omonero

Senza dubbio l’hai già superato, alla curva di una strada, hai mangiato accanto a lui, riso delle sue battute, pianto sulla sua spalla, ammirato i suoi amici. Forse non te ne sei nemmeno accorto, sebbene sia presente tutti i giorni, presenza indifferente della quotidianità, semplice anonima. Eppure non ti ha mai rivelato la sua vera natura, non hai mai pensato che fosse solo una maschera, che questo vicino, questo amico, questo collega d’ufficio, chiunque potesse nascondere di essere il diavolo. Ma non lo cerchiamo continuamente negli altri per evitare di trovarlo in noi stessi?

La mostra L’Homme gris, al Casino di Lussemburgo fino al 31 gennaio 2021, mette in discussione le rappresentazioni non archetipiche del Diavolo nell’arte contemporanea.

Lungi dallo scomparire, il suo volto è semplicemente mutato, dimostrando ancora una volta l’affascinante adattabilità che gli ha permesso di attraversare la storia dell’arte – e degli uomini – senza indebolirsi. Poiché il modo in cui si eclissa, si trasforma e si infiltra gli consente di rivendicare una posizione che è tanto più pericolosa, potente o liberatoria, offre agli artisti due possibili strade da esplorare. La loro scelta oscilla così tra il guscio vuoto, il costume da indossare, l’immagine pura e una metamorfosi sfuggente e costante.

Questa stimolante alternativa evoca, o addirittura invoca, occultamenti riflessivi o l’uso dell’anonimato come armi strategiche; rivela la malefica interiorizzazione dell’uomo e la sua insostenibile banalità; mette in discussione il confine tra visibile e invisibile, tra travestimento e massa; aspira a riaccendere un oscuro sfarzo. La diagonale della creazione attraversa quindi i poli filosofico, economico, politico, estetico o morale.

Come uno stendardo, l’ombra aleggia: quella, maiuscola, di C. G. Jung, quella lasciata dal volo inquietante dell’arcangelo caduto, quella che oscura la luce e immerge il mondo in un grigio cupo e caldo, sebbene avvolgente; soprattutto quella che Peter Schlemihl ha venduto all’ “uomo grigio”, e che gli ha permesso, sfortunato rifiutato, di comprendere e ammirare – una vera parabola d’arte – le meraviglie di questo mondo.

Il tema è quindi di grandissimo interesse. Meno forse il tortuoso percorso fatto di grandi costruzioni in legno che obbligano il visitatore, nelle prime sale, ad incanalarsi in stretti corridoi e a ricercare il nome dell’artista che sta guardando…..perché in mostra non c’è.

Info: Casino.lu

visits@casino-luxembourg.lu

 Roberta Alberotanza

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