Se si lavora in più Stati europei chi paga la pensione e soprattutto come si calcola? Scopriamolo in questa ultima puntata

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Il primo punto, quello che dà inizio al processo, è capire dove presentare la domanda. La norma indica in modo chiaro che il lavoratore deve presentare la domanda nello Stato di residenza della Ue (al momento del pensionamento), che si prenderà carico di ricostruire l’intero percorso contributivo. Nel caso lo Stato di residenza non coincida con quello in cui il lavoratore ha versato gli ultimi contributi, allora l’ente pensionistico del Paese di residenza provvederà a passare la pratica all’ente pensionistico dello stato Ue in cui il lavoratore ha versato gli ultimi contribuiti.

Detto questo, come si procede? Il sistema europeo, stando alla norma attuale, presenta una procedura basata su due concetti: quello del doppio calcolo (ovvero quota pensionistica Ue/quota pensionistica nazionale) e quello del vantaggio del lavoratore ad ottenere sempre il valore più elevato. Per ogni Paese di riferimento si effettua – se consentito dal sistema pensionistico locale –  il doppio calcolo scegliendo, poi, il valore maggiore, altrimenti si utilizza solo il calcolo della quota pensionistica europea. Per il primo calcolo, quello della quota pensionistica europea, lo Stato ipotizza che il lavoratore abbia svolto l’intera carriera lavorativa in quello Stato (sommando tutti i periodi lavorativi); la cifra viene poi pro-ratizzata secondo gli anni realmente svolti in quel Paese.

In secondo luogo, si calcola la quota pensionistica nazionale, data dalle norme locali e, quindi, riferita al solo periodo di prestazione nello Stato in questione. Si sceglie, quindi, l’importo maggiore. L’operazione è ripetuta per tutti gli altri periodi contributivi fino a giungere al totale che corrisponde alla reale pensione percepita. Questa verrà poi pagata da ogni Stato secondo la parte che esso ha determinato. La teoria è forse più complessa del calcolo pratico. Riportiamo, quindi, integralmente l’esempio proposto dal sito ufficiale per la comunicazione della Ue: “Rosa ha lavorato per 20 anni in Francia e per altri 10 anni in Spagna. Entrambi i Paesi applicano un periodo minimo di 15 anni di lavoro per poter avere diritto ad una pensione. Ciascun Paese calcolerà la pensione di Rosa:

– L’autorità francese eseguirà un doppio calcolo: 1) la pensione che Rosa avrebbe percepito se avesse lavorato tutto il periodo (30 anni) in Francia – ad esempio 1500 euro, poi stabilirà la pensione pro-rata per gli anni in cui ha lavorato effettivamente in Francia: 1500 euro x 20 anni in Francia/30 anni in totale = 1 000 euro. 2) la pensione nazionale di Rosa per i 20 anni in cui ha lavorato in Francia – ad esempio 800 euro. In conclusione Rosa ha diritto all’importo più elevato, ossia 1 000 euro al mese.

– L’autorità spagnola non calcolerà la pensione nazionale, perché Rosa ha lavorato in Spagna per un periodo inferiore a quello minimo richiesto. Calcolerà solo la quota Ue equivalente. Cioè, se Rosa avesse lavorato l’intero periodo in Spagna, ad esempio 1200 euro. Poi stabilirà la pensione pro-rata, per gli anni in cui ha lavorato in Spagna: 1200 euro x 10 anni Spagna/30 anni in totale = 400 euro.

In conclusione nel sistema normativo europeo attuale Rosa riceverà una pensione complessiva di 1400 euro.” (Fonte: https://europa.eu/youreurope/citizens/work/retire-abroad/state-pensions-abroad/index_it.htm).

Si deve in ultimo puntualizzare un aspetto minore, ma molto rilevante della normativa europea, che riguarda l’uscita dal mondo del lavoro. Se questa avviene nei diversi Paesi a età diverse, le quote della pensione verranno versate da ogni Stato solo al raggiungimento delle rispettive età minime.

 Alberto Manzini

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