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Quando incontriamo Jesus, davanti al parcheggio di un grande supermercato, abbiamo da poco lasciato Ursula e Marian.

Loro sono una coppia polacca che vive, o meglio trova riparo, dentro una colonnetta di fronte al cimitero del  Verano, “la mia reggia” – dice Ursula, sforzandosi di trovare il corretto termine italiano, lei che invece la nostra lingua la parla molto bene. E’ una difficoltà non linguistica ma concreta e infatti risulta davvero difficile immaginare quell’angusto cilindro di pochi metri come una reggia.  Oltre alla cena, abbiamo con noi una chitarra e Marian vuole sentire “Pensa” di Fabrizio Moro. Mentre cerchiamo accordi e accenniamo parole e melodia lui si emoziona e siccome questa non può essere una serata triste modifica subito la richiesta e chiede una canzone di Al Bano, che peraltro in questa sera dell’ultimo dell’anno canta in Polonia con la sua Romina…E allora le note di “Felicità Felicità…” si librano più o meno intonate nel cielo ormai scuro di Roma e così questa canzone diventa anche, incredibilmente, il nostro cavallo di battaglia, un must in strada e in sala mentre aspettiamo la mezzanotte.

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Jesus ha un nome che nasconde risvolti profondi da scoprire e ha uno sguardo triste ma espansivo che racconta già tanto di sé. “Meglio barbone che ladro” recita un foglietto adagiato a terra vicino ai suoi piedi e nonostante ci illustri con inaspettata lucidità il suo teorema sulla condizione umana, sul fatto che chi viva da barbone non può dirsi disagiato perché bisogna chiamare le cose col loro nome, quando gli chiediamo cosa abbia voglia sentire dalla nostra chitarra ci spara con sconcertante agevolezza un “tu sei la mia isola, tu sei la mia America” di Daniele Groff che sa di conoscenze raffinate e che ci lascia, ahinoi,  basiti oltreché incapaci di dar corso al suo pregiato desiderio musicale.

Jesus è un “diversamente barbone” e si capisce subito. E’ un grande affabulatore che parla di Leopardi, di Dalla, della vita e dei sentimenti. Ci invita a sorridere “perché non è vero che il sorriso abbonda sulla bocca degli sciocchi, il sorriso è la cosa più bella che c’è”. Siamo lì fermi, tutti a bocca aperta, affascinati e mentre sentiamo il freddo della notte che inizia a penetrarci nel corpo, non riusciamo a non pensare a come un essere umano riesca a sopravvivere a tutto questo. Ci sentiamo davvero un po’ troppo piccoli davanti a lui e allora Jesus, guardandoci negli occhi a uno a uno, sfodera un paragone che ci fa sorridere e riflettere insieme. “Lo sapete chi mi ricordate? Mi ricordate i personaggi dell’Era Glaciale. Non c’entrate un cazzo con nessuno ma siete amici e questo è la cosa più bella,  perché quando uno incontra una persona che ha uno stile diverso dal tuo è bello che siate ugualmente uniti. Questo scalda più di qualsiasi coperta”.

E’ un architetto Jesus, nato in Perù e adottato da una famiglia di Asti quando aveva solo tre anni. I suoi genitori adottivi sono morti e lui, rimasto solo, è stato assalito e sovrastato dalla depressione unita alla perdita di speranza verso quel “Dio che mi odia perché  mi ha lasciato orfano e non mi ha permesso di conoscere i genitori naturali.”

Adesso piange, piange a dirotto Jesus, e nessuno di noi se la sente di andare via e lasciarlo così al suo dolore silenzioso e deflagrante in questa serata fredda di fine 2018. Cerchiamo di stargli vicino, di coccolarlo nel nostro piccolo. Io gli chiedo se ama leggere e che libro vorrebbe e lui mi dice Twain, Mark Twain. Gli prometto che glielo porterò e allora lui aggiunge “però mi serve anche una lente di ingrandimento perché faccio fatica a leggere”.

Ora è più tranquillo, ci chiede di aiutarlo a coprirsi bene per la notte…fa freddo e non ha neppure un cappello. Allora cerchiamo di coprirgli la testa con un maglione. Scambiamo ancora qualche parola, la buonanotte e andiamo.

Ma siccome questa è una sera speciale quando stiamo per arrivare alle macchine in mezzo alla strada, buttato lì per caso (ma le coincidenze hanno un’anima), troviamo un cappello di lana perso da qualcuno. Torniamo indietro a metterlo a Jesus.

Adesso andiamo davvero. Buonanotte amico, fai bei sogni e …sorridi!!!

 Gilda Luzzi

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