Il musical di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice scritto nel 1978, ha fatto sosta in Lussemburgo dal 19 al 31 dicembre scorso. Nella storia ispirata alla vita della seconda moglie del Presidente Peron, Eva Duarte, vengono raccontati 17 anni travagliati dell’attrice, politica, sindacalista e filantropa argentina, con un ospite storicamente scorretto: “Che Guevara”. Il Che (gergo argentino per indicare uomo del popolo; ndr) è il narratore/coscienza di Evita che guida lo spettatore attraverso la storia. Protagonista l’italiano Gian Marco Schiaretti che abbiamo incontrato prima dello spettacolo.
Qual è stata la tua formazione musicale e la decisione di muoverti, professionalmente, nel mondo dei musical?
In realtà è nato tutto da una grande passione che ho per il campo dell’arte e dello sport. Queste due passioni mi hanno molto aiutato nella mia formazione come persona. Grazie allo sport ho imparato la disciplina, il senso dello stare in gruppo, la necessità di lavorare e impegnarsi per ottenere dei risultati, cercando di riconfermarsi ogni volta.
La passione per la musica e la recitazione l’ho avuta sin da bambino. Ho incominciato a frequentare una scuola di teatro nella città di Parma, per poi fondare con un gruppo di amici, una piccola compagnia teatrale, con cui abbiamo anche fatto diversi spettacoli, subendo le influenze di Webber e di Cocciante.

Nel musical Evita interpreti Che Guevara. Cosa significa interpretare il ruolo che ha una certa valenza e rilevanza storica?
Sicuramente è una grande responsabilità ogni volta che si va in scena con questo ruolo. Quando Tim Rice e Andrew Lloyd Webber hanno scritto questo meraviglioso spettacolo hanno attribuito al “Che” il ruolo di personaggio narratore che ha sembianze e connessioni con Che Guevara, pur non essendolo in toto (anche perché i due non si sono mai incontrati). Ritengo, tuttavia, questa scelta una carta vincente. Chi meglio di Guevara, potrebbe fungere da deus ex machina per questa meravigliosa storia e raccontare questi 17 anni di vita di Evita?
Per questi motivi è un personaggio importante e difficile da portare in scena, in quanto si tratta di un ruolo molto esigente, perché richiede una grande preparazione e concentrazione mentale, nonché vocale, vista la sua continua presenza scenica per le oltre due ore di spettacolo.
Raccontare le cose non è mai semplice perché bisogna muoversi tra soggettività e oggettività dell’interpretazione. Evita è uno spettacolo che mi dà una grande gioia per cui, nonostante le soddisfazioni già avute l’anno scorso, ho deciso di continuare a ricoprire questo ruolo perché sento di aver ancora tante cose da dire con questo meraviglioso personaggio.
Elisa Cutullè
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