femminicidi e politiche di sostegno alle famiglie e alle donne che lavorano. Serve sostenere il diritto all’aborto e all’autodeterminazione, a riconoscere l’importanza del lavoro domestico non pagato, a lottare per la salvaguardia dell’ambiente, a contrastare la forza distruttiva del capitalismo patriarcale. E ancora:  serve ad esigere che si possa guidare un’automobile, avere a disposizione gli assorbenti durante i giorni del ciclo o portare i pantaloni o a scegliersi il marito.

Serve perché nei processi per stupro la vittima è la parte lesa, non quella sotto accusa. Serve perché non si può più morire di parto. Per reclamare l’accesso all’istruzione per tutte. Serve perché il problema del body image e del self-esteem issues  (l’immagine del corpo e i problemi di autostima, ndr) tra le giovani ragazze nere è uno dei temi politici su cui è necessario si concentri il femminismo internazionale. Perché in TV o nella pubblicità, la donna, specialmente italiana non sia solo considerata un oggetto. Perché cessi il linguaggio sessista.

L’8 marzo serve per consegnare alle generazioni future un mondo migliore.

Perché c’è ancora tantissima strada da fare.

Paola Cairo e Maria Grazia Galati

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