Monica Faggiani porta in scena in Lussemburgo  “QUEL CHE RESTA, A proposito di mobbing, shocking e altre amenità“. Organizzato dal Circolo Curiel, l’evento è previsto giovedì 13 giugno alle ore 19 presso la sala del Circolo Curiel stesso dove sarà rappresentato il monologo che racconta una storia di “ordinaria follia” come ce ne sono tante, spesso sommerse dall’abitudine e dalla difficoltà di parlarne. Una storia in cui la vicenda legata al mobbing viene inserita all’interno di relazioni più ampie in cui si giocano “dinamiche di potere”.

Intervista in anteprima a Monica Faggiani che ne è autrice ed interprete.

 

crediti della foto: Alexandra Grippa
crediti della foto: Alexandra Grippa

Lei porta in scena il mobbing, l’idea nasce da una sua esperienza personale o dalla voglia di parlare di qualcosa che spesso si evita?                                                               

L’idea di parlare di mobbing nasce, ahimè, da una mia esperienza personale. Il mobbing però è nel mio spettacolo ascritto all’interno di tutte quelle che io considero relazioni “tossiche” di dipendenza affettiva che possono svilupparsi in qualsiasi sfera (familiare amorosa amicale professionale). Sicuramente la mia esperienza personale è stata l’origine di questo lavoro ma poi scrivendo mi sono accorta di quanto questo fenomeno fosse subdolo e strisciante e di quanto le statistiche, relative a questo fenomeno, fossero allarmanti. La necessità di parlarne quindi non è stata più solo personale ma civile e sociale.

Un monologo in cui con ironia e autoironia dissacra questo tema così profondo.

Io non voglio dissacrare questa tematica anzi ma vorrei riuscire a far capire a tutti che una via d’uscita si può trovare sempre. Una delle principali nostre alleate può essere appunto l’ironia cioè, per me, la capacità di vedere le cose da una nuova prospettiva che ci permetta di alleggerire il peso delle nostre ferite e financo di sorriderne. Certo le ferite restano ma come si decide di cicatrizzarle dipende esclusivamente da noi. Io sono nella vita una donna molto autoironica e estendere questa caratteristica alla narrazione teatrale ha funzionato anche per provare a far riflettere su una tematica con una leggerezza maggiore che non vuol dire superficialità ma capacità di non sprofondarci dentro.

Ed infine la dea degli inferi Persefone e Candy Candy. Cosa c’entrano?

Persefone (o meglio Kore che è il nome della giovane Dea prima di diventare Regina degli Inferi con il nome di Persefone) e Candy Candy sono due giovani fanciulle molto simili. Due ragazzine spensierate che vivono, entrambe, all’ombra di una figura materna totalmente avvolgente (la prima) e dell’idea romantica dell’amore (la seconda). Entrambe intraprendono un viaggio dentro e fuori di loro che le porterà ad un cambiamento rivoluzionario delle proprie vite, ad essere entrambe Donne del proprio Cambiamento. In fondo io non faccio che raccontare questo viaggio di consapevolezza e rinascita che appartiene a me in prima istanza nel raccontare la mia storia ma che può essere di chiunque. Creo un rito condiviso in cui ciascuno, anche attraverso l’uso del Mito e delle Fiabe, possa riconoscersi.

Stella Emolo

 

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