In queste ore drammatiche l’Italia è alle prese con una delle epidemie più gravi della sua storia, e noi italiani in Lussemburgo abbiamo seguito a ruota, sorpresi soprattutto dal fatto che il virus ci abbia trovati sulla cartina. In questi momenti è fondamentale avere un rigoroso senso civico, ma anche conservare buonumore e speranza. Proprio questo è il messaggio di questo numero della rubrica, speranza, basata su una verità inconfutabile: in Lussemburgo viviamo quotidianamente in quarantena, quindi sostanzialmente per noi non cambierà nulla.

Se avete dubbi, esaminiamo i classici provvedimenti di questo tipo di emergenza, e vi dimostrerò che qui sono già in vigore:

–         Chiusura dei bar: il Paese che ci ospita si sa, è avanti, e per evitare le chiusure ha evitato proprio le aperture. I bar in pratica non esistono, e per evitare che proliferassero nelle piazze dei paesi, qui non hanno costruito nemmeno le piazze. Geniale.

–         Evitare manifestazioni e luoghi affollati: anche qui il Lussemburgo ha adottato misure preventive. Per non farci soffrire in momenti come questi, gli eventi hanno sempre scarseggiato. In più, la popolazione è estremamente collaborativa. Per evitare assembramenti, che di solito caratterizzano le sere e i weekend, i frontalieri tornano a casa propria, col risultato che l’unico luogo affollato è l’autostrada in direzione di Metz, dove si rischia più l’avvelenamento da monossido che il contagio da Covid-19.

–         Effettuare il maggior numero di tamponi: considerando che qui ci sono più automobili che abitanti e il livello medio dei guidatori, tamponare nel Granducato è sempre stato facile. Dato il valore delle auto coinvolte, proprio qui si è sviluppata la credenza che i tamponi siano molto costosi.

Insomma, anche stavolta il Lussemburgo si conferma all’avanguardia, sia grazie al suo concetto di quarantena permanente, che grazie ad un’altra arma che spaventerebbe anche il più ostico dei nemici, virus compresi: la noia.

Steve M. Scarz

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