La mostra “McCurry. Animals” approdata in dicembre a Milano, al Mudec (Museo delle Culture) e  tuttora visitabile (fino al 31 marzo) , è strepitosa.
Si sa che la fierezza e la delicatezza nel rappresentare l’umanità sono proprie di Steve McCurry. Ma rendere “umani” gli animali vuol dire avere una grande sensibilità, una capacità straordinaria nell’utilizzo dell’obiettivo e nella ricerca dell’immagine.
“Gli animali come uomini o gli uomini come animali”, nel senso che McCurry, in queste 60 immagini, ha colto dei momenti “privati”, oserei dire, dove essi sono in simbiosi.
Come nella splendida e tenerissima foto in cui una mamma sta dormendo accanto alla sua bimba incuranti del pericolo: un serpente si aggira vicino a loro. Però, sembra quasi che il serpente stesso non voglia disturbare il loro sonno; oppure, nella foto antropomorfa del primo piano di una scimmia: la sua chioma la fa sembrare un uomo col colbacco; e ancora: l’orango in mezzo alle foglie, con lo sguardo implorante: la teoria darwiniana è tutta in questa foto; o il contadino con la pecora sulle spalle, come “il Buon Pastore” tramandatoci dall’iconografia sacra.
E ancora l’uomo seduto sulla tigre, tigre e uomo: stesso profilo, stessa grinta…ma l’uomo ha bisogno di un fucile per farsi valere; per poi non parlare della mucca ferma davanti al carro armato: come non ricordare l’immagine del ragazzo cinese fermo davanti al carro armato nella piazza di Tien an Men?
Anche qui, l’essere inermi davanti alla forza: uomo o animale non cambia.
Al Ahmadi, Kuwait, 1991, KUWAIT
Al Ahmadi, Kuwait, 1991, KUWAIT
E, da ultimo, la devastante, struggente foto dell’esplosione durante la Guerra del Golfo con, in primo piano, i cammelli in fila che si stagliano – anime erranti -sullo sfondo irreale di una luce accecante, sovrastata da un enorme ammasso di nuvole nere da inferno dantesco.
Steve McCurry ha, come sempre, centrato l’obiettivo, con la sua grazia e la sua capacità di penetrare gli animi. Anche quelli degli animali.
Anna Violante

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