photo: georges fessy
photo: georges fessy

Il dialogo tra i due grandi architetti francesi Bernard Plattner (Renzo Piano Building Workshop) e Dominique Perrault (Dominique Perrault Architecture), avvenuto lo scorso 18 settembre in Lussemburgo, ha fatto riflettere sull’importanza e sulla grande responsabilità nel costruire un edificio destinato alla Corte di Giustizia dell’Unione europea che simboleggi una società in perpetuo mutamento e un’urbanizzazione locale in continua crescita.

Dal 1973 fino ad oggi molti architetti si sono confrontati per ottenere il risultato attuale, unificante, stabile e “calmo”, che con le sue torri determina lo skyline del quartiere Kirchberg. Una torre che con la sua trasparenza e le sue grandi pareti vetrate, vive nella luce e  deve essere in grado di rispondere ai cambiamenti e alle esigenze attuali, in continuo sviluppo durante gli anni.

Il nuovo palazzo della Corte – realizzato in continuità con le altre due torri –  viene comparato ad un corpo umano, il corpo stesso della società che rappresenta: le sue gallerie luminose, oltre a facilitare i collegamenti interni, simboleggiano il sangue, il cuore pulsante è la sala di udienza, la testa è la Corte stessa, trasparente e limpida. Il nuovo edificio ha il difficile e nobile compito di esprimere lo spirito di una nazione e i valori fondamentali di una società – che grazie all’architettura vengono rappresentati in un oggetto simbolico e rappresentativo fatto dalla città, con la città, per la città –  e di accogliere l’attività giurisdizionale dell’Unione europea in un unico sito.

Virginia Rossello

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