don ciotti

“Glielo abbiamo permesso…” grida più volte con non celata sofferenza,  durante il suo discorso,  don Luigi Ciotti, cuore pulsante di Libera, all’apertura plenaria dei lavori di “Contromafie-Stati Generali dell’Antimafia 2014” che si stanno svolgendo a Roma fino al 26 ottobre. Quattro giorni di seminari, dibattiti, spettacoli teatrali e cinematografici, all’insegna dello slogan della manifestazione “per guardare oltre insieme”.

E don Ciotti riprende il tema dello sguardo: “Dobbiamo avere sguardi lucidi – dice – per vedere quello che non va e migliorare quello che va, perché c’è tanto bene intorno a noi e dobbiamo riconoscerlo e sostenerlo. Dobbiamo distinguere per non confondere, bisogna evitare facili semplificazioni e avere più coraggio per liberare l’Italia. La politica non può essere sempre compromessi o buone idee che vengono svuotate nei vari passaggi istituzionali per non scontentare nessuno, perché poi chi viene scontentato è la speranza di giustizia del nostro Paese”.

Le parole del presidente di Libera, che celebra quest’anno il ventennale della fondazione, sono spesso interrotte dagli  applausi del pubblico dell’Auditorium di via della Conciliazione, soprattutto quando dice: “Non possiamo mancare di difendere chi fa più fatica. Sono loro a indicarci l’orizzonte. Non possiamo dimenticare le stragi: non c’è una strage in Italia di cui si conosca la verità e allora dobbiamo continuare a batterci per la verità”.

“Forse oggi le mafie uccidono di meno – continua –  non certo per sopraggiunti limiti morali. Hanno capito che la violenza esplicita non paga. Ma oggi aumenta il numero dei morti vivi, quelli a cui il potere toglie dignità: le vittime del racket, dell’usura, i testimoni di giustizia. Le mafie non sono un altro mondo ma sono una parte del nostro e noi, tutti insieme, dobbiamo lottare per una Italia veramente Libera”.

“Per un tweet si muore. Per un tweet si scompare per sempre. Perché con un tweet si può mettere in crisi un’organizzazione criminale strutturata. Il 15 ottobre hanno ucciso la “twittera” Maria del Rosario, nickname Felina perché denunciava i narcotraffici su internet e prima di lei, in Messico, erano scomparsi 43 studenti che manifestavano contro i clan”. Esordisce così Roberto Saviano, in un silenzio che sa di ammirazione e rispetto. E’ da solo sul palco eppure sembra occupare con il suo carisma tutto lo spazio a disposizione.

 saviano

“Le parole hanno un peso specifico molto forte – sottolinea chiamando in causa i tanti giovani presenti – qualsiasi forma di banalizzazione diventa crimine. Penso ai facili assiomi ebola-immigrati, immigrati-terrorismo. Quindi bisogna fare attenzione alle parole, non per censurare ma per approfondire. Stai con me o contro di me è tifoseria. Se c’è una cosa che io imparo da queste storie, storie di persone che muoiono per un tweet è che loro non hanno tifato, hanno approcciato il tema con approfondimento tanto da diventare pericolose. Perché solo quando c’è condivisione, riflessione, partecipazione, attività, trasformazione dello sguardo sulla realtà possiamo davvero cambiare prospettiva. Bisogna mettere ansia, aggredire ”.

“La potenza del sogno è un’infinita risorsa per le persone” – Saviano conclude il suo intervento con una immagine ottimista. “Stamattina ci siamo alzati e magari abbiamo detto “è tutto una schifezza” ed è una sensazione legittima perché le cose non vanno bene. Ma il sogno può essere qualcosa che nutre anche se non si realizza. E il mio amico Danilo Dolci diceva un verso che voglio ricordare “Ciascuno cresce solo se sognato e non se sogna”. La rivoluzione è proprio questa far entrare nei nostri sogni l’altro”.

 

dalla nostra corrispondente Gilda Luzzi

Per informazioni: http://www.contromafie.it/

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